Sarebbe fallimentare se non fosse missionaria

 

di Fabio Topputi

giovanni-il-buon-pastoreUna delle prime cose che emerge in famiglia o nelle chiacchiere al bar è quante persone si sono allontanate dalla religione e in particolare dalla Chiesa cattolica. E’ noto il fenomeno di una sorta di “privatizzazione” della fede, un’ esperienza religiosa senza mediazione ecclesiastica-la versione popolare potrebbe essere “credo in Dio, ma non nei preti”- che accetta alcuni postulati e ne scarta altri, prestando poca attenzione alle pratiche di culto e agli impegni laicali. Uno dei motivi dell’ allontanamento dalla Religione Cattolica è che a volte il sacerdote cade nella tentazione di essere amministratore e non pastore.

Ciò significa che, quando una persona va in parrocchia a chiedere un sacramento o per qualsiasi altro motivo, ad accoglierla non trova il prete ma la segretaria parrocchiale che, a volte, può essere una vera arpia. Il problema è che questo genere di persone non solo allontanano la gente da un determinato prete o da una determinata parrocchia, ma dalla Chiesa e da Gesù. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che per molti la parrocchia dietro casa rappresenta la “porta d’ ingresso” alla religione cattolica. E’ fondamentale che noi cattolici- sia sacerdoti che laici- andiamo incontro alla gente. Una volta un prete molto saggio disse che ci troviamo di fronte a una situazione totalmente opposta a quella prospettata nella parabola del buon pastore, che aveva novantanove pecore nel recinto ma andò a cercare l’ unica che si era smarrita: oggi ne abbiamo una nel recinto e novantanove che non andiamo a cercare. Sono sinceramente convinto che, al momento attuale, la scelta fondamentale che la Chiesa deve operare non sia di diminuire o togliere dei precetti, di rendere più facile questo o quello, ma di scendere in strada a cercare la gente, di conoscere le persone per nome. E non unicamente perché andare ad annunciare il Vangelo è la sua missione, ma perché se non lo fa si danneggia da sola.

A una Chiesa che si limita ad amministrare il lavoro parrocchiale, che vive chiusa nella sua comunità, succede esattamente come a una persona reclusa: si atrofizza fisicamente e mentalmente. O si deteriora come una stanza chiusa, dove proliferano muffa e umidità. A una Chiesa autoreferenziale succede esattamente come a una persona autoreferenziale: diventa paranoica, autistica. E’ ovvio che se uno esce in strada gli può anche succedere di avere un incidente, ma è mille volte meglio una Chiesa incidentata che una Chiesa malata. In altre parole, una Chiesa la quale si limita solo a svolgere un lavoro amministrativo, a custodire il suo piccolo gregge, è una Chiesa che alla lunga si ammala. Il pastore che si isola non è un vero pastore di pecore, ma un “parrucchiere” di pecore che passa il suo tempo a mettere loro i bigodini, invece di andare a cercarne altre.

Andare incontro alla gente significa uscire un po’ da noi stessi, dal recinto dei nostri punti di vista che, se chiudono l’ orizzonte che è Dio, possono rappresentare un ostacolo e porci invece in atteggiamento di ascolto. La Chiesa non può rimanere ancorata ad uno stile “clientelare”, in attesa passiva che arrivi il “cliente”, il fedele, bensì avere strutture che ci consentano di andare dove hanno bisogno di noi, dove sta la gente, dove si trovano quanti, pur desiderandolo, non si avvicinerebbero a strutture e forme antiquate che non corrispondono alle loro aspettative, né alla loro sensibilità. La Chiesa insomma deve essere missionaria e come diceva Paolo VI: “ Una Chiesa che non è missionaria, non è Chiesa!”

pellegrinaggio agosto 2013

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3 thoughts on “Sarebbe fallimentare se non fosse missionaria

  1. Quanto hai ragione!
    Cerchiamo di ritagliarci una religione, un essere cristiani su misura, la propria, adducendo scuse puerili per contestare continuamente ciò che la Chiesa ci dice. Quante volte ho sentito: “Credo in Dio, ma non nei preti”! E’ vero che molti preti allontanano dalla fede, ma forse è colpa nostra, se ci allontaniamo, in quanto detentori di una fede debole, di routine o di tradizione.

  2. La dottrina fai -da-te, ma non funziona. Dopo un po’ o rinneghi o rientri nel vero gregge.

    Fare testimonianza per un Cristiano vero è logico e consequenziale, viene da solo.

  3. NEL RECITARE LA PREGHIERA CHE CI HA INSEGNATO GESU’ DICIAMO:PADRE NOSTRO MA ALL’ATTO PRATICO DIVENTA :PADRE MIO, CI CHIUDIAMO NEL NOSTRO PICCOLO MONDO FATTO DI PRESUNZIONE,GUARDIAMO L’ALTRO CON DISTACCO COME SE “NON E COME ME,IO SONO ARRIVATA” ANDIAMO A SCAVARE,A GIUDICARE,A CONDANNARE.COME SE AVESSEIL MANDATO DA DIO A SOSTITUIRLO; BEN VENUTO PAPA FRANCESO…..

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