A proposito dell’opera di Maria Valtorta

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Diverse persone mi hanno chiesto se l’Opera di Maria Valtorta “Il poema dell’Uomo Dio” si può ritenere veritiero.

Personalmente ho letto tre volte questa voluminosa Opera e la ritengo di una bellezza straordinaria.

Lascio comunque da parte le mie impressioni e scrivo quello che dice a questo proposito la Chiesa gerarchica (http://www.mariavaltorta.com/L-Evangelo-di-Maria-Valtorta/L-opera-di-Maria-Valtorta-e-la-Chiesa).

Maria Valtorta voleva fermamente che la sua Opera non fosse stampata senza l’approvazione ecclesiastica. Per ottenerla si era affidata all’Ordine dei Servi di Maria, cui apparteneva il suo direttore spirituale, che aveva trascritto a macchina l’intera Opera facendone numerose copie, ciascuna in dodici voluminosi fascicoli.
Di norma l’approvazione ecclesiastica viene concessa dal Vescovo con l’espressione latina Imprimatur, che significa Si stampi: è il permesso di stampare e diffondere un’opera religiosa che non contiene nulla contro la fede e la morale. Maria Valtorta non chiedeva altro riconoscimento che questo, essendo convinta che l’Opera da lei scritta potesse fare del bene non perché “rivelata”, ma perché conforme all’ortodossia cattolica. Quanto a lei, doveva restare sconosciuta fin quando fosse stata in vita.
Nessun Vescovo, però, poteva dare l’Imprimatur alla sua Opera poiché il Sant’Uffizio, autorità superiore, ne aveva avocato a sé l’esame, arrivando ad intimare ai Servi di Maria, nel 1949, di ritirare dalla circolazione i fascicoli dattiloscritti e di non darli alle stampe prima che fosse emesso un giudizio. Ma la previsione era che il giudizio non dovesse mai arrivare.
Fu allora che alcune personalità ecclesiastiche e laiche, che avevano letto l’Opera sui fascicoli dattiloscritti, accettarono di rilasciare i loro attestati. Considerata la loro autorevolezza, Maria Valtorta si lasciò convincere che si poteva fare a meno dell’Imprimatur e nel 1952 affidò la pubblicazione dell’Opera al tipografo-editore Michele Pisani con un regolare contratto. Nel dicembre del 1959 il Sant’Uffizio, vista l’Opera interamente pubblicata nonostante il divieto imposto dieci anni prima, la mise all’Indice dei libri proibiti.
Il Decreto fu reso noto su L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960, che inoltre portava un articolo che spiegava i motivi della “pubblica condanna”. Dopo aver criticato alcuni passi dell’Opera, senza riuscire a censurarli per fondata ragione, l’articolo – che è riportato per intero nel nostro libro intitolato Pro e contro Maria Valtorta – faceva esplicito riferimento alla “grave disobbedienza”. Quell’Opera, di autore ancora anonimo, era stata condannata dal Sant’Uffizio per un motivo disciplinare.
Nel 1985 il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio), in una lettera di risposta al card. Siri – anch’essa riportata nel nostro libro Pro e contro Maria Valtorta – precisava che la condanna dell’Opera si era resa necessaria (venticinque anni prima) per “i fedeli più sprovveduti”.
Infine, l’ultima posizione ecclesiastica è stata espressa nel 1992 con una lettera indirizzata direttamente alla nostra casa editrice. La riportiamo testualmente, facendo seguire ad essa il nostro commento.

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Prot. N. 324/92 Roma, 6 maggio 1992
Stimatissimo Editore,
in seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità Ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal “Centro Editoriale Valtortiano”, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle “Note” pubblicate da “L’Osservatore Romano” il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le “visioni” e i “dettati” in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a suo modo, la vita di Gesù.
Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali saluti.

Dionigi Tettamanzi
Segretario Generale

Il nostro commento porta subito alla conclusione che l’Opera di Maria Valtorta non contiene errori o inesattezze riguardo alla fede e alla morale; altrimenti Mons. Tettamanzi avrebbe chiesto all’Editore – “per il vero bene dei lettori” – di correggere o eliminare tali errori o inesattezze.
Neppure chiedeva, Mons. Tettamanzi, che fossero corrette quelle forme espressive che denunciano l’origine soprannaturale dell’Opera, perché riteneva che la sola dichiarazione dell’Editore, messa sui volumi, bastasse per fare “il vero bene dei lettori” e per agire “nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa”: significando, con ciò, che il contenuto dell’Opera è sano. Infatti la Chiesa ha condannato libri, contrari alla fede e alla morale, che non pretendevano affatto di essere rivelati e neppure ispirati.
Approvata nella sostanza e assolta nella forma: così possiamo riassumere l’ultima posizione dell’Autorità Ecclesiastica in merito all’Opera di Maria Valtorta.
Siffatta posizione fu confermata a voce all’editore Emilio Pisani nel Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano il giorno 30 giugno 1992. In quell’occasione egli apprese che la lettera del Segretario Generale della CEI era stata suggerita da un ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede, poiché era stato deciso “in Alto” che l’Opera di Maria Valtorta poteva essere letta da tutti “come un buon libro”.
Si era tornati, in sostanza, al parere espresso in forma ufficiosa dal papa Pio XII prima che il Sant’Uffizio bloccasse i tentativi di pubblicare l’Opera senza un previo accurato esame. Nell’udienza concessa il 26 febbraio 1948 a tre Religiosi dell’Ordine dei Servi di Maria, il Pontefice, che in precedenza aveva avuto i fascicoli dattiloscritti, consigliò di pubblicare l’Opera senza una prefazione che ne illustrasse la natura e senza alcun ritocco formale, concludendo: “Chi legge capirà”.
Pertanto l’Editore continua a diffondere l’Opera di Maria Valtorta integralmente e fedelmente, senza esprimersi, per conto proprio, sulla sua natura. Egli può solo dichiarare – in ossequio alla lettera di Mons. Tettamanzi – che la Vita di Gesù, così come la propone l’opera letteraria di Maria Valtorta, può fare un “vero bene” anche a quei lettori che per obbedienza all’Autorità Ecclesiastica, o per convinzione, non ne accettano l’origine soprannaturale.
Spetterà ad altre sedi stabilire il grado di genialità di Maria Valtorta, se si deve escludere che la sua Opera è il frutto di una privata rivelazione. L’importante è che i cattolici abbiano avuto il permesso ecclesiastico di leggerla perché “buona”: come Maria Valtorta voleva.

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201 thoughts on “A proposito dell’opera di Maria Valtorta

  1. “Noi altri”, bene sei il capofila di un gruppetto sparuto di intoccabili. Ripeti le mie parole precise (se le comprendi), e non scaldare la lingua per intenerire i terranovas (stai attento alle sirene!) di turno.
    Ecco il frutto dei valtortiani: noi altri e voi altri, infatti le persone che ho incontrato, non seguite, e che si rifanno alla Valtorta fanno rilevare questo atteggiamento di separazione (vedi esempio della non santa Comunione perché è scritto nell’Opera)
    Auguri di buona separata compagnia
    sempre LIRReverendo
    Ps non difendere Sabrina in altri articoli, un pò di dignità.

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