Cos’è la fatica per un sacerdote? L’incontro di Papa Francesco con il clero romano

Papa-Francesco-preti-670x223-1371044862Oggi, 16 settembre 2013, Papa Francesco ha incontrato il clero romano nella Basilica di San Giovanni in Laterano insieme al cardinale vicario Agostino Vallini. Il suo discorso è iniziato prendendo spunto da una lettera ricevuta nei giorni scorsi, scritta da un sacerdote anziano, che gli parlava della fatica, “una fatica nel cuore”. “Cos’è la fatica per un sacerdote, per un vescovo anche per il vescovo di Roma? C’è una fatica del lavoro e quella la conosciamo tutti. Arriviamo alla sera, stanchi di lavorare e passiamo davanti al Tabernacolo per salutare il Signore. Sempre, ha avvertito, bisogna passare dal Tabernacolo”.

Quando un prete è in contatto con il suo popolo, si fatica. Quando un prete non è in contatto con il suo popolo, si fatica, ma male e per addormentarsi deve prendere una pastiglia, no? Invece, quello che è in contatto con il popolo, ché davvero il popolo ha tante esigenze, tante esigenze! – ma sono le esigenze di Dio, no?, quello fatica sul serio, eh?, e non sono necessarie le pastiglie.

“C’è però una fatica finale che si vede prima del tramonto della vita dove c’è la luce buia e il buio un po’ luminoso. E’ una fatica che viene nel momento in cui dovrebbe esserci il trionfo e invece viene questa fatica. Questo succede quando il prete si interroga sulla sua esistenza, guarda indietro al cammino fatto e pensa alle rinunce, ai figli che non ha avuto e si chiede se ha sbagliato, se la sua vita è fallita. E’ proprio la fatica del cuore di cui il sacerdote scriveva nella lettera.

Proprio su questo tema della fatica, il Papa ha citato alcune figure nella Bibbia, da Elia a Mosè, da Geremia fino a Giovanni Battista. “Quest’ultimo, nel buio del carcere, vive il buio della sua anima e manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è davvero Colui che stanno aspettando. Cosa può fare dunque un sacerdote che viva l’esperienza del Battista: pregare, fino ad addormentarsi davanti al Tabernacolo, ma stare lì. E poi cercare la vicinanza con gli altri preti e soprattutto con i vescovi.

“Noi vescovi dobbiamo essere vicini ai preti, dobbiamo fare la carità al prossimo, e i più prossimi sono i preti. I più prossimi del vescovo sono i preti. Vale anche al contrario, eh?: il più prossimo dei preti dev’essere il vescovo: il più prossimo. La carità al prossimo, il più prossimo è il mio vescovo. Il vescovo dice: i più prossimi sono i miei preti. E’ bello questo scambio, no?

“Questo credo che sia il momento più importante di vicinanza, tra vescovo e preti: questo momento senza parole, perché non ci sono parole per questa fatica”.

C’è stato anche un dialogo tra il Papa e i sacerdoti presenti, ai quali il Papa ha detto di sentirsi liberi di chiedere qualunque cosa. Rispondendo alla prima domanda, Papa Francesco ha detto che, nel servizio pastorale, non bisogna confondere la creatività con fare qualcosa di nuovo. “La creatività è cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato e questo non è facile. Creatività non è soltanto cambiare le cose. E’ un’altra cosa, viene dallo Spirito e si fa con la preghiera e si fa parlando con i fedeli, con la gente”. E ha ricordato un’esperienza vissuta quando era arcivescovo di Buenos Aires, con un sacerdote, si cercava di capire come poter rendere la sua chiesa più accogliente:

“Ah, se passa tanta gente, forse sarebbe bello che la chiesa fosse aperta tutta la giornata … Bella idea! Anche sarebbe bello che ci fosse sempre un confessore a disposizione, lì … Bella idea! E così è andato”.

“Questa è una coraggiosa creatività. Sui corsi pre-battesimali, bisogna superare l’ostacolo dei papà e delle mamme che lavorano tutta la settimana e la domenica vorrebbero riposarsi. E allora bisogna cercare strade nuove come una missione nel quartiere promossa dai laici. E questa è la conversione pastorale. La Chiesa, anche il Codice di diritto canonico ci dà tante, tante possibilità, tanta libertà per cercare queste cose. Bisogna cercare i momenti di accoglienza, quando i fedeli devono andare in parrocchia per una cosa o un’altra”. Ha criticato severamente chi, in una parrocchia, è più preoccupato a chiedere soldi per un certificato che al Sacramento, facendo allontanare la gente. C’è bisogno di una “accoglienza cordiale: che quello che viene in chiesa si senta a casa sua. Si senta bene. Che non senta che è sfruttato”.

“Un prete, una volta – non della mia diocesi, di un’altra diocesi – mi diceva: ‘Ma, io non faccio pagare niente, neppure le intenzioni delle Messe. Ho lì una scatola, e loro lasciano lì quello che vogliono. Ma, Padre: ho quasi il doppio di quello che avevo prima! Perché la gente è generosa, e Dio benedice queste cose’.

“Se, invece, la gente vede che c’è un interesse economico allora si allontana”.

A chi gli ha domandato come si definisse ora visto che, da arcivescovo di Buenos Aires, amava definirsi semplicemente come sacerdote, ha risposto:

“Ma, io mi sento prete, davvero. Io mi sento prete, sacerdote, davvero, vescovo … Mi sento così, no? E ringrazio il Signore per questo. Avrei paura di sentirmi un po’ più importante, no?, quello sì: ho paura di quello, perché il diavolo è furbo, eh?, è furbo, e ti fa sentire che adesso tu hai potere, che tu puoi fare quello, che tu puoi fare quell’altro … ma sempre ci gira, ci gira, come un leone – così dice San Pietro, no? Ma grazie a Dio, quello non lo ho perso, ancora, no?

E se voi vedete che una volta l’ho perso, per favore, ditemelo, ditemelo, e se non potete dirlo privatamente, ditelo pubblicamente, ma ditelo: ‘Guarda, convertiti!’, perché è chiaro, no?”

Parlando dei preti misericordiosi, ha detto: “Un prete innamorato deve sempre fare memoria del primo amore, di Gesù, tornare a quella fedeltà che rimane sempre e ci aspetta. Per me, questo è il punto-chiave di un prete innamorato: che abbia la capacità di tornare con la memoria al primo amore. Una Chiesa che perde la memoria, è una Chiesa elettronica: non ha vita. Bisogna guardarsi dai preti rigoristi e lassisti. Il prete misericordioso, ha affermato, è quello che dice la verità, ma aggiunge: Non spaventarti, il Dio buono ci aspetta. Andiamo insieme. Questo dobbiamo averlo sempre sotto gli occhi: accompagnare. Essere compagni di strada. La conversione sempre si fa così, in strada, non in laboratorio”.

“La verità di Dio è questa verità, diciamo così dogmatica, per dire una parola, o morale, ma accompagnata dall’amore e dalla pazienza di Dio. Sempre così”.

“Nella Chiesa ci sono certo gli scandali ma anche tanta santità e questa è più grande. E c’è anche la santità quotidiana, nascosta, quella santità di tante mamme e di tante donne, di tanti uomini che lavorano tutto il giorno per la famiglia”.

“Io oso dire che la Chiesa mai è stata tanto bene come oggi. La Chiesa non crolla: sono sicuro, sono sicuro!”

Un ultima importante sottolineatura da parte di Papa Francesco, c’è stata sul tema della famiglia, e in particolare sulla delicata questione della nullità dei matrimoni e sulle seconde unioni. “Il problema non si può ridurre soltanto se si possa fare la comunione o no, perché chi pone il problema soltanto in quei termini non capisce qual è il vero problema. E’ un problema grave di responsabilità della Chiesa nei riguardi delle famiglie che vivono in questa situazione. La Chiesa in questo momento deve fare qualcosa per risolvere i problemi delle nullità matrimoniali. Se ne parlerà nel prossimo Sinodo dei vescovi sul rapporto antropologico del Vangelo con la persona e la famiglia, in modo che sinodalmente si studi questo problema. Questa è una vera periferia esistenziale”.

http://cosarestadelgiorno.wordpress.com/2013/09/16/cose-la-fatica-per-un-sacerdote-lincontro-di-papa-francesco-con-il-clero-romano-16-settembre-2013/

volantino settembre 2013

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9 thoughts on “Cos’è la fatica per un sacerdote? L’incontro di Papa Francesco con il clero romano

  1. La Chiesa cattolica sta sempre bene, perché se il Corpo mistico tradisce in quanto peccatore, il Capo che è Cristo non tradisce mai e rende la Chiesa Santa dove camminare nella Santità e nel bene. Chi non si sente bene nella Chiesa è perché non si sente Chiesa, e alla fine se una membra soffre tutta la Chiesa soffre, quindi cara Antonella sentiti Chiesa perché lo sei in quanto battezzata e rendi alla Chiesa maggior benessere con il tuo amore.
    Per te LIRReverendo

  2. sono d’accordissimo con te…. però la frase del Papa non tutti la intendono come l’hai spiegata tu.

  3. Purtroppo ognuno lavora di libera interpretazione di cio’ che si dice. Sopratutto se fuorviati dai media

  4. Segui il magistero delle Chiesa e non ascoltare sirene, anche che teologizzano. Uniti in Cristo per Maria Santissima
    Per te LIRReverendo

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