Dal Reiki al Rosario. Grazie Gospa!

                                                                                                     Testimonianza

mariaNel frattempo però un’altra presenza spirituale iniziò a rendersi percepibile. Intuivo che faceva ogni sforzo perché io potessi, nella mia umanità, accorgermi della sua presenza. Era uno spirito pure lui, ma diverso da quella creatura oscura che per prima mi si era manifestata sensibilmente. Era diverso da “loro”, da quei “loro” che talvolta percepivo da bambina. Anche lui faceva però parte di quanto mi pareva di sentire quando ero ragazzina, e sapevo che era diverso dagli altri. Era uno spirito gentile. Era “pieno di luce” mentre gli altri mi apparivano oscuri, con bagliori oscuri, mentre lui era chiaro. Penso che nella sua natura sia come gli altri, che condividano tutti la stessa natura perché l’essenza è la stessa nonostante ogni loro diversità (io queste entità, chiunque esse siano, le trovo tutte diverse tra loro come siamo diversi tra noi, presi individualmente, noi esseri umani, eppure condividiamo tutti la medesima natura umana … ecco, anche loro condividono tutti la medesima natura spirituale, che alcuni chiamano “angelica”). Questo spirito che cercava di fare in modo che mi accorgessi di lui e lo prendessi in considerazione era chiaro, determinato eppure gentile, non mi attaccava, non mi era ostile, non era ambiguo. Era lo stesso che, un giorno che ero ragazzina, mi parve di visualizzare per un istante sotto le sembianze di un piccolo bimbo grazioso. Anche se io non ero stata educata a credere nell’esistenza degli spiriti, tantomeno in quella degli angeli custodi, ora posso dire che quello era il mio Angelo Custode. Dato che insisteva, anche se ero in vacanza “da tutta quella roba lì” e volevo solo rimanere tranquilla, alla fine gli diedi ascolto. Compresi le sue ispirazioni un giorno che, uscita di casa, passai davanti ad una chiesa e vidi affisso un piccolo manifesto che parlava delle apparizioni mariane a San Martino di Schio.

Oh, basta cose sovrannaturali! Adesso sono in vacanza … e poi l’ho visto quanto può essere pericoloso voler conoscere certe cose e andare oltre i limiti della nostra condizione umana, di poveri mortali.

Pensai così perché ritenevo di averne avute abbastanza, e che forse le cose materiali, per quanto talvolta “tristi”, “precarie come noi”, sono anche le uniche sicure perché appartengono alla dimensione terrena che ci è propria.

Sì, è vero che la dimensione materiale ci appartiene, e noi ad essa, per via del nostro corpo destinato a morire. Ma è vero anche che non siamo solo corpo, ma siamo Anime, e allora anche le dimensioni spirituali ci appartengono, e noi ad esse.

Mentre pensavo queste cose, nel mio cuore sentii una stilla di dolcezza e mi passò la paura. Sul manifesto c’era un’immagine di una statua raffigurante la Madonna, e aveva un volto dolce e umano, una vera donna, ma dolce, così dolce che pensai che non avevo motivo di temere, perché è una donna come lo sono io, e Lei è migliore di me e di tutte le altre donne, e allora se le mie amiche sono dolci, se mia madre, nonostante i suoi difetti, è dolce, tanto più la Madre di Gesù. Di Lui, devo dire, avevo un po’ di paura, e se pensavo a Dio, qualunque idea personale io avessi di Dio, provavo un tale timore che non ci volevo pensare proprio. Ma con Maria era diverso.

C’erano degli incontri di catechesi, pochi, che si tenevano tutti ravvicinati e poi si andava a San Martino di Schio e si faceva la consacrazione al Cuore di Maria, che è una consacrazione laica, non significa prendere i voti. E’ una cosa che ha chiesto la Madonna. Dato che mi ero sentita minacciata, anche se alla fine non ero stata aggredita, durante gli ultimi incontri del gruppo di cui facevo parte, pensai che la protezione della Madonna mi sarebbe tornata utile. Non che avessi chissà quale fede, ma mi pareva una cosa innocua e anzi benefica … così partecipai alle catechesi per adulti, che poi non erano delle vere e proprie catechesi, ma si parlava di quello che era successo a San Martino, si parlava anche lì di etica e di “segni dei tempi” e io pensavo che alla fine il tutto avrebbe potuto integrare quello che avevo elaborato nell’altro gruppo, perché i risvolti etici erano in parte simili, solo che noi non parlavamo “in modo cristiano” e ci interessavano più i fenomeni da osservare e descrivere in sé stessi che la loro interpretazione spirituale o morale. Dunque andai a San Martino e quando tornai a casa dopo la consacrazione, mi parve che quello spirito chiaro che avvertivo essermi estremamente benevolo e che era anche riuscito a manifestarsi ai miei sensi pure lui per qualche istante, ma non come una specie di “agile folletto” o di “goblin”, bensì sotto le sembianze di un giovinetto dai capelli biondi come il grano, fosse molto felice.

Era tanto felice che io non riuscii proprio a dirgli di no quando mi propose di “rendere omaggio alla sua Regina”, come lui chiama la Madonna, accettando di unirmi a quei giovani che andavano a Medjugorje. Avevo detto di no a chi organizzava il viaggio, ma dire di no a quello spirito mi pareva davvero una cosa “poco carina”. Così preparai una borsa con dentro i maglioni più pesanti che avevo, indossai gli scarponi da montagna e un giaccone e, dopo avere parlato brevemente con l’organizzatore, mi presentai al luogo della partenza. Erano le cinque del mattino circa, era buio, faceva freddo, avevo sonno, e il mio Angelo era tutto contento e, pur non potendolo più visualizzare, mi pareva che mi seguisse da vicino, stando dietro la mia spalla destra, e vibrasse di soddisfazione.

A Medjugorje faceva effettivamente molto freddo, sì, ma non pioveva. E meno male, perché la pioggia non l’avrei tollerata, me ne sarei rimasta tutto il tempo chiusa in camera se avesse piovuto. I miei compagni e compagne di viaggio erano simpatici, con qualcuno di loro sono rimasta in contatto anche dopo. A Medjugorje tutto andò bene e io mi sentivo tranquilla, al sicuro, l’avevo preso come un viaggio di piacere … ma una mattina andai a Messa e trovai un giovane uomo, era lì a Messa anche lui e c’era molta gente, eravamo tutti vicini e noi eravamo arrivati presto e ci eravamo seduti in prima fila. Questo ragazzo penso lo conoscessero gli altri, io personalmente no, perché non conoscevo tutte le persone del gruppo, solo alcune, ma tanto stavamo tutti insieme durante le celebrazioni. Questo ragazzo era normale, come molti altri, ma durante la Messa e la preghiera a volte iniziava ad agitarsi molto, gli veniva una specie di attacco di panico a volte tanto intenso che si sentiva mancare. Quella mattina a lui venne una di quelle crisi e si afflosciò a terra. Dato che mi era stato insegnato, ad un corso per volontari, come soccorrere una persona e come accertarsi che i suoi parametri vitali siano accettabili e stabili, vedendo che aveva perso conoscenza mi chinai su di lui per controllare che almeno respirasse regolarmente e vedere se si riprendeva, come era già successo un’altra volta. Lo chiamai e lo toccai e mi accorsi che non era svenuto. Era come “incantato”. Teneva gli occhi aperti e guardava fisso davanti a sé, ma pareva essersi estraniato da tutto quanto lo circondava. Quando mi avvicinai di più al suo viso per vedere se mi avrebbe guardata, lui uscì dal suo stato di “incantamento”, e mi guardò con un’espressione ambigua e vagamente ironica che mi ricordò per certi aspetti quella di … ma ovviamente pensai che era solo la mia impressione: quel tale soffriva di crisi di nervi e dava in escandescenze per poi afflosciarsi sulla sedia o sul pavimento direttamente.

Cosa stai facendo? Riprenditi, su!

Gli dissi un po’ infastidita, perché le persone attorno a noi avevano iniziato a guardarci e io pensavo che lui fosse in preda ad una crisi isterica e che c’era di che vergognarsi di dare simili spettacoli in chiesa, durante la messa e davanti a tutti.

Alzati e stai tranquillo, perché ci stanno già guardando tutti …

Ero arrabbiata con lui perché ogni volta che gli venivano quelle crisi generava scompiglio e noi eravamo imbarazzati non sapendo come calmarlo. Una donna matura ebbe compassione di noi e si avvicinò per chiederci se volevamo un po’ d’acqua. Stavo per accettare quando quel ragazzo mi parlò. Non so dire se mi parlò con tono di voce normale, da conversazione, o se parlò piano di modo che solo io che ero vicina potessi udirlo. Io lo udii chiaramente, gli altri non lo so. Ma se parlò a voce alta tutte le persone che erano vicino vennero a sapere che io ero “quella che fa reiki e vediamo un po’ che altro sai fare”.

Sì, perché è questo che mi disse, con quell’aria ironica stampata in faccia che non pareva neppure più lui. E neppure la voce, a dire il vero, pareva la sua. Era diversa. Era sempre la sua voce, cioè veniva da lui, da dentro di lui, ma … era diversa. Distorta, alterata, storpiata nel timbro in modo bizzarro, era roca e come “metallica” e per un istante ne fui stupita perché faceva davvero uno strano effetto sentirla. Assomigliava a quelle voci “da cartone animato” che vengono appositamente distorte mediante l’utilizzo di programmi appositi, o alle voci che vengono distorte al computer durante le interviste a persone che non vogliono correre il rischio di essere identificate neppure dalla loro voce.

Disse: – Dai, tu che fai reiki! Che altro sai fare? -.

Incavolarmi con chi va in giro a dire gli affari miei, per esempio.

Ma in quel momento ero più meravigliata che arrabbiata.

              Come cavolo fai a sapere questa cosa? -.

Bisbigliai al ragazzo, ma lui continuò a sorridere in quel modo strano e ironico. Io non lo avevo detto a nessuno, tanto meno a lui: era un mio segreto e non volevo affatto che si sapesse, tanto meno che lo si sapesse a Medjugorje, durante una Messa, e detto da un indemoniato!

Ero così imbarazzata che volevo nascondermi, scappare via e tornare a casa immediatamente, altro che stare lì con tutti a guardaci e quel tale che continuava a sorridere beffardo, ridacchiare e rivelare le cose mie!

Vuoi andare a mettere in giro i manifesti di questa cosa?!

Non potete immaginare il mio imbarazzo quando una suora che era lì disse: – Già che ci siete andate pure a farlo scrivere sul giornale! -.

Volevo veramente … come dire … evaporare.

Meno male che mi accorsi che la maggior parte delle persone attorno a noi non aveva capito praticamente niente, pur udendo le parole del ragazzo (o dei suoi spiriti), ma probabilmente non ne compresero il significato. Alla fine accettai l’acqua che la signora ci aveva offerto, e la bevvi tutta io mentre il ragazzo ancora parlava, ridacchiava e faceva una quantità di versi privi di senso logico.

Ero furiosa.

Tuttavia rimasi in chiesa e poi le cose si calmarono e il ragazzo tornò normale. Non gli dissi niente.

Volevo strozzarlo. Ma lui non avrebbe mai saputo perché io volessi strozzarlo fuori dalla chiesa e dopo la fine della Messa. Infatti lui dopo le sue crisi non si ricordava più niente di quello che era successo, aveva “un vuoto” quando usciva da quel suo specie di “trance”. Quindi era inutile rinfacciargli le sue affermazioni.

Mancava solo un giorno al ritorno e in quel giorno io pregai per poter capire qualcosa, soprattutto della mia vita, perché avevo paura di cacciarmi in qualche pasticcio.

Pregai dicendo: – Io i miei dubbi li ho tutti, ma se in questo luogo c’è qualcosa di speciale, se questo è davvero un “luogo di grazia”, allora “che io trovi grazia”, ora! -.

Sentii allora una voce che non so da dove venisse ma mi raggiunse: era una voce femminile, una voce “pulita”, nitida, gentile ma normale, che disse: – Lascia il reiki e, con esso, lascia tutto quello che non viene da Dio -.

Compresi che mi veniva chiesto di riflettere e scegliere di acquisire consapevolezza ed operare dei cambiamenti nel mio modo di vivere la mia vita, in quello che facevo …

Ah… d’accordo… se lo vuoi Tu…

Dissi in risposta alla voce che avevo sentito, ma non bastava che lo volesse la Madonna, o il mio Angelo, o che lo volesse Dio: anche io dovevo volerlo, la scelta alla fine era mia.

                                                                                                                                                                     (Continua)

pellegrinaggio agosto 2013

 

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