Dipendenze vecchie e nuove

di Marco Alaimo

bd453c22415554e4edc70886420e179c_MFIRENZE. Si parla spesso di dipendenze e come affrontare questa grave “schiavitù” che colpisce in maniera uguale giovani e meno, e varie classi sociali. Con la crisi economica e di valori non sono diminuiti i casi di persone che si sono rovinate credendo di riuscire a domare certi impulsi. Le cause delle dipendenze sono molte e diverse tra loro, tutti gli operatori sanitari sono chiamati a conoscere e mettere in pratica atteggiamenti di prevenzione contro questa nuova “malattia” moderna. Abbiamo chiesto aiuto al Dr. Francesco Bungaro Medico Chirurgo specialista in medicina del Lavoro e Bioeticista, che da diversi anni si è interessato delle dipendenze nelle sue varie forme.

 La società è cambiata, ci sono nuovi bisogni e esigenze, viviamo in una società multiculturale e multivariata. Purtroppo anche le “dipendenze” sono cambiate, quali sono secondo la sua esperienza e i suoi studi le nuove problematiche che i giovani e meno devono affrontare?

 La società e le dipendenze sono senz’altro cambiate ma il cuore dell’uomo, le sue pulsioni, i suoi desideri e le sue schiavitù pur cambiando forma rimangono sostanzialmente le stesse poiché è quello che è nel cuore dell’uomo che è rimasto identico ed è da lì che esce ciò che ci “contamina”. I numeri parlano chiaro, se andiamo a vedere l’impatto economico e sociale delle dipendenze da alcool (le stime dei costi economici, elaborate dall’Organizzazione mondiale della Sanità, vanno dall’1 al 6% del PIL di un Paese) e droga (quasi il 5% degli italiani tra i 15 ed i 64 anni ha provato ad assumere cocaina almeno una volta nella vita) e se tra le “vecchie” dipendenze” ci mettiamo anche il gioco d’azzardo, il cui giro d’affari (legale) è arrivato alla soglia dei 76 miliardi di euro a cui bisogna aggiungere tutto il “budget” illegale di cui è difficile conoscere le dimensioni e l’industria del racket e dell’usura con i suoi “10 miliardi di euro, ci rendiamo conto che in questi ambiti, la crisi economica non ha avuto alcun impatto negativo.

Nel campo del gioco d’azzardo l’Italia è al primo posto nella graduatoria europea e al terzo in quella mondiale: ci sono circa 31 milioni di italiani che scommettono e di questi un milione e mezzo è dipendente e purtroppo cresce la percentuale dei giovanissimi, attratti dalle possibilità della  rete dove scommettere soldi è sempre più facile. 

Passare ore e intere giornate davanti al computer comunicando con persone, a volte completamente sconosciute, senza rendersi conto del tempo che passa o rimanere in ufficio ben oltre l’orario di lavoro, o rovinarsi la vita per il gioco d’azzardo reale o on-line, essere ossessionati dall’attività fisica e sportiva rappresentano uno “spaccato” di persone che hanno perso il senso della misura e che polverizzano la propria vita ma anche quella di tutti coloro che gli stanno vicini.

Queste nuove forme di dipendenza si concretizzano su un substrato d’ immaturità e sicurezze apparenti che hanno trovato esca nei cambiamenti degli stili di vita, generando falsi bisogni e tensioni emotive senza tregua. Tutti siamo a rischio di attraversare la linea che dall’uso ci fa passare all’abuso, specie con la vita frenetica che taglia le possibilità relazionali e che rende l’interazione tra le persone molto più complessa e meno stabile, tuttavia potremmo dire che alcune categorie come le persone con disturbi psicologici o coloro che hanno modelli familiari con la stessa dipendenza (alcool, gioco d’azzardo, dipendenza da internet etc.), tendono più facilmente a cadere in queste “trappole” che sembrano dare un sollievo apparente ma che poi aprono un vero e proprio baratro esistenziale.

I giovani a cui è stata tolta o perlomeno ridotta , una delle loro caratteristiche principali, che è la speranza, non solo per quanto concerne la parte economica e lavorativa ma anche per quello che riguarda la sfera personale, trovano nel mondo virtuale un rifugio, la possibilità di sentirsi valorizzati e una propria  “identità” che in realtà rischia di essere “frammentata”, in particolar modo quella degli adolescenti poiché è ancora in formazione.

Presi nel vortice dei rapporti sociali online, alcuni di questi giovani tentano di moltiplicare l’ attenzione a molte persone concedendo in realtà solo piccoli frammenti di tempo, privi di tutta quella serie di messaggi non verbali che le stesse “faccine” aggiunte, non possono compensare, diminuendo così elementi fondamentali nell’interazione tra le persone.

Il rischio è quello della frammentazione dell’identità personale.

Il mondo della rete offre infinite possibilità utili  all’informazione ed alla comunicazione ma anche dannose come la pornografia, il gioco d’azzardo, i giochi di ruolo, e ognuno può avere una forma di dipendenza da queste.

Nella fascia dai dodici ai quindici anni è sempre più diffusa la dipendenza da internet: quattro ragazzi su dieci controllano compulsivamente posta elettronica e facebook, sperando di aver ricevuto messaggi, la metà dice di perdere la cognizione del tempo quando è online e uno su cinque si sente irrequieto, nervoso e triste se non può accedere al web.

A lanciare l’allarme è uno studio Telefono Azzurro-Eurispes.

Giovani e adolescenti spesso in realtà sono persone che subiscono situazioni sociali, affettive e lavorative difficili che possono indurre alla ricerca di gratificazioni e falsi conforti virtuali con le quali si prova a ridurre gli effetti dello stress o del vuoto esistenziale.

Nel corso degli ultimi dieci anni, si è riscontrato un aumento vertiginoso dei comportamenti rischiosi, soprattutto tra gli adolescenti, come la pratica degli sport estremi nei quali  c’è o una sensazione di onnipotenza con una sopravvalutazione di sé oppure una svalutazione della vita, con tratti più o meno consapevoli di tipo depressivo che possono avvicinare a ciò che viene latentemente desiderato o sopravvalutato: la morte. 

Nell’ambito della dipendenza da sesso, secondo i dati europei più recenti, il 14 per cento dei giovani tra i nove e i sedici anni ha visto on line materiale pornografico, il 10,5 per cento s’incontra con una persona incontrata sul web, che sale  a oltre il 30 per cento nella fascia fra i sedici e i diciassette anni.

Circa il 20 per cento degli adolescenti ha rapporti intimi a seguito di una conoscenza avvenuta in internet e il 16 per cento degli adolescenti dichiara di inviare video e immagini di sé nudi a persone con cui si è in contatto su internet. A volte questi ragazzi sono dipendenti da più cose contemporaneamente.

Quali sono i rischi maggiori e quali le strategie per promuovere una prevenzione valida?

I rischi maggiori sono legati alle ripercussioni fisiche e psichiche in particolar modo per gli adolescenti ed i giovani.

Nella dipendenza da internet un uso eccessivo della “rete”  a partire dagli otto-nove anni, è associato a un maggior rischio d’ insonnia ( si è portati a trascurare il sonno), di obesità (legate alla contemporanea abitudine a sgranocchiare il cibo) o di perdita di peso ( l’uso eccesivo della rete porta a trascurare la vita reale e quindi anche il cibo) .

Molti ragazzi hanno smesso di andare a scuola e c’è chi passa anche 18 ore al computer o chi mette la sveglia per poter giocare in rete.

Il rischio reale è quello di rimanere “intrappolati”  in un mondo che non è reale perché meno impegnativo e privo degli eventi stressanti della vita quotidiana.

Come già detto, le dipendenze tecnologiche sono spesso tra loro correlate come ad esempio quella da videogiochi, da cellulare o da sesso (cybersex) connessi a volte con dipendenza da sostanze come il fumo di sigaretta , l’alcool o la droga. Ogni giorno un numero sempre maggiore di utenti e di loro familiari racconta di esperienze angosciose e di vite sfuggite ad ogni controllo.

Naturalmente non dobbiamo dimenticare che molti Internet-dipendenti hanno già alle spalle significativi problemi emotivi o psichiatrici (spesso sono ex alcolisti o ex tossicodipendenti o lo sono tuttora) e  in questi casi il ricorso alla rete sembra essere  correlato ad un tentativo di compensare le difficoltà relazionali interpersonali ricercando “online” amicizie o relazioni sentimentali attraverso uno strumento che consente di superare le insicurezze ed i deficit affettivi.

Rammentiamo un ‘altra realtà come la dipendenza sessuale che porta ad instaurare una relazione distorta con la realtà.

L’eccitazione psichica prodotta dall’atto sessuale dura tanto quanto il tempo del rapporto sessuale ma subito dopo questi dipendenti si sentono tristi, in colpa con un senso di odio verso se stessi. Progressivamente, si attraversano fasi nelle quali ci si allontana dagli amici, dalla famiglia e dal lavoro. Secondo alcune ricerche, poco più della metà dei dipendenti sessuali commetterebbe con alta frequenza, reati a sfondo sessuale.

Ricordiamo inoltre i dipendenti da gioco per i quali questa attività rappresenta una sfida alle norme e ai doveri vigenti e la vincita un piacere assoluto.

Questa patologia è inserita nel DSM IV, il manuale diagnostico dei disturbi mentali, di cui per la prima volta parla ufficialmente nell’ 80 anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità. In Italia circa la metà di quel milione e mezzo di giocatori compulsivi (tra 700 e 800mila) si rivolge in cerca d’aiuto ai Sert, agli ospedali che hanno allestito ambulatori specifici, e a psicoterapeuti privati.

Il gioco d’azzardo online resta il luogo prediletto per il 39% degli adolescenti, con una particolare preferenza per le scommesse sportive.

Si chiama m-gambling ed è la nuova frontiera del gioco online a cui guardano gli operatori del settore. La “m” sta per “mobile”, un mercato che nel 2010 ha prodotto – a livello mondiale – due miliardi di euro e secondo le previsioni ne frutterà entro il 2014 otto miliardi e mezzo. Altra novità, che purtroppo già incontra un alto gradimento è il “cash game”, una variante del poker online. Ci si può sedere al “tavolo verde” virtuale in qualsiasi momento grazie al cellulare, per una puntata “mordi e fuggi”.

Un adolescente su 4, invece, gioca alle slot machine nelle sale giochi.

La “compulsione all’acquisto” sia negli uomini che nelle donne, è sintomo di un disturbo psichico perché  spesso è stato vittima, in età precoce, di una grave alterazione della sua vera identità, e quindi, da adulto, ricerca l’illusoria libertà di acquistare senza limiti con gravi ripercussioni sulla propria vita personale e familiare.

Come ogni strumento di comunicazione, anche la televisione può essere utilizzata bene o male e i capricci fatti dai bambini per vedere la TV cominciano già all’età di 3 anni. Un bambino o ragazzo  che passi circa tre ore della sua giornata davanti alla tv, nel periodo che va dalla  prima infanzia (2-3 anni) alla pubertà (14 anni) può in media aver visto 12.000 omicidi e 100.000  episodi di aggressione.

Il periodo in cui i bambini dedicano la maggior parte del tempo libero alla tv, l’età che va dai 5 ai 12 anni, è anche il  periodo in cui sono più sensibili e tendono ad apprendere comportamenti  per  imitazione di modelli osservati e a questo va aggiunto che fino all’età dell’adolescenza i bambini fanno  fatica a distinguere fra finzione e realtà, come quell’episodio di quella bambina che avendo visto il film a cartoni animati di Aladin, si è lanciata dal balcone di casa convinta di essere sostenuta da un tappeto volante.

L’uso prolungato e talvolta indiscriminato di queste tecnologie ha comportato, un impoverimento di esperienze dirette di confronto con la realtà, a vantaggio del proliferare delle attività di conoscenza e intrattenimento mediate dai mezzi di comunicazione di massa, un processo che frequentemente tende a generare la confusione tra “realtà virtuale” e “realtà concreta”.

Diamo solo alcuni consigli pratici per i genitori per prevenire il rischio di dipendenza negli adolescenti e nei giovani da strumenti tecnologici:

– Il tempo libero dei giovani andrebbe organizzato in maniera equilibrata stabilendo e facendo rispettare gli orari di utilizzo delle tecnologie, alternando all’uso di queste, le amicizie “dal vivo” e garantendo un numero sufficiente di ore di sonno. Tutti noi  adulti e giovani dovremmo domandarci: Quanto tempo dedichiamo ad alcune occupazioni come la televisione, l’uso del cellulare, dei social network (tweet,facebook etc.) internet etc. complessivamente nella giornata e quanto è realmente necessario ?

-Cercate di far uscire dalle camere  dei ragazzi, le tecnologie (cellulari, videogames, computer) che possono divenire fonte di un uso eccessivo e senza controllo.

Dall’altra parte evitate che questo controllo sia esercitato con l’autoritarismo, ma utilizzate la condivisione ricordando che essere dei buoni modelli di comportamento e ammettere gli eventuali propri errori può portare a risultati insperati.

-Prima di acquistare un cellulare a un figlio concordate il modello, il costo, l’uso e  la spesa massima settimanale di comunicazione, spiegando che non è strettamente necessario avere l’ultimo modello con  tutte le funzioni perchè tutti ce l’hanno.

-Prima di acquistare un videogioco riflettete sul contenuto e come già detto, evitate di lasciare le consolle e i computer nelle loro camere.

-Siate chiari e determinati su quali siti si possono visitare, cosa è possibile o meno scaricare e sul divieto di rispondere a sconosciuti. E’ alta, infatti, la possibilità di imbattersi in siti con contenuti non adatti ai minori e in persone che tentano l’adescamento online. Il cyberpedofilo nel corso del primo contatto (che avviene generalmente in chat), affronta temi rassicuranti e generici, che tendono però ad accertare se l’interlocutore sia solo, o comunque non controllato da persone adulte, in seguito introduce argomenti sessuali, saggiando il terreno e convincendo il minore che tali comportamenti sono normali. Qualora la tattica non si scontri con l’intervento dei genitori, il malintenzionato diventerà sempre più sicuro e cercherà di stimolare la curiosità sessuale del ragazzino, assegnandogli compiti particolari, e in qualche caso tenterà di coinvolgere il destinatario di persona, non più in modo virtuale. In questi casi è bene presentare un fronte unito. E’ importante che si impegnino in tal senso sia la madre che il padre, perché altrimenti il ragazzo farà appello al genitore più debole, o più distratto.

Adottate inoltre soluzioni di protezione che consentano di predefinire i percorsi di navigazione dei ragazzi e di bloccare l’accesso a pagine Web con contenuti e immagini inappropriati alla visione dei minori.

-Osservate i comportamenti e soprattutto i  cambiamenti di umore, l’ insonnia, le richieste pressanti di denaro, il peggioramento delle prestazioni scolastiche e sportive, etc. che possono essere correlate ad una dipendenza.

Spesso si legge che “le dipendenze” nascono da alcuni vuoti affettivi oppure da un eccessivo benessere nella società. Secondo Lei quali sono le cause che possono portare una persona a “dipendere” da una sostanza o situazione?

Ci vorrebbe un libro intero ed una laurea in psicologia e sociologia per questo. Mi limiterò a brevi riflessioni come flash che certo non possono esaurire un argomento così vasto.

La ridotta attenzione alla persona ha incrementato l’attenzione per la tecnologia e l’interesse per le cose rispetto a quella per coloro che ci stanno vicino.

Questo può spiegare perché ci possiamo accontentare di brevi messaggini sia pure con le “emoticon” per colloquiare con una persona, rinunciando alla sua inflessione di voce o all’espressione del suo viso o del suo corpo. Può anche spiegare, come già accennato, che c’è una scelta di dedicare più tempo al computer o al telefonino piuttosto che all’incontro con gli amici.

Un’ altra caratteristica di quest’epoca è il culto del corpo, che viene manipolato in tutti i modi oltre che con la chirurgia estetica anche con i tatuaggi o con i piercing che catalizzano l’ attenzione di chi guarda in modo da porre la persona che ricorre a queste alterazioni corporee, al centro dell’ attenzione e  che sottolinea l’ affermazione decisa del diritto di disporre del proprio corpo, della propria identità e della propria vita. Spesso chi si tatua o porta un piercing non accetta il proprio corpo così com’è e modificandolo tenta di costruirsi una nuova identità corporea. Per i giovani (ma non solo per loro), il corpo è diventato un luogo di scrittura: la pelle è una superficie sulla quale è possibile scrivere la propria storia ed  il tatuaggio è un libro incarnato offerto allo sguardo degli altri.

Alcuni psichiatri e psicologi riuniti su questo tema, hanno concluso che la pratica del piercing può essere ricondotta all’autolesionismo da ricollegare ad abusi sessuali subiti nell’ infanzia e che chi confessa di aver subito traumi o abusi manifesta atteggiamenti autolesionistici come l’ applicazione del piercing in particolare sulle labbra e sulla lingua, perché sono aree molto sensibili e quindi molto dolorose

Legato all’ideale di un corpo perfetto, dettato dai regimi della moda che vuole modelle magrissime  è quella malattia terribile appartenente ai disturbi del comportamento  alimentare  che è l’anoressia, che sta compiendo stragi tra le giovani donne .

Questa patologia nasce da una profonda crisi interiore e quindi da una domanda di aiuto  e di riconoscimento del proprio dolore, dolore di vivere, che si può lasciar trapelare solo attraverso un linguaggio universale, quello del corpo. Attualmente, la mortalità per suicidio o per complicanze somatiche conseguenti alla malnutrizione è del 10% a dieci anni dall’esordio e del 20% a venti anni.

Tra queste ricordiamo Isabelle Caro modella della campagna shock sull’anoressia, che è morta a soli 28 anni.

Naturalmente non possiamo ignorare che le carenze affettive o le violenze soprattutto quelle vissute nell’infanzia sono il substrato su cui s’innestano queste dipendenze.

Gli  infermieri i medici e tutti gli operatori sanitari a vario titolo hanno il compito di fare prevenzione in ogni situazione e cercare di creare una relazione favorevole per un buona compliance con le persone dipendenti. Quali sono le strategie che si possono mettere in atto?

Intanto sarebbe importante che gli operatori sanitari conoscessero la realtà delle nuove dipendenze, poichè se molto si è scritto sulle dipendenze da sostanze, solo alcuni più interessati o gli addetti al settore, come psicologi o psichiatri,conoscono le dimensioni e gli effetti del fenomeno delle nuove dipendenze.

La prevenzione primaria si attua facendo incontri su questi temi, a cominciare dalle scuole medie inferiori sino alle università, in modo da sensibilizzare alunni e docenti e possibilmente i genitori.

Non solo il mondo della scuola e accademico, ma tutte le aggregazioni sociali come circoli, parrocchie, movimenti religiosi e politici, dovrebbero essere il luogo d’incontro per sensibilizzare  le persone su questo aspetto che coinvolge complessivamente milioni di persone.

Alcune strutture si sono già attivate per creare ambulatori specifici come quello del Policlinico “Gemelli” dove  dal novembre 2009 si sono rivolte centinaia di dipendenti all’équipe specializzata guidata dal Dott. Federico Tonioni, che evidenzia che il  90% dei pazienti ha meno di 30 anni e che tutti frequentano ossessivamente i social network e hanno una forte assuefazione ai giochi on line e che molti di loro hanno smesso di andare a scuola.

La prevenzione si attua con l’ausilio delle persone competenti (medici e psichiatri) anche con leggi “ad hoc” come quella presentata da 15 consiglieri della regione Lazio appartenenti ai gruppi di maggioranza e opposizione, intitolata “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico” che potrebbe estendersi anche ad altre dipendenze.

In questa proposta si prevede che le sale da gioco non possono essere ubicate entro un raggio di trecento metri da istituti scolastici, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, si vieta di pubblicizzare l’apertura o l’esercizio delle sale da gioco, si prevede la realizzazione di corsi di formazione per il personale delle sale con l’obiettivo di prevenire gli eccessi di gioco e individuare le situazioni di rischio e si istituiscono campagne d’informazione e sensibilizzazione, anche tramite l’istituzione di un numero verde con il sostegno delle attività condotte da associazioni e organizzazioni di volontariato impegnate a contrastare il fenomeno.

Certamente i costi sociali limitano questi interventi ma sia pure con tutte le restrizioni imposte dalla “spending review”, ricordiamo che nelle ASL sono previsti servizi che si occupano della prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze patologiche comportamentali ( gioco d’azzardo, videogiochi, internet, disturbi del comportamento alimentare) e da sostanze psicoattive ( alcool, tabacco, farmaci, eroina, cocaina etc. ) offrendo accoglienza, presa in carico dell’utente, diagnosi clinica e predisposizione di un progetto terapeutico all’utente ed alla famiglia, psicoterapia individuale, di coppia e familiare, attività di sostegno e supporto con i gruppi; attività di programmazione di interventi riabilitativi integrati; attività d‘informazione, formazione, e ricerca nell’ambito delle attività preventive.

La prevenzione secondaria si attua appunto con l’ausilio di una terapia familiare, per cercare di risolvere alla radice i motivi che spingono all’uso eccessivo di comportamenti o tecnologie.180Laureato nel 2001 presso l’Università di Firenze con una tesi sull’ Evidence Based Nursing. Lavora da oltre 10 anni presso la Chirurgia dell’Ospedale di Pescia (ASL 3 Pistoia). Nel 2012 è CPSE infermiere DS esperto su criticità comunicative e gestione del dolore. Frequenta un Master di Coordinamento per le professioni Sanitarie presso l’Università di Siena e all’inizio del 2012 ha conseguito la Laurea Magistrale come Psicologo Clinico presso l’Università di Bologna (sede di Cesena). Co-autore del libro “Intensità di Cura e intensità di relazioni” ed. ETS con la collaborazione della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.

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4 thoughts on “Dipendenze vecchie e nuove

  1. Interessante l’articolo sulle dipendenze , perché solo avendo una conoscenza approfondita si può evitare gravi errori.

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