Non giudicate, ma non siate caproni

Giudizio Universale

di Salvatore di Fazio

No, non cercate il titolo di questo post nel Vangelo né queste parole. Non le troverete né in Matteo, né in Marco, né in Luca e neppure in Giovanni. Cristo non le ha mai dette.
In realtà questo post nasce perché per l’ennesima volta ho sentito usare queste parole: «non giudicate, per non essere giudicati», in maniera errata. Lo sperimentiamo nella vita quotidiana, noi giudichiamo. Giudichiamo se il giocatore di quell’altra squadra ha commesso oppure no un fallo, giudichiamo il piatto cucinato, quale lavoro fare, che moglie o marito prendere, per quale azienda lavorare, dove fare i viaggi per le ferie; e, cosa più importante, abbiamo giudicato la Chiesa Cattolica degna di Fede più di tutte le altre chiese e abbiamo giudicato Gesù Cristo Figlio di Dio (ovviamente grazie anche al dono della Fede).

Giudichiamo, non possiamo farci nulla. E’ nel nostro DNA. E, giudicare, è un’operazione che facciamo, si spera, con razionalità per mezzo del cervello, del nostro sapere. Infatti con difficoltà potremmo giudicare correttamente qualcosa di cui non siamo a conoscenza. Ed anzi, nella nostra società, facendo una esempio con i casi giuridici, non possiamo giudicare un omicida se non abbiamo prove a sufficienza.

Altresì sarebbe inverosimile che Colui il quale E’ Somma Sapienza, e ci ha fatto dono dell’intelletto, ci chiederebbe di non usarlo. Ed è anche vero che il Divino Maestro, durante la sua vita, con il suo comportamento, ci dimostra che un tipo di giudizio è buono, giusto e santo.

Quindi la fatidica frase: «non giudicate, per non essere giudicati», come si deve applicare? Cosa ci chiede Gesù?
Quello che troviamo nei 4 Vangeli è:

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Luca 6

36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato;

Di Matteo mi sono permesso di prendere qualche versetto in più per provare a spiegare meglio ciò che sto per scrivere. Ma di Luca ho preso solamente quei due versetti. In Marco troviamo solamente: «con la stessa misura con cui misurate vi sarà misurato» Mc 4,24

Sia in Matteo che in e Luca, troviamo il versetto che in molti citano quando l’argomento si fa spinoso e non vogliono sforzasi nella via di Cristo per emettere un corretto giudizio.
Questa frase la troviamo esattemente in entrambi quei Vangeli ma, se fate caso al Vangelo di Matteo, si trova in un contesto, un discorso, un pò più ampio, sono vari consigli che Gesù sta dando.

Sempre in Matteo Nostro Signore continua con: perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
Quindi, effettivamente, un giudizio POSSIAMO emetterlo MA, attenzione, come giudicheremo saremo giudicati. Questo fa tremare i polsi nelle vene.
Ed allora come dovremmo giudicare? Sarebbe la domanda corretta da porsi. Dall’alto al basso? Possiamo giudicare in toto l’operato di una persona? Siamo in grado di giudicare le nostre stesse scelte

E’ in Luca che troviamo come Cristo ci chiede di giudicare: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». E poi continua con: «perdonate e vi sarà perdonato». Anche in Matteo fa eco il concetto della misura.

Se non potessimo giudicare nulla e nessuno, non potremmo neanche perdonare. Non potremmo neanche essere oggetto di offesa in quanto non potremmo giudicare l’azione dell’altro. Ed allora, anche quì, emettiamo un giudizio.

Ma come dobbiamo giudicare, la persona/il peccatore/noi stessi? Con Misericordia!!! Quindi per essere misericordiosi dobbiamo anche giudicare, Le due cose non possono camminare separatamente. O daremo dei giudizi non corretti, se applichiamo solamente misericordia, o sarebbe falsa misericordia se non giudicassimo affatto il peccato commesso, e nostro e/o del fratello. E’ sempre il Signore che lo insegna: «15 Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;» (Mt 18,15). Se è una colpa, qualcuno l’avrà dovuta giudicare!

Dello stesso tenore è il versetto 6 di Matteo: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi». Perché in questo versetto il Sommo Maestro ci chiede di giudicare chi sono i cani ed i porci a cui non dare le cose sante!

Leggendo il Vangelo, se fate attenzione, Cristo ci insegna a giudicare il peccato ma, è fondamentale, non giudicare il peccatore, avere misericordia per il nostro fratello; nel caso dell’adultera disse: «va e non peccare più»(Gv 8,1-11) . E’ lì che il nostro giudizio si deve fermare (da un punto di vista spirituale non civile) perché noi non sappiamo cosa muove il cuore di un uomo e perché si comporta in una determinata maniera ma, giudicare il peccato o quel particolare comportamento, è un atto dovuto.

Per concludere. Essere misericordiosi significa sempre dare un’altra possibilità. Dare la possibilità alla persona di ravvedersi. Quindi saremo sempre misericordiosi, nel nostro intimo, e applicheremo la misericordia quando il nostro fratello ci «ascolterà» (sempre se noi siamo dalla parte del giusto. Un buon confronto con altre persone non guasta).

Un approfondimento: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1287

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15 thoughts on “Non giudicate, ma non siate caproni

  1. Infatti, bisognerebbe giudicare l’atto, il comportamento della persona, il fatto mai la persona.
    il giudizio sull’atto secondo me è molto utile per avere un discernimento su cosa è giusto e su cosa no , su cosa è male e su cosa è bene (alias la moralità)
    giudicare la persona no, non si dovrebbe, ma purtroppo specialmente noi cristiani siamo portati a farlo convinti di essere nella verità.

  2. mi sembra un’affermazione molto forte: noi cristiani siamo portati a farlo convinti di essere nella verità.
    Come fai a sapere come tutti i cristiani giudicano?

  3. Quello che dà fastidio a Gesù è il sottoporre il fratello ad un vero e proprio processo con tanto di sentenza definitiva e inappellabile; lo stesso metro verrà applicato a chi lo pratica e saranno dolori. Quindi i nostri giudizi hanno senso quando sono percepiti come soggettivi e relativi agli elementi in nostro possesso; quante volte ho dovuto ricredermi sul conto delle persone che avevo “incasellato” in una certa tipologia! Il giudizio che piace a Gesù dunque è quello aperto che lascia una via d’uscita, non quello che sbarra le porte. E’ vero che ci sono persone che, quando si cerca di capirne di più sul comportamento degli altri, subito ti dicono di non giudicare, senza tenere conto che il giudizio è prima formato nel cuore e che forse sono più “giudici” certi che se ne stanno zitti di altri che parlando si mettono in discussione.

  4. Argomento interessante, Salvatore, … e sai già che concordo in pieno.
    Giudicare è indispensabile, per giudicare il giusto comportamento da quello sbagliato, secondo gli insegnamenti cattolici cui hai fatto riferimento. Dipende, come tu dici, da come lo si fa, .. e dipende da quanto si è disposti a rimettersi in discussione, nel caso si stia prendendo un abbaglio. Tuttavia, anche la persona di cui si cambia opinione, non è detto che debba, perciò, essere giudicata nell’intimo…. lo sa solo lui,… perché si comporta in un certo modo, anzi, .. volendo essere ancora più precisi, solo Gesù, sa effettivamente cosa c’è nel nostro cuore…In certo qual modo, cioè, noi non conosciamo bene neanche noi stessi, neanche sulla base dei fatti accadutici, altrimenti non ci sarebbe bisogno di psicologi o psichiatri o neurologi. in pratica “noi siamo un mistero a noi stessi”… è stato anche il tema, mi sembra, di una delle edizioni del “Pellegrinaggio Macerata-Loreto”, credo prendendo lo spunto da una affermazione di Leopardi, inserita in una sua poesia… “.. ed io, che sono?”.
    Se non possiamo sapere che o chi siamo noi, men che meno possiamo sapere che o chi è l’altro… tantomeno possiamo giudicarlo nel senso dell’intimo… discorso ineccepibile.
    Saluto fraternamente 🙂

  5. forse non mi sono spiegata bene, intendevo dire che spesso si cade nell’errore di giudicare le persone, non che tutti i cristiani giudicano.

    io non ho l’ardire di oncoscere nessuno.
    scusami non scriverò più perchè ti offendi

  6. No no… semplicemente non avevo capito la tua affermazione. Non l’ho mica con te. Anzi ti ho dato l’opportunita’ di rendere il tuo pensiero piu’ chiaro anche agli altri.

  7. Piu’ entri in intima amicizia con Cristo piu’ conosci te, piu’ conosci te meglio potrai capire le altre persone perche’ riuscirai a guardarle con gli stessi occhi di Cristo

  8. CCC IV. Il giudizio erroneo

    1790 L’essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza. Se agisse deliberatamente contro tale giudizio, si condannerebbe da sé. Ma accade che la coscienza morale sia nell’ignoranza e dia giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute.

    1791 Questa ignoranza spesso è imputabile alla responsabilità personale. Ciò avviene « quando l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato ». In tali casi la persona è colpevole del male che commette.

    1792 All’origine delle deviazioni del giudizio nella condotta morale possono esserci la non conoscenza di Cristo e del suo Vangelo, i cattivi esempi dati dagli altri, la schiavitù delle passioni, la pretesa di una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell’autorità della Chiesa e del suo insegnamento, la mancanza di conversione e di carità.

    1793 Se — al contrario — l’ignoranza è invincibile, o il giudizio erroneo è senza responsabilità da parte del soggetto morale, il male commesso dalla persona non può esserle imputato. Nondimeno resta un male, una privazione, un disordine. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori.

    1794 La coscienza buona e pura è illuminata dalla fede sincera. Infatti la carità « sgorga », ad un tempo, « da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera » (1 Tm 1,5)

    « Quanto più prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità ».

    Per chiudere il cerchio, s’intende.
    Per voi LIRReverendo

  9. Grazie LIRReverendo, effettivamente questa volta ho totalmente dimenticato di controllare il CCC… mea culpa

  10. grazie LIRReverendo, grazie per il suo impegno e costanza. Con affetto e gratitudine luciano

  11. Questo del giudicare era , ed e’ , un concetto che mi faceva pensare e mi lasciava molti dubbi . Questa lettera mi conforta un po’ perché ero arrivato alla conclusione che e’ quasi impossibile non giudicare e di conseguenza mi sento meno presuntuoso

  12. A volte nei pensieri , mi viene alla mente che Gesù avrebbe perdonato anche Giuda, se solo lui il perdono lo avesse voluto. Ma lo ha allontanato con il suo comportamento; a mio parere questo fatto dovrebbe essere di esempio e monito per tutti noi. Un caro saluto a tutti.

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