Riflessione sulla statua illuminata nella vecchia casa di Vicka

di don Giampaolo Burnelli

indexPer dono di Dio ultimamente sono stato a Medjugorie presso Mirjana e ho incontrato pure Vicka  tornando poi il 17 Settembre.

Dopo pochi giorni dal mio rientro a casa, mentre stavo per festeggiare l’anniversario della mia prima Messa ho sentito la notizia della Madonnina nella casa di Vicka.

Successivamente ho saputo che la statua è stata portata in canonica per richiesta del parroco. A questo punto, considerando seriamente la cosa, come ad una sorella, ti dico quello che penso di questo evento.

Parto dal 25 settembre, giorno di San Sergio di Radonez e anniversario della mia prima Messa ma anche giorno in cui la Madonna dà il messaggio a tutto il mondo. Mi sono soffermato su questo messaggio in modo particolare.

La Madonna, in questo messaggio, ha richiamato il popolo a vivere la preghiera “quotidiana”, ritenendola potente per se stessi e per gli altri.

Ed ecco la mia riflessione.

La Madonna dà questo messaggio sette giorni prima dell’inizio di ottobre, mese dedicato alla recita del Santo Rosario. E il modo più idoneo per recitare il Santo Rosario quotidiano è la propria abitazione.

A Siracusa la Madonna ha pianto in una casa nel pieno delle difficolta’ della famiglia. A Civitavecchia ha pianto in una casa;  e sappiamo che la Piena di grazia appena ha avuto in grembo l’Emmanuele è volata  in fretta in una famiglia per ottenere effusione di Spirito Santo.

In quella casa, la casa di Elisabetta, per la presenza di Maria fioriva la “preghiera quotidiana” della nuova  ed eterna Alleanza… col Benedetto e il Magnificat , che inquadra ancora oggi la preghiera quotidiana di tutta la Chiesa!

Ora con segni diversi la Madonna dice il desiderio di essere accolta nella casa, nell’abitazione, nella famiglia per mendicare come Lazzaro e ad ogni porta “briciole di preghiere”, che per nutrire veramente, debbono essere quotidiane, ripetutamente assunte e servite, anzi donate reciprocamente, per diventare una forza vera per se stessi e per altri!

Un mendicante alla  porta di casa o in casa potrebbe dar fastidio e invece diventa lui stesso (se gli diamo attenzione) “porta del cielo” !1377008_10202152446798484_577348066_n

Ora, se accettiamo questo invito della Madonna con la preghiera quotidiana nelle nostre case, diventa Lei stessa efficacemente “porta del cielo” per tutti i familiari!… e possono essere 5 fratelli da ammonire in casa e oltre… per poterli introdurre ora nell’eternità di Dio!

Attendere dopo, e’ troppo tardi!

Se non si fanno gli occhietti quando si è nel grembo della madre al momento della nascita non e’ piu’ possibile!

 La Madre a questo punto è certamente la chiesa domestica di cui si ha bisogno “quotidianamente” per poter crescere, come avviene per ogni figlio in famiglia.

Ma nella vita spirituale tutto questo avviene nella liberta’ !

Questa è voluta e sovranamente rispettata dalla Madonna che, indomita nonostante le nostre resistenze, si presenta come mendicante alla porta di tutte le case, di tutte le famiglie e di tutte le abitazioni… desiderosa di essere Lei “porta” e “porta del cielo”!

Questa presenza forse disturbante vuole trasformare ogni casa in chiesa domestica  in “casa e scuola di comunione”!

La Madonna è alla mia porta, alla tua porta per introdurre tutti ora nell’eternita’ Dio… con tanti fratelli… e tu sei libero e rimani libero di decidere.

Ti trovi con questo tesoro della tua liberta’ davanti a questa divina mendicanza, e tu che fai?

Siamo invitati a rispondere liberamente al richiamo della Madonna, a pregare con la Madonna del Rosario nelle nostre case!

Mettendoci attorno alla mensa facciamo cadere qualche briciola di tempo e di preghiera… rispettosi verso questa presenza scomoda ma potente per “avere a cuore e nel cuore l’Eterno!”.

Mi sembra sia questo il senso di un nuovo segno di luminosita’ per le nostre case e famiglie!

Sono contento che questo segno entri anche in una canonica.

Forse e’ necessario e utile anche per “la casa ” canonica!

volantino doppio 2013 ottobre

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11 thoughts on “Riflessione sulla statua illuminata nella vecchia casa di Vicka

  1. L’invito fatto, con tanta delicatezza, e saggezza, da Don Giampaolo è molto da apprezzare. Mi permetto, a questo proposito, di riferire alcune osservazioni che feci l’anno scorso, quando il vescovo di Kurunegala (Sri Lanka, dove attualmente mi trovo) faceva lo stesso invito alle famiglie, che sono spesso, anche qui in Sri L:anka, come egli diceva, prese dai “moderni programmi di impegno e di attrattiva per gli affari mondani”.
    La prima osservazione che facevo era la seguente:
    «Nostro Signore dice: “Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi” (Mc 2,22). Cerchiamo di applicare queste parole al nostro problema: possiamo mettere il vino nuovo del rosario – esso infatti è novo, nonostante la sua antichità, sia perché ha un valore eterno, sia perché appare oggi come una cosa nuova – negli otri vecchi dei “moderni programmi di impegno e di attrattiva per gli affari mondani” – che sono realmente vecchi e decadenti? Naturalmente no!»
    Intendevo dire che, finché il costume ormai quasi universalmente imperante delle nostre famiglie si modella sulla rincorsa esclusiva e affannosa del luccichio dei beni mondani, e spesso dei più appariscenti e meno sostanziosi, pretendere di inserire nel loro programma di vita giornaliero le “briciole” del rosario, sarebbe come voler mettere il vino nuovo in otri vecchi.
    E qui devo dire che, ormai da diversi anni, stiamo cercando di diffondere tra le famiglie, non semplicemente la preghiera comune – di cui non intendo affatto sminuire il valore, ovviamente – ma insieme ad essa e a servizio di essa, un radicale cambiamento del sistema di vita comunitario. Il modello che proponiamo è tratto nientemeno che dalla Regola di San Benedetto, la quale, per quanto possa suonare strano a prima vista, con opportuni adattamenti, contiene insegnamenti preziosissimi per ogni vita comunitaria, e tanto più per la prima e più universale vita comunitaria, quella cioè della famiglia.
    Tenendo presente questo nostro progetto, nelle mie osservazioni aggiungevo:
    «In un collegio o in un seminario si può trovare una forma di vita cristiana. Ma quando si esce dal collegio o dal seminario si è fagocitati dalle sregolata vita moderna, che divora individui e famiglie. Al contrario la Regola di San Benedetto dà le sue sagge disposizioni alla cominità per sempre. Perciò il fratello che entra in una comunità benedettina vi rimane per tutta la vita, e una famiglia che vuole seguire la stessa regola può realmente dare una nuova forma alla vita dei suoi membri, una forma di vita in cui la preghiera non sarà come il vino nuovo in otri vecchi, ma come il vino nuovo in otri nuovi – e gli otri nuovi saranno i modi di vita alternativi che la comunità o la famiglia che segue la Regola di San Benedetto sostituirà ai “moderni programmi di impegno e di attrattiva per gli affari mondani”.»
    E qui vorrei fare un appello: per sviluppare e diffondere il nostro progetto occorrono delle forze nuove, cioè persone che lo capiscano, ne sentano tutta l’urgenza e con entusiasmo se ne facciano promotrici. In particolare, dato che si tratta di un progetto esigente, che richiede lo sviluppo di diverse competenze, servirebbe una persona – qualcuno mi ha detto “una nuova Giovanna d’Arco”! – che, pur essendo secolare e non intendendo divenire religiosa, prendesse a cuore l’impegno quasi fosse una vera anima consacrata. Che cosa dovrebbe fare? Non è questo il luogo per spiegarlo. Ma se la persona si trova, ci sarà modo di chiarirlo. Non si trova più una Giavanna d’Arco? Il braccio del Signore si è dunque accorciato?

  2. ottima la proposta di don Massimo…
    bisogna metterla in pratica! e allora avanti, con fede e coraggio

  3. Per realizzare la proposta – che ora non posso spiegare nei dettagli – bisogna impegnarsi molto, anche ad acquisire diverse competenze. Per questo a mio giudizio sarebbe molto urgente creare una “scuola per le famiglie”. Mi sembra quasi di udire un’invocazione di aiuto da tanti sposi e fidanzati: “quando anche noi avremo la nostra scuola?” Non entro nei dettagli per spiegare quello che intendo. Riporto soltanto un testo in cui mi sforzo di illustrare quale dovrebbe essere lo spirito di questa scuola – la “scuola del servizio divino”, per usare le parole dello steso San Benedetto:

    Lo spirito della “Scuola del servizio divino” nelle famiglie

    Si sente il bisogno di un’ispirazione sentita e personale che dia indirizzo alla nostra vita di là da quanto ci viene proposto o imposto dalla propaganda commerciale o dalla moda culturale.

    Desideriamo tutti una vera “libertà spirituale”. Essa ci può venire soltanto dalle profonde radici umane e religiose della vita, che però devono essere condivise nella vita familiare.

    Dunque nella vita familiare si deve respirare un clima nuovo, ispirato a un programma più saggio di quelli comunemente seguiti.

    “Beati i poveri”: la povertà significa libertà di fare a meno del superfluo, di cercare ciò che più conta, di aprire il cuore a chi ha bisogno di noi.

    “Beati i puri di cuore”: la purezza significa custodire il proprio cuore, senza dissiparlo in futili avventure, per essere pronti a donarlo a chi merita di condividere la nostra stessa vita. Significa anche imparare ad amare chi non ha attrattive, perché vecchio, malato, povero, escluso. E significa saper vivere in armonia con i caratteri diversi e difficili, e saper tornare in pace con semplicità dopo ogni contrasto.

    “Beati i miti”: la mitezza significa saper abbracciare con gioia i lavori più umili ed essere pronti a servire per gli interessi di tutti gli altri. Significa anche donarsi per realizzare cose belle e buone per la gioia di condividerle, ed essere sempre aperti e disponibili ad accogliere la chiamata di Dio per la missione che egli ha progettato per noi.

    Perché questo spirito possa regnare nelle nostre famiglie, bisogna coltivare nell’ambito delle mura domestiche o far rientrare nei programmi comuni quelle “arti”, spesso oggi dimenticate, in cui si realizzano le necessarie virtù nella vita di tutti i giorni: la preghiera comune, arricchita dalla conoscenza e abbellita dall’arte e dal canto, il lavoro domestico condiviso, l’interesse per la carità efficacemente praticata, e tante altre cose.

    Ma chi ce le insegnerà? Vogliamo impararle e insegnarle? Vogliamo prepararci a creare anche noi, come San Benedetto, una “scuola del servizio divino”?

    Aggiungo: dov’è la Giovanna d’Arco che vuole impegnarsi a creare questa scuola?

  4. Grazie d.Massimo per la tua proposta,veramente le famiglie dovrebbero avere una regola di vita ,ottimo ispirarsi a quella di Benedetto,allora si avrebbe una grande prevenzione per i figli da tante deviazioni e si otterrebbe più stabilità che darà consistenza per prevenire divisioni e traumi per i figli. Tutto sta nell’iniziare,io vivo in una fraternità e vedo che chi osserva la regola vive bene e aiuta a vivere bene . Che il Signore ti benedica!

  5. Dico che hai preso, con tutto il rispetto, una grossa cantonata.
    Padre Livio non si ‘ assolutamente informato né da Vicka né dai suoi familiari e nella catechesi ha detto chiaro che questa è una sua idea che si scosta da quella di Vicka.
    Secondo: Ma chi te lo ha detto che Bergoglio non crede alle apparizioni di Medjugorje?

  6. Perchè ti fa più comodo Vicka. Almeno, se fossi in te, farei un’indagine personale accuratissima prima di pronunciarmi. Anche san Tommaso ha sentito il bisogno di constatare, molto personalmente, la piaga.

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