Pellegrinaggio Medjugorje 31 ottobre 2013

CARISSIMI,

SE QUALCUNO FOSSE INTERESSATO A VENIRE A MEDJUGORJE IL 31 OTTOBRE PUO’ CONTATTARMI AL CELL 3931702849

LO SO CHE LA PARTENZA E’ SOLO FRA DUE GIORNI MA MAI METTERE LIMITI ALLA PROVVIDENZA.

SI PARTE DA PRATO ALLE ORE 17.00 E POI A BOLOGNA ALLE 18.00 DEL GIORNO 31 OTTOBRE.
RIPARTIREMO DA MEDJUGORJE LA DOMENICA ALLE ORE 23.00 PER ESSERE NELLE NOSTRE CITTA’ IN TARDA MATTINATA DEL LUNEDI’ 4 NOVEMBRE.
COSTO TOTALE   240,00

UN ABBRACCIO A TUTTI

Messaggio del 25 ottobre 2013

21_45_gdv_f1_947_a“Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Quella strada semplice che porta alla felicità

Domenica 13 Ottobre (a.c.) la liturgia ci ha proposto la lettura 2Re 5,14-17, nella quale si narra di un potente comandante dell’epoca: «Naaman, capo dell’esercito del re di Siria». Tale comandante «tenuto in grande stima e onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui il SIGNORE aveva reso vittoriosa la Siria», aveva la lebbra.

Chi contraeva questa malattia, tutt’oggi qualcosa di terribile,  veniva allontanato dalla comunità per evitarne il contaggio (se Israelita, questa malattia veniva identificata con il castigo di Dio), quindi il problema del comandante era serio. Ma, venuto a sapere da una prigioniera israelita della fama di Eliseo profeta di Dio, decide di incontrarlo per chiedergli di pregare Dio per ottenere la grazia della guarigione. Prima che Naaman possa arrivare da Eliseo, questo: «gli inviò un messaggero a dirgli: «Va’, làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro».

La reazione di Naaman è alquanto logica: «11 Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. 12 I fiumi di Damasco, l’Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n’andava infuriato.».

Chi non avrebbe reagito così?

Ma Naaman viene fermato: «13 Ma i suoi servitori si avvicinarono a lui e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l’avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: “Làvati, e sarai guarito”?».

«14 Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne di un bambino; egli era guarito.».

Credo che questo sia un brano bellissimo che ci insegna la bontà di Dio e come l’essere umano è contorto a causa del peccato.

Dio chiede a Naaman, tramite il suo profeta Eliseo, SOLAMENTE di tuffarsi 7 volte nel Giordano per essere guarito.
Mi domando: in quanti vorrebberro oggi essere guariti dalle malattie interne (peccati mortali, veniali e dalla infelicità della vita quotidiana) e da malattie esterne?
Dio continua a dirci, tramite il suo profeta, la Santa Chiesa Cattolica, di gettarci 7 volte (i 7 sacramenti) nel fiume del Suo Amore, per poterci guarire completamente, sopratutto dal peccato, il vero male, la vera Malattia.

Ma noi siamo come Naaman, vorremmo qualcosa di particolare e, probabilmente, impossibile da ottenere e rifiutiamo la semplicità che Dio ci dona per il nostro bene.

Tentiamo di essere saggi come i servitori di Naaman e decidiamoci di farci guarire dalla Chiesa tramite i 7 sacramenti che Dio ci ha donato tramite suo Figlio Gesù Cristo, per poter essere guarti e finalmente esser felici.

Passpartout la chiave per ogni problema

di Rosanna Pavia

Schlüssel zum Herzen

Davanti a ogni situazione problematica che ci si presenta spesso arriva la tentazione dello scoraggiamento e si affronta il problema ansiosamente guardando prevalentemente ad esso.

Quello che si propone in questo libro è un cammino che nasce da un’esperienza personale.

Scritto con il desiderio di raggiungere chiunque si trovi in difficoltà davanti a un problema o davanti alla vita stessa e contribuire a far ritrovare la gioia di vivere, propone una chiave che è risultata straordinaria, avvincente e vincente per chi scrive.

Una sorta di testimonianza di come sia possibile e facile incontrare e sperimentare l’amore di Cristo nel quotidiano e risolvere i problemi, anche nel concreto, partendo da un altro punto di vista; riconoscendo alcuni condizionamenti che ci inducono a vivere e osservare in modo distorto ciò che ci capita e accogliendo la vera chiamata contenuta in quel problema che si presenta, si sperimentano serenità, gioia e si arriva a trovare anche la vera soluzione al problema.

Il “passpartout”, appunto la chiave per ogni problema, oltre ad aiutarci a risolverlo, arriva a fare riscoprire l’identità più autentica dell’uomo, a individuare la via per essere più liberi e consapevoli e a ritrovare la strada per rinnovare e dare senso alla propria vita.

 

Notizie sull’autore:

speaker e autore di programmi radiofonici di evangelizzazione; catechista, con esperienza di evangelizzazione di strada, partecipazione e contributo a week-end di evangelizzazione organizzati dalla Missione Belem nel  Veneto; appartiene ora alla Comunità Shekinah della Divina Misericordia di Ravenna; scrive articoli sul suo sito http://www.liberalatuavita.it.

Per richieste scrivere a

paviarosanna@gmail.com: il costo è di 10 € (solo recupero della spesa della stampa) + spese di spedizione.
DON BEPPINO 2013

Un’intervista non è Magistero

di Giovanni Lazzaretti

Papa-Francesco-preti-670x223-1371044862“Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra”: ecco una frase del Vangelo da NON prendere alla lettera. Infatti quando Gesù ricevette uno schiaffo non porse l’altra guancia, ma replicò: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. E Paolo, colpito sulla bocca, non porse nulla, ma gridò infuriato: “Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la Legge e contro la Legge comandi di percuotermi?”. Il “porgi l’altra guancia” diventa così una questione complessa, irresolubile con la sola interpretazione letterale.

Ripensavo a queste cose leggendo i commenti alle esternazioni mediatiche di Papa Francesco (lettera a Scalfari, intervista a Civiltà Cattolica, intervista a Scalfari). Commenti euforici di persone che vedono una nuova dottrina. Commenti amari di persone che sentono alterata la dottrina. Ma gli uni e gli altri citano frasi alla lettera, senza un contesto.

Le interviste non sono Magistero. Ci fu il dubbio che lo fossero i libri pubblicati dai Papi, ma Benedetto XVI chiuse la questione: “Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale ma è unicamente l’espressione della mia ricerca personale del volto di Cristo. Perciò ognuno è libero di contraddirmi” (prefazione a “Gesù di Nazaret”).

Se un libro non è Magistero, figuriamoci un’intervista, limitata dalla fretta, dallo spazio, dall’influsso dell’intervistatore, il quale può anche introdurre errori espliciti. Scalfari, ad esempio, inizia una domanda così: “Lei, Santità, l’aveva già scritto nella lettera che mi indirizzò. La coscienza è autonoma”. Vado a riprendere la lettera del Papa a Scalfari e vedo che quell’espressione non c’è, e non c’è nemmeno la parola “autonoma”. Papa Francesco parlò di coscienza il 30 giugno all’Angelus definendola tutt’altro che autonoma: “Dobbiamo imparare ad ascoltare di più la nostra coscienza. Ma attenzione! Questo non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace. Non è questo! La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio”.

Se un’intervista non è Magistero, dovrà essere letta alla luce del Magistero. Prendiamo la frase più clamorosa di Papa Francesco: “Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo”. Se le parole hanno un senso, “ciascuno” significa “ciascuno”. Anche Hitler aveva una sua idea del Bene: eliminare handicappati, ebrei, e quant’altro, e porre la razza ariana a dominare l’Europa. Seguì il Bene come lui lo concepiva: pochi oserebbero dire che migliorò il mondo.

Dunque i casi sono due: o Papa Francesco è impazzito, oppure manca il contesto. E il contesto è il solito articolo del Compendio del Catechismo: “La legge naturale, iscritta dal Creatore nel cuore di ogni uomo, consiste in una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio ed esprime il senso morale originario, che permette all’uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male. Essa è universale e immutabile e pone la base dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, nonché della comunità umana e della stessa legge civile”.

Senza questo pilastro il processo di Norimberga avrebbe mandato tutti assolti. Senza questo pilastro la frase di Papa Francesco sarebbe incomprensibile. Solo all’interno della legge naturale universale è perfettamente vero che “ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce”: tante idee del Bene incomplete e frammentarie, perché siamo limitati; ma ognuna di esse sarà un’idea del Bene sicura e non erronea, perché nata da retta coscienza. Tante piccole lampade per un’unica Luce.

La “ley natural” non viene ribadita ogni volta da Papa Francesco, che la dà per scontata: nessun matematico a ogni teorema ripete i postulati; nessun commentatore può citare le frasi del Papa in un’intervista senza inquadrarle nel contesto della dottrina della Chiesa, di cui la legge naturale fa parte.

A Scalfari e ai suoi lettori avrebbe fatto bene un ripassino sulla legge naturale da parte del Papa? O invece è meglio che Scalfari si rigiri nel letto, meditando se quella parola “ciascuno” deve includere anche Hitler? Qui entriamo nell’ambito delle libere opinioni. L’importante è avere chiaro che è la dottrina della Chiesa a dar luce all’intervista, e non viceversa.

Giovanni Lazzaretti

Halloween festa dei santi e non dei demoni

di Annalisa Colzi

Un amico ha tradotto in in inglese e spagnolo il seguente articolo tratto dal mio libro: “Come satana corrompe la società”.

Lo ringrazio di vero cuore.

 

saintsLa parola Halloween – forma contratta dell’espressione inglese All Hallows Eve – tradotta  vuol dire semplicemente Vigilia d’Ognissanti, e i santi non hanno nulla a che vedere con zucche, mostri, streghe, fantasmi, demoni. La Chiesa cattolica, in questa festa, ricorda e venera i santi che sono in Paradiso. Punto e basta. I travestimenti che si vedono nella notte di Halloween non hanno niente a che vedere con tale festa.

Facciamo un salto a ritroso nel tempo per scoprirlo…

1. Samhain

druidsSiamo all’incirca nell’anno 300 a.C e un insieme di popoli indoeuroperi condivide le stesse credenze religiose. Prendono il nome di Celti, e sono estesi in un’ampia area dell’Europa. Essi adorano gli dèi, a cui offrono anche sacrifici umani. «Tutta la nazione gallica è molto dedita a pratiche superstiziose. Per questa ragione, chi sia affetto da gravi malattie o si trovi in battaglia, o nei pericoli, immola vittime umane o vota se stesso alla morte» (Cesare, De Bello Gallico VI, 16). E’ il Druido, sacerdote celtico, a compiere i riti propiziatori. I Druidi sono tenuti in alta considerazione da tutta la popolazione celtica, poichè essi rappresentano il collegamento con gli dèi; sono loro a presiedere le quattro feste che suddividono l’anno. Una delle feste celtiche più importanti prende il nome di Samhain che letteralmente significa fine dell’estate. Con essa si sancisce la fine del raccolto estivo e l’inizio dell’inverno. I festeggiamenti iniziano la notte del 31 ottobre, poichè i Celti calcolano il tempo non contando i giorni, ma le notti.

Torniamo adesso ai nostri giorni, e cerchiamo di capire cosa c’entrano i Celti e la festa di Samhain con i festeggiamenti che si fanno nella notte di Halloween.

La leggenda ci tramanda che in questa notte la barriera tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava così tanto da permettere agli spiriti di oltrepassare la soglia del presente. I Celti credevano che l’anima sopravvivesse alla morte del corpo, per questa ragione, in questa notte venivano fatte celebrazioni in loro onore.

2. E satana ordinò: sconfiggete i Santi

L’attuale festa che viene celebrata il giorno di Halloween, altri non è che una rivisitazione della festa di Samhain, con l’aggiunta di nuovi ingredienti che nel corso dei secoli si sono inseriti.

E’ probabile che per gli irlandesi trapiantati in America, la festa celebrata  il giorno di Halloween non sia stata altro che un modo per scherzare e far divertire i bambini. Esattamente come avviene per Babbo Natale e la Befana.

Il giorno di Natale è forse la festa di Babbo Natale? No! Si festeggia la nascita di Gesù.

Il giorno dell’Epifania è forse la festa della Befana? No! Si festeggia la Manifestazione di Gesù.

Il giorno di Halloween è forse la festa della zucca? No! Si festeggiano tutti i Santi.

E allora cosa c’entrano Babbo Natale, la Befana e la zucca? Niente, ma la tradizione popolare li ha accostati a queste tre feste cattoliche e per anni hanno egregiamente convissuto, o meglio, le prime due continuano a convivere pacificamente (anche se non si sa ancora per quanto tempo), mentre la terza si è ammalata di occultismo.

All’iniziale «dolcetto o scherzetto» e alla simpatica zucca intagliata, sono subentrate tematiche dal sapore  horror; e in questa notte ormai accade di tutto: dalla seduta spiritica alla lettura delle carte, dai sabba ai riti magici veri e propri, dalla tortura e uccisione di gatti neri alle profanazioni dentro i cimiteri.

3. La notte delle streghe

E’ principalmente la congrega delle streghe a rivendicare il culto pagano di Samhain. Esso è inserito negli otto Sabba che le streghe festeggiano durante l’anno. «Samhain è il più sacro e importante sabbat di tutta la ruota dell’anno. (…) E’ una notte per usare le rune, i tarocchi, la sfera di cristallo.

Oggi le streghe sono ritornate di moda, grazie al tam tam del mondo mediatico: telefilm, giornaletti, Internet, televisione. E soprattutto sono diventate buone. I loro interessi sono legati alla natura, agli incantesimi, ai sortilegi… niente che possa in qualche modo collegarle alla magia nera o al demonio.

Ma è davvero così?

Un ex-adepto della Wicca, William G. Schnoebelen testimonia: «La Wicca è una delle falsità più seducenti con cui satana è tornato alla ribalta. E’ il nome contemporaneo della cosiddetta magia “bianca” o neopaganesimo che stanno avendo un revival negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

 Per poi scoprire alla fine che: «La Wicca, la religione che i nostri discepoli (Schnoebelen era salito fino al 3° grado nda) stavano apprendendo, non era nient’altro che una avversione leggermente edulcorata della adorazione di satana!

4. La vera nascita della festa di Ognissanti

Cerchiamo adesso di capire, quando e come è nata la festa di Halloween o per dirla in italiano la vigilia d’Ognissanti.

Il pensiero comune dice che questa festa trae le sue origini dalle feste pagane di Samhain e di Lemuriae.

I resoconti storici però ci dicono tutt’altra cosa e nelle fonti non si trova mai la parola Samhain.

pantheonmadonna e santi«L’idea di una commemorazione liturgica collettiva di tutti i santi martiri (poichè la Chiesa antica a questi soli tributava il culto), nacque e si concretò dapprima in oriente» e precisamente in Antiochia, Edessa e Siria. Ognuna delle città aveva un giorno prestabilito per la ricorrenza. A Edessa, per esempio, si ricordavano i Santi martiri il 13 maggio. E fu questa la data adottata da Papa Bonifacio per la dedicazione del Pantheon. Questo edificio era stato costruito come tempio alle divinità in epoca precristiana. Papa Bonifacio, ottenuto il permesso dell’imperatore Foca, vi depose numerose reliquie di martiri. E il 13 maggio del 609 lo consacrò basilica cristiana in onore di Maria Vergine e di tutti i martiri col nome S. Maria ad Martyres. «Quella del 13 maggio venne riportata poi alla domenica fra l’Ottava dell’Ascensione, finchè smarrito il significato primitivo, venne posto in relazione con la prossima venuta dello Spirito Santo».

Nel 741, ad opera di Gregorio III, vi fu in Roma, un nuovo impulso al culto dei Santi. Non più solo Santi martiri ma Santi in generale.

Dopo circa cento anni, e precisamente nell’835 «Gregorio IV con un decreto reale, ordinò la celebrazione nei suoi stati, della festa di tutti i Santi in data  1° novembre. Da allora l’Ognissanti, cominciò ad essere festa generale, che si sparse rapidamente in tutta l’Europa latina. (…) E’ certo però che, già prima dell’800, in Irlanda, in Inghilterra, in Baviera e in alcune Chiese della Gallia, si celebrava al 1° novembre una festa che il calendario irlandese chiama dei Santi di Europa».

E’ davvero strano che si parli di Irlanda e Gallia e non si accenni minimamente alla festa di Samhain, mentre invece si cita la festa pagana delle Lemuriae, per dire che: «E’ certamente infondata l’opinione che la festa romana del 13 maggio e, più tardi, del 1° novembre, sia stata introdotta per sostituire la festa pagana delle Lemuriae. Questa si celebrava nelle notti del 9, 11 e 13 maggio con abluzioni e sacrifici compiuti nelle case private, destinati a placare gli dei Mani o le ombre dei defunti. Ora è evidente che, all’infuori della coincidenza delle date, non esiste alcuna analogia fra le Lemuriae e la dedicazione del Pantheon in onore di Maria Vergine e dei martiri; tanto più se la data di questo avvenimento dipende, come abbiamo accennato, da una analoga memoria celebrata in Siria, dove certamente nessuno pensava a festività pagane del genere».

5. Halloween, una festa anche per i satanisti

Ebbene sì, anche i satanisti amano festeggiare la notte di tutti i Santi, naturalmente a modo loro satanisti agiscono tutto l’anno in opposizione alla Chiesa Cattolica. Nella notte di Halloween avviene qualcosa di spaventoso, di terribile: Il demonio utilizza tutte le sue frecce velenose per far morire le anime alla Grazia. Purtroppo ci riesce assai bene, perchè in questa notte, dove tutto sembra essere concesso, le difese si abbassano e i giovani tendono ad essere molto più esposti agli attacchi del maligno. Cartomanti, chiromanti, medium si trovano dovunque: dalle discoteche alla feste paesane. Divengono l’attrazione principale, perchè nella notte in cui i due mondi si avvicinano, si crede essere più facile interagire con i morti o sapere che cosa riserva il futuro. Quindi il 31 ottobre alcune discoteche propongono ai giovani «notti magiche», pubblicizzandole su Internet.

angeladafolignoE allora conosciamo i Santi, leggiamo la loro vita, imitiamone la fede. I Santi ci parlano attraverso l’esperienza viva di amore che hanno fatto con Dio. Alla Beata Angela da Foligno, Gesù disse: «Io non ti ho amata per scherzo». E anche a noi oggi,  Gesù ripete queste parole.

http://www.72hoursforjesus.org/all-saints-vs-halloween/?lang=en

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un personaggio inquietante

Testimonianza

Opera-2012-N3L’amica Annalisa, dopo che le ho raccontato ciò che mi era capitato a Medjugorje, mi ha chiesto di scrivere ciò che ho vissuto sul Podbrdo il giorno in cui Mirijana ha avuto l’apparizione mensile e precisamente il 2 settembre 2013.

Quella mattina ero in compagnia di due amici con i quali, subito dopo l’apparizione, mi sono incamminato nelle vie strette e sterrate che portano alla base del Podbrdo. Stavamo discorrendo su temi quali: la forza della preghiera, l’amore di Gesù e Maria per noi e altri argomenti spirituali che ci edificavano a vicenda.

Tutto ad un tratto una ragazza mora di circa 40 anni si è affiancata a noi. Mi sono sorpreso di questa figura perchè con fare spavaldo e ambiguo ci ha oltrepassato e, come se avesse udito tutte le cose di cui stavamo parlando, ha cominciato a fare gesti di assenso con le mani, mettendo il medio e il pollice uno sull’altro divaricando le mani come per dirci: “Bravi avete capito tutto, è proprio come dite”.

Questo gesto mi lasciò un po’ perplesso e a mezza bocca le dissi: “Non credo serva la tua conferma per sapere che stavamo parlando in modo sensato vista la nostra fede”. A quel punto, il suo volto si trasformò e con fare minaccioso ci disse:  “E dell’inferno non ne parlate? del mondo che si vede e che non si vede non dite nulla?”.

Il mio amico si voltò subito dicendomi che non aveva avuto il coraggio nemmeno di guardarla in faccia. La ragazza al mio fianco si mise subito a lodare nostro Signore Gesù, e io, in maniera imprevista visto il personaggio a dir poco inquietante, le dissi solo queste parole: “No, questo mondo SI VEDE”.

A quel punto la ragazza si animò talmente tanto da alzare anche il tono di voce e ripetutamente disse: “Si vede e non si vede”.

Io, senza esitare, ripetei: “No, si Vede!”. A quel punto la ragazza, scocciata ed innervosita, si incamminò velocemente davanti a noi ma, dopo una decina di metri, si voltò di nuovo verso di noi e con aria ancora più aggressiva e turbata ci disse: “Dovete avere rispetto per l’inferno e del mondo che si vede e non si vede”.

Io continuai a ripetergli per altre tre volte: “No si Vede!”. Sentivo nel mio cuore che erano Gesù e Maria a darmi la forza di non dire altro che queste parole.

A quel punto la ragazza si mise a correre, quasi a voler scappare da noi. Sembrava che tra noi e lei ci si fosse messo Gesù e gli avesse ordinato: “Taci e vai via”.

Che dire di questa esperienza? Solo che è stata, a dir poco inquietante, e senza la fede non avrei potuto tenere un confronto visivo né verbale con questa persona perchè sembrava davvero avere il male davanti. Male che sentendosi escluso voleva farsi riconoscere come una realtà da rispettare nella nostra vita. La ragazza sembrava che vivesse un complesso di inferiorità più grande di lei che non riusciva ad accettare.

Il giorno dopo rimasi sorpreso nel leggere il brano del Vangelo della Santa Messa che diceva: “In quel tempo, Gesù scese a Cafarnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. Parola del Signore. (Lc 4,31-37).

Ebbi la conferma, attraverso queste parole, che Gesù era intervenuto anche il giorno prima, quando mi fece dire solo quelle parole, non una in più e non una in meno.

volantino doppio 2013 ottobre

Se Maria non esistesse…

di don Massimo Lapponi

Maria-AssuntaNessuno oserebbe mettere in dubbio la grandezza di Karl Barth, né il suo posto di assoluto rilievo tra i teologi del XX secolo. Ma, come dice il proverbio, “quandoque bunus dormitat Homerus”, e certamente anche il buon Karl Barth dormicchiava quando scrisse che la mariologia è il tumore della teologia cattolica. Piuttosto, riecheggiando Voltaire, sarebbe più giusto dire che “se Maria non esistesse, bisognerebbe inventarla!”

            Scriveva un secolo e mezzo fa il dimenticato sacerdote filosofo Vito Fornari che, mentre alcuni filosofi considerano solo il mondo, altri solo Dio, altri Dio e il mondo, ma senza alcuna relazione tra loro, e altri ancora confondono Dio e il mondo senza alcuna distinzione, soltanto il cristianesimo considera Dio e il mondo nella loro distinzione e nella loro unità, grazie al mistero dell’Incarnazione. Solo con l’Incarnazione infatti il mondo trova il suo posto rispetto a Dio e si congiunge a Dio senza però annullare se stesso.

            In questa prospettiva tutta la creazione appare concepita fin dall’inizio in vista dell’Incarnazione ed è pervasa dall’aspirazione a congiungersi a Dio attraverso la persona umano-divina di Cristo. L’universa realtà è in tal modo illuminata dalla luce di Cristo e non vi è alcun aspetto di essa su cui il pensiero cristiano non possa dire una parola chiarificatrice e risolutiva.

            La pagina di Vito Fornari che ho richiamato suggerisce un’amara riflessione: il fatto che egli sia oggi completamente dimenticato va di pari passo con la triste constatazione che nel pensiero cattolico di questi nostri tempi di crisi e di decadenza non vi sia più uno sguardo capace di interpretare alla luce del Vangelo ogni aspetto della vita del mondo e dell’esperienza umana. Ora, se il cattolicesimo vuole uscire dal ghetto di “religione di sagrestia” in cui troppo spesso si trova costretto, esso deve ritrovare questo sguardo esplicativo dell’universa – cattolica! – realtà: ogni cosa deve essere vista nella luce di Dio, pur rimanendo se stessa, attraverso il mistero dell’Incarnazione. Se infatti il cattolicesimo non si mostra capace – come invece di fatto è – di spiegare e illuminare ogni realtà, ma invece esclude da sé aspetti fondamentali dell’esperienza umana, gli uomini gli volteranno le spalle – come stanno facendo – e gli preferiranno religioni o filosofie alternative che, a torto o a ragione, sappiano farsi valere.

            E se c’è un campo in cui la tradizionale dottrina cattolica viene facilmente attaccata e troppo spesso, non sapendo fra altro che opporre una timida e poco convinta difesa di un costume quasi universalmente considerato superato, si trova ridotta a mal partito,  è quello della morale sessuale. Lo dimostra – tra mille altri fatti – un recente episodio che vede protagonista un illustre personaggio (http://www.corrispondenzaromana.it/a-ravenna-in-scena-spettacolo-blasfemo/#more-11249).

            Ora la più semplice riflessione suggerisce che proprio dall’Incarnazione dovrebbe scaturire l’unica luce capace di rischiarare il mistero così ingarbugliato e torbido, ma così cruciale per la vita dell’uomo e del mondo, della vita e della morale sessuale. Che tra quest’ultima e la generazione della vita vi sia un legame inscindibile nessuno potrebbe negarlo e, d’altra parte, l’Incarnazione, se pure è opera dello Spirito Santo, è misteriosamente inserita nella serie delle generazioni umane: “Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe… Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo” (Mt 1, 2.16).

            Volendo dunque riprendere e sviluppare il pensiero di Vito Fornari, dobbiamo dire che, se tutto il creato aspira misteriosamente a congiungersi a Dio nella persona del Verbo incarnato, questa aspirazione prende coscienza di sé soltanto nell’uomo, come soltanto grazie all’intelligenza, al sentimento e all’opera dell’uomo la creazione inferiore trova il suo senso. Ma questo senso, come si è detto, gravita tutto verso l’aspirazione al congiungimento della vita umana con la vita divina nella persona di Cristo Uomo-Dio. Dunque tutto il lavoro dell’uomo sulla terra trova il suo culmine nella generazione del Figlio di Dio.

            Ogni generazione però in qualche modo prefigura e prepara questa divina generazione, tanto che si potrebbe dire che non c’è alcuna opera umana così nobile e degna dell’uomo come la generazione della vita, e alla generazione e glorificazione della vita umana è subordinata ogni altra attività dell’uomo. Infatti l’opera dell’uomo scadrebbe ad una semplice organizzazione del mondo materiale, ovvero si manifesterebbe come affermazione della propria energia conquistatrice, pronta ad entrare in uno spietato conflitto dell’uno contro l’altro, se non fosse elevata al suo fine più sublime: il fine dell’amore e del servizio amoroso alla vita umana, nell’aspirazione segreta e misteriosa ad un amore e ad una vita infiniti.

            Ma chiediamoci: chi è che risveglia nell’uomo la nostalgia per questo fine superiore della sua vita se non la donna? Ogni donna che incrocia il nostro cammino dovrebbe ricordarci che non siamo soltanto operai, soldati, ingegneri, economisti o organizzatori sociali, ma che il fine vero di ogni nostra azione è l’amore e il servizio fraterno, cioè il servizio amoroso alla vita e la preparazione della generazione della vita divina nella vita umana.

            Dunque una segreta intuizione dell’infinita vita divina irradia l’amore fecondo dell’uomo e della donna e sostiene e rafforza, con la sua luce sublime, la vocazione dell’uomo al servizio della vita, mentre, nello stesso tempo, impedisce alla vita sessuale di chiudersi nella prigione di un’intrascendibile carnalità.

            Ora, se l’essenza stessa del peccato – e del Peccato Originale in particolare (del quale i decadenti teologi di oggi non vogliono neanche sentir parlare) – consiste nella pretesa di fare a meno di Dio, la conseguenza prima di esso sarà la riduzione dell’opera dell’uomo ai ristretti orizzonti terrestri, cioè a finalità inferiori al servizio della vita umana e umano-divina.

Quale sarà allora il destino della donna, se non di decadere da tramite per una vocazione superiore del genere umano a semplice strumento di soddisfazione carnale? Ella, dal rango regale di ispiratrice dell’universa attività dell’uomo, viene degradata alla chiusa particolarità di un rapporto servile. Ciò si manifesta ancora nel contrasto tra vita sociale e vita familiare e tra l’affermazione pubblica dell’attività maschile e la relegazione della donna tra le pareti domestiche: l’universalità dell’uomo si degrada alle sole dimensioni terrene, mentre l’attività della donna al servizio amoroso della vita viene esclusa da essa e racchiusa nella particolarità della vita privata.

Ma finché la missione della donna rimane così ristretta nel particolare e nel privato, l’attività dell’uomo sarà sempre coartata nei limiti di finalità terrestri inferiori al servizio della vita, mentre dal canto suo la donna o rimarrà relegata in un ruolo domestico servile, ovvero, nell’illusione di riscattarsi dalla sua subordinazione, sarà trascinata ad uniformarsi alla terrestrità dell’attività maschile.

E’ stato Cristo a immettere nella storia del genere umano il germe rivoluzionario che avrebbe riportato la missione della donna sul piano dell’universalità. Egli infatti ha imposto, con tutta la potenza infinita della sua divinità, alla terrestrità e alla violenza della potenza terrena maschile di chinarsi al servizio dell’amore e della vita: “Beati i miti, perché erediteranno la terra!” (Mt 5, 5). Sì, la terra non appartiene ai violenti, ma ai miti, che seguono l’ispirazione risvegliata in loro dall’amore per la donna e per la vita e, portandola sul piano dell’universalità, immettono in tutta l’attività umana il respiro sublime del servizio, del rispetto, dell’amore.

“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5, 44-45).

Per questo furono le donne le più fedeli discepole di Cristo, e tutte le donne sentono misteriosamente che Cristo è il loro vero sposo, l’unico e vero difensore della vita e dell’amore, il quale ha posto la vita e l’amore – e quindi la missione della donna – di nuovo al centro dell’attività universale e pubblica dell’uomo. “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3, 35).

A questo punto è importante osservare che l’universalità è propria dello spirito, come la particolarità è propria della carne. Ora la generazione di Cristo da Maria per opera della Spirito Santo ci fa capire che esiste una generazione che si manifesta nella carne, ma procede dallo spirito: essa è anche modello sublime della stessa generazione carnale. Sarà dunque proprio la presenza nel mondo di questa generazione spirituale che si manifesta nella carne a dare il respiro dell’universalità anche alla generazione carnale.

Ma la generazione spirituale e universale non è limitata alla nascita di Cristo da Maria: essa si estende a tutta la vita verginale consacrata a Dio, propria del sacerdozio e della vita religiosa. Per mezzo di essa lo spirito di servizio amoroso alla vita, e quindi il rapporto con la donna in tutti i suoi aspetti, dal mondo chiuso dell’egoismo privato viene portato sul piano universale, pubblico e sociale.

Sappiamo bene che la società moderna – in cui il rifiuto o l’oblio del senso sacro di ogni realtà portano la donna a rinunciare alla propria missione di elevare l’attività dell’uomo nella luce del servizio amoroso alla vita – è come travolta da un risucchio irresistibile verso una coartazione dell’attività umana in orizzonti puramente terrestri, e sappiamo anche quello che ciò significhi in termini di diffusione dell’indifferenza, del cinismo, del disprezzo verso vita umana. E se la Chiesa si oppone a questa deriva, lo fa come Sposa di Cristo e come coscienza spirituale dell’umanità, la quale non è annientata nel suo essere dall’unione con la divinità nella persona di Cristo, ma al contrario, proprio in questa unione sperimenta la consumazione del suo desiderio e del suo essere più profondo.

Certamente Barth ha ragione nel ricordare che la salvezza e la divinizzazione dell’uomo sono opera esclusivamente di Cristo, e non di Maria. Ma se l’umanità è salvata e divinizzata, essa non è però annientata da Cristo. Ora Maria è la più sublime rappresentante dell’umanità, non solo in quanto redenta dal peccato, ma anche in quanto sposa e generatrice della persona umano-divina di Cristo, e come Cristo è un modello sublime per ogni uomo divenuto realmente figlio di Dio, così era necessario che ogni donna avesse un modello sublime nella Madre generatrice della vita infinita del suo Figlio divino. E come Cristo è risorto e asceso al cielo in anima e corpo per confermare che l’umanità non è annientata nel suo essere proprio dalla sua unione con la divinità, così era necessario che Maria ascendesse al cielo in anima e corpo per confermare che la missione della donna a servizio dell’amore e della vita rimane per l’eternità.

E Cristo stesso ha reso onore a questa missione della donna. Infatti come uomo da chi ha egli imparato la misericordia, la premura per la vita umana, la dolcezza dell’amore, la speranza in una felicità sovrumana se non dal mistero della maternità che lo ha generato, nutrito, protetto, accarezzato e seguito fedelmente fino alla morte – da colei che giustamente invochiamo come “madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra”? E questo mistero di amore è stato l’anima del suo messaggio – né poteva essere altrimenti se soltanto attraverso la donna si rivela all’uomo il senso sublime della sua vita – quel messaggio che, come abbiamo già osservato, ha immesso nella storia del genere umano l’aspirazione irresistibile a porre tutta la forza dell’uomo a servizio dell’amore e della vita.

Se dunque oggi vediamo le forze dell’inferno scatenate come non mai nel tentativo di sradicare per sempre questa aspirazione dal cuore del genere umano, non possiamo fare di meglio che ripetere l’antica invocazione: “O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria!”

volantino doppio 2013 ottobre

Da lesbica a etero: “Vi racconto l’inganno del femminismo”

Testimonianza di Francesca

coppia_lesbica-620x350Ho scoperto di essere lesbica quando lavoravo negli ambienti universitari. Mi occupavo di scienze sociali perciò, un po’ per lavoro, un po’ per interesse, iniziai a frequentare movimenti femministi. Provenivo da un ambiente sociale e famigliare segnato da un forte clima di individualismo (ognuno deve sapersela cavare da solo e bene), perciò non fu difficile per me sposare ciò che il femminismo radicale insegna: la donna basta a se stessa e l’uomo rappresenta un nemico. Nei numerosi circoli culturali che frequentavo, notavo che i dibattiti, l’arte, le presentazioni librarie, la moda, la comunicazione, gli eventi avevano un filo comune che tesseva l’immagine della donna di oggi: difenditi e aggredisci per sopravvivere al maschio dominatore e trova solidarietà e protezione nelle donne.

Eppure la quotidiana battaglia che vedevo non era verso il maschio conquistatore dipinto in passato dal femminismo tradizionale. In realtà, mi confrontavo sempre più con uomini profondamente in crisi con la propria mascolinità, intimoriti dall’aggressività della donna e incapaci di gestire e prendere decisioni. Conoscevo donne stanche (tra cui io stessa) di condurre relazioni con uomini simili a bambini impauriti e immaturi. Conoscevo uomini a metà, che dovevano tener testa all’aggressività della donna nella società e sul lavoro. In questo scenario, la complementarietà uomo-donna si stava trasformando in divergenza prima e ribaltamento poi della mascolinità e femminilità. Io stessa ero un meccanismo inconsapevole di questo ingranaggio. Con il tempo, iniziai a provare sempre più sfiducia verso gli uomini, mentre cresceva una forte complicità con le donne che fece emergere la mia omosessualità.

Mi sentii realizzata e credetti finalmente di aver trovato una completezza interiore. Ne ero pienamente sicura! Ero certa che solo un’altra donna potesse comprendermi e darmi quella protezione che io come donna desideravo. Poco alla volta, però, iniziai a sentirmi svuotata. Quel vortice di condivisione emotiva mi consumava. Se quella era la libertà, perché mi sentivo morta? Oggi rispondo: perché venivo da una realtà mossa da interessi politici ed economici che speculava sulla sofferenza dell’altro. Al minimo dubbio sulla condizione omosessuale, mi sentivo rispondere: «Tu sei così, è la tua vera natura, non fare domande inutili e vivi, la colpa è dell’altro che non sa accettarti». Un vero inganno.

Ero un’anticlericale favorevole alla laicità della società, finché qualcosa si mosse in me. Dopo tanto tempo, mi avvicinai alla fede a seguito di un pellegrinaggio a Medjugorje. Iniziai così un percorso cristiano nel quale incontrai sacerdoti e associazioni cattoliche che accolsero la mia sofferenza e con i quali cercai di comprendere la verità della mia identità alla luce dell’onestà intellettuale, scientifica e della dignità umana, aiutata anche da alcuni psicoterapeuti. La presa di coscienza di quanto fosse alterata la realtà femminista nella quale vivevo, mi permise di iniziare un percorso che mi ha portato a riconnettermi con la mia identità di donna. Oggi so che la mia omosessualità è stata la conseguenza di un modo di percepire falsamente la mia identità, secondo una realtà artificiale nella quale mascolinità e femminilità assumono caratteri indistinti, liquidi, sostituibili e ribaltabili. Mi sono sposata e al mio fianco cammina un uomo integro nella sua mascolinità. È nella verità della propria identità che risiede la libertà.

Francesca
(per gentile concessione della Voce del Popolo di Brescia)   http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/da-lesbica-a-etero-la-storia-di-francesca.aspx