Dal Reiki al Rosario. Grazie Gospa!

seconda parte

mariaIo non so dire cosa sia reiki nella sua essenza, cioè non so che cosa sia questa “libera energia”, di cosa sia fatta e da cosa sia prodotta. Per la scienza ufficiale, le teorie sull’energia cosmica, sul ki o prana sono “pseudoscientifiche” e non possono essere inserite nelle comuni indagini appunto scientifiche e di laboratorio, ma dato che si parla di energia un po’ ovunque, e spesso a sproposito, e che anche la fisica, per esempio, studia l’energia, e poi si parla di elettromagnetismo e di particelle, non mi meravigliavo di sentire parlare di energia anche in reiki, perché in fisica si dice talvolta che “tutto è energia” e in chimica si dice che “tutto si trasforma”, quindi perché non accettare il principio “ki” come in qualche modo attinente a qualcosa di scientifico e di reale, anche se la scienza occidentale non se ne occupa ufficialmente ? Alla fine non mi importava neppure molto di “definire a me stessa” cosa fosse reiki e di analizzarlo secondo determinati criteri di scientificità. Io lo praticavo così, “a tempo perso”, con moderata curiosità, e comunque subordinandolo sempre ai miei impegni ordinari.

Nonostante il mio atteggiamento scettico e distaccato, un pomeriggio che, così per “provare”, mi ero distesa sul mio letto e mi ero concentrata su quel “flusso di energia” e su quella “elettrificazione” da cui mi sentivo pervasa, mi meravigliai molto, e mi spaventai anche un pochino, di visualizzare accanto al mio letto uno … strano essere. Compresi per intuizione che non era una persona umana come me ma che era un’entità spirituale, un altro tipo di creatura e di intelligenza.

Ero davvero stupita. Nonostante io non ci credessi che poteva esistere, e neppure ci sperassi, né lo desiderassi, quell’entità, quello spirito, quella creatura intelligente ma diversa da me, si era ugualmente manifestato. Era simile, nell’aspetto con cui mi riusciva di visualizzarlo, a molti altri del suo tipo che ebbi modo di visualizzare in seguito. Antropomorfo nelle forme, esile come un fanciullo, ma di aspetto “alieno”, dalle proporzioni poco umane, con arti lunghi e sottili, la testa grande e un po’ allungata e grandi occhi scuri dallo sguardo ardente. Non aveva abiti, non aveva i capelli. Era scuro nel colore, grigiastro e liscio. Avete provato ad immaginare un piccolo diavoletto? Togliete al prodotto della vostra immaginazione qualsiasi calzamaglia rossa, togliete anche eventuali ali, corna o coda, zoccoli da ariete o che altro di “iconografico e folkoristico”, rivestite poi questo esserino di una luce endogena dal bagliore scuro, ed ecco la creatura che si presentò presso il mio letto quel pomeriggio che mi concentravo sul fatto di essere diventata una specie di conduttore umano di un’energia non meglio specificata.

Quello spirito secondo me era un vero demonio, un piccolo demonio che mi guardò e per un istante parve turbato (in seguito pensai che non avesse affatto intenzione di rendersi visibile, ma che per qualche motivo io riuscii a visualizzarlo lo stesso), ma poi uno strano sorriso, sottile ed enigmatico, gli si delineò in volto. Dopodiché si allontanò da me e quando lo vidi muoversi mi ricordai “loro”, che gli avevo già visti quelli come lui: da bambina e da ragazzina, ma poi avevo “rinnegato” quelle mie percezioni, ritenendole frutto di fantasia o riflessi di luci e ombre. Quell’entità si muoveva nell’ambiente (nella mia stanza per la precisione) con un’agilità e una rapidità impensabili per un essere umano come pure per un animale. Lo percepivo come una … massa energetica appunto, sempre che abbia senso descriverlo così, per me ne ha. E’ fatto di energia.

Dire che era “una presenza” va bene ma è poco: una presenza è ancora qualcosa di vago, invece “loro”, queste entità, non sono vaghi, ma hanno una massa, occupano uno spazio possono muoversi in esso, ma in modo diverso come facciamo noi, sono diversi da noi. Sono diversi da noi nella loro natura e nella loro essenza, sono diversi in senso ontologico. Come dire che “loro” sono “altro da noi”, quindi sono “alieni a noi”.

Ero così meravigliata che uno di “loro”, degli spiriti che talvolta si manifestavano ai miei sensi quando ero ragazzina, fosse in qualche tornato alla portata delle mie percezioni. Allora non era immaginazione la mia! Ero bambina che mi pareva di vederli, e ne ho visti anche dopo, fino ai 13 o 14 anni circa. Poi mi ero come “chiusa a tutto questo”, senza saperlo, senza accorgermene, perché crescendo ero cambiata, avevo perso la mia sensibilità e pensavo piuttosto allo studio e alle relazioni umane. Era venuto apposta, quel diavoletto, o mi stava osservando da prima? Forse sì. Ma dato che anni di “cecità spirituale” sono duri a buttar via, una parte di me continuava a non volerci credere, ritenendo fosse una specie di “proiezione” della mia mente, o forse mi ero addormentata, e nel dormiveglia i miei sogni erano stati visitati da un piccolo demonio. Sì, doveva essere così, una specie di sogno, e neanche mi ero accorta di essermi assopita.

I giorni seguenti furono normali, tranne per il fatto che una mattina che mi trovavo in un autobus, vidi di nuovo quell’essere. A volte mi pareva che mi seguisse per un tratto di strada, o meglio, che camminasse al mio fianco, solo un poco più indietro, distante circa un metro dalla mia persona. Lo visualizzavo per qualche istante, poi non ci riuscivo più oppure lui andava via. Ma ne avvertivo la presenza (quando dico che “ne avvertivo la presenza” intendo dire che avvertivo l’energia che emetteva, il suo “campo di energia” e la sua “massa”) ed era quindi una presenza concreta, vibrante e compatta. Chi non ha mai fatto esperienza di queste percezioni diciamo “extra sensoriali” avrà difficoltà a capire. In realtà, penso che solo chi ha provato qualcosa di analogo possa comprendere cosa intendo dire: per me quello spirito, o altre entità di vario tipo, compresi gli Angeli, sono concreti nonostante siano puri spiriti. Non hanno un corpo come il nostro, tuttavia sono creature vere e concrete.

Inizialmente le apparizioni e le manifestazioni di quell’entità oscura erano comunque sporadiche, abbastanza diradate da darmi modo di pensare, ogni volta, che me lo ero in qualche modo immaginato.

La ragazza che mi aveva dato reiki ammise un giorno di avere anche lei percezioni simili alle mie, riguardanti entità spirituali di vario tipo, alcune benevole e radiose (gli Angeli) e altre invece malevole, ambigue e oscure (i Demòni). Mi ricordai di quello che sentivo e visualizzavo da bambina ed ero felice che “il velo” su quello che ordinariamente è invisibile ai più, si fosse per me alzato una seconda volta.

Continuavo a non mostrare interesse in reiki per se stesso, perché era una cosa orientale e a me non interessavano le altre culture, ma accettai di unirmi agli amici di quella ragazza, i quali avevano formato un gruppo per parlare di quello che le persone comuni o molte di esse, nella mentalità eccessivamente materialista e scettica, negavano. Parlavamo dunque di come la Realtà fosse complessa e popolata di una varietà di creature spirituali: angeliche, diaboliche, come pure le Anime. Parlavamo dell’Anima e loro erano convinti che noi abbiamo un’Anima, anzi che noi siamo Anime oltre che corpi. Lo penso anche io. Ogni tanto, due o tre serate al mese, ci incontravano liberamente per parlare, per pregare, per descrivere le nostre sensazioni e visualizzazioni. Per la ragazza che conoscevo, reiki era un modo, una tecnica diciamo, per affinare la propria sensibilità, e anche a livello etico, doveva servire a migliorare, ad “evolvere”. Venne fuori che il gruppo era di carattere sperimentale, cioè non c’era un insegnamento ma più che altro si condividevano esperienza di vario tipo e si “sperimentavano” modi di accedere a percezioni sempre più nitide nei confronti delle dimensioni spirituali e dei loro immortali abitanti. Parlavamo anche di Gesù, di Maria, dei vari modi in cui le culture e le civiltà umane avevano simboleggiato e descritto gli spiriti, e parlavamo dell’insegnamento morale e spirituale di Cristo. Non era un gruppo cristiano, era un gruppo di sperimentazione spirituale, diciamo così, composto da persone di idee abbastanza differenti, o anche dichiaratamente agnostiche. Parlavamo anche degli esperimenti condotti da altri, per esempio dal chimico Corrado Malanga, ma non facevamo mai contattismo, né ci interessava la medianità, tutto quello che avveniva per noi era e doveva essere spontaneo e non ci interessava di riuscire a riprodurlo come uno scienziato cerca di riprodurre in laboratorio il fenomeno che studia: non era questo l’approccio, volevamo sentirci liberi da qualsiasi metodo, anche se veniva spesso usato reiki, da molti (io non mi sentivo invece molto portata per esso e non me ne entusiasmavo).  I primi incontri furono piacevoli ed interessanti, e le persone erano cordiali, tranquille. Dopo un po’ però iniziarono a capitare cose che non potevamo controllare. Alcuni di noi, tra cui io, ci eravamo infatti accorti che ogni volta che ci riunivamo, altri esseri ci raggiungevano, sapendo che si sarebbe parlato di certe cose spirituali, che alcuni avrebbero forse usato il reiki. Mi accorgevo della presenza protettiva degli Angeli, ma anche di quella minacciosa degli esseri di tenebra, quelli scuri come grafite, o luminosi di bagliori belli ma sinistri, o che prendevano talvolta l’aspetto di piccoli draghetti o di serpenti. Venivano anche loro e una sera cercammo di mandarli via perché ci parve che volessero attaccare. Una donna fu attaccata. Io li vidi mentre le si avvicinavano e accadde che “entrarono dentro di lei” come se il loro corpo spirituale, la loro massa energetica che non so di cosa sia fatta, “si sciogliesse” nel corpo fisico della donna e lo compenetrasse. Quella povera donna cadde a terra e prese a dimenarsi convulsamente, terrorizzandoci tutti. Altre volte, gli Angeli riuscirono ad intervenire per impedire ulteriori attacchi, ma io non mi sentivo più sicura e dissi agli altri che forse potevamo usare dell’acqua benedetta o metterci a pregare, perché a me in quei momenti che gli spiriti venivano e ci osservavano o aspettavano il momento propizio per attaccare uno di noi, veniva voglia di mettermi a pregare. Era qualcosa di istintivo.

Dato che si avvicinavano le feste di Natale e alcune delle persone in quel nostro piccolo gruppo riservato volevano trascorrere del tempo in vacanza, decidemmo di sospendere gli incontri, anche perché uno degli ultimi “incidenti” aveva comportato il lieve ferimento di un uomo, il quale aveva avuto la netta sensazione di essere “graffiato” dalle unghie di mani invisibili, solo che la sua maglietta ne risultò sgualcita e la pelle effettivamente presentava dei segni rossi senza sanguinamento, ma che comunque parevano graffi, e non si li era procurati lui. Queste ci aveva spaventati perché era chiaro come le entità diaboliche che non riuscivamo a tenere lontane così bene ci attaccavano in vario modo, scegliendo tra noi la persona che in quel momento, per qualche motivo, era più vulnerabile e potevano agire in modo concreto nell’ambiente fisico, nonostante i costanti tentativi da parte dei nostri Angeli di proteggerci. Così decidemmo di sospendere gli incontri almeno per il periodo delle feste. Quello che capitava nel gruppo era interessante e io pensavo che molte persone avrebbero voluto vedere i fenomeni che avevamo visto noi per poterli studiare o per potersene fare un’idea, tuttavia noi iniziammo ad avere timore e a renderci conto che se le cose fossero andare sul serio fuori controllo, il tutto poteva anche avere conseguenze molto spiacevoli, come nel caso della donna aggredita e nel corpo della quale avevo visto due o tre entità “come avvinghiarsi e sciogliersi dentro di lei”, e forse quella donna era stata violata da quelle entità, da quegli spiriti o, come si dice nella tradizione cristiana, era stata posseduta. Ora io questo gruppo di persone con cui mi incontravo, anche se di carattere sperimentale e non dottrinale, penso di poterlo quasi definire “esoterico”, perché era riservato agli iniziati cioè a coloro che venivano ammessi, non era aperto a tutti indistintamente ma soltanto a quelli che invitavamo e non volevamo che fosse conosciuto all’infuori della nostra cerchia, talvolta neppure dai nostri famigliari o amici, più che altro perché pensavamo che gli altri, gli “esterni”, ci avrebbero solo criticati o considerati un po’ eccentrici, troppo “spirituali e sognatori” rispetto al loro materialismo, o ci avrebbero considerati “come degli eretici”, e non avrebbero mai potuto capire che noi lo facevamo per sperimentazione, per interesse diciamo “scientifico”, anche se talvolta le discussioni riguardavano comunque l’etica, il comportamento delle persone, il concetto del bene e del male, dell’onestà, dell’amore, della rabbia, del perdono.

Durante le vacanze di Natale decidemmo quindi di accantonare per un po’ tutta la faccenda e tornare alla normalità, mescolandoci di nuovo con chi “non crede vi possa essere su questa Terra altro all’infuori di quello che ordinariamente percepiamo con gli organi di senso o con adeguata strumentazione”.

Volevo rilassarmi e godermi le feste … ma una sera mi chiamò un tizio che conoscevo di vista perché era amico di alcuni missionari ai quali tempo prima avevo donato dei vestiti smessi e alcuni alimenti in scatola da inviare ad una delle loro missioni sparse per il continente africano e sudamericano. Mi disse che aveva organizzato un viaggio a Medjugorje e mi invitò. Erano tutti giovani e ci andavano così, sportivamente, alloggiando in una pensioncina, portando con sé solo poche cose indispensabili. Dato che sapevo che Medjugorje era in Bosnia (ci era già stata una volta, di passaggio per Mostar) e che gli inverni slavi sono freddi, non avevo nessuna voglia di lasciare il tepore di casa mia per andare a Medjugorje: non si poteva fare in estate un viaggio del genere? Cosa ci andavamo a fare all’ultimo dell’anno, a congelarci su per il monte? E quindi dissi inizialmente che non sarei andata con loro.

                                                                                                                                                                          (Continua)

pellegrinaggio agosto 2013

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3 thoughts on “Dal Reiki al Rosario. Grazie Gospa!

  1. Sembrano creature aliene di Malebolge:
    “Come ‘l ramarro… /sì pareva, venendo verso l’epe/de li altri due, un serpentello acceso,/livido e nero come gran di pepe…”.
    Un serpente piccolo, ma sprizzante fuoco come un draghetto.
    Il paragone al “gran di pepe” riduce ulteriormente le dimensioni di questo rettile agile e veloce, e nello stesso tempo ne acuisce la malizia.
    Dante li aveva visti con le sue intuizioni?

  2. Mi piacerebbe sapere cosa ne è stato poi della povera “posseduta”, e come l’hanno soccorsa e curata (psichiatria, esorcismo, spero non suicidio!!).

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