Gesù e la sua Mamma

di Fabio Saggioro

profiloGesù, mio amico carissimo, sono ritornato con gioia a trovarti, purtroppo da solo, perché i miei amici non ne vogliono sapere di venire, dicendo che ci vengono quando vogliono loro. Pazienza!

Vorrei Gesù, se non ti dispiace, che tu mi parlassi della tua Mamma, perché deve essere una cosa meravigliosa e siccome tu, me la hai data per mamma, vorrei proprio conoscerla di più.

Ti posso dire quello che so, quello che ho imparato dal catechismo, ma mi sembra poco per poterle voler bene quanto certamente gliene volevi tu.

So che si chiama Maria, che è nata a Nazareth, che era sposata ad un giovanotto chiamato Giuseppe, che faceva il falegname, che disse di “Sì” all’Angelo Gabriele che le chiese di diventare la tua mamma, etc., etc.

Tutte queste notizie le so, mi piacerebbe conoscere quello che tu sai e che non c’è scritto, proprio come  ti potrei parlare io, della mia mamma.

Lo so che ti metto nei guai, perché è veramente difficile dire qualcosa di una persona alla quale si vuole tanto bene, ma tu provaci.

Può darsi che tu ci riesca!

GESÙ – Ti ringrazio, amico caro, di quello che mi chiedi, perché è sempre bello parlare della propria mamma, anche se, come dici tu è molto difficile, ma ci proverò.

È inutile che ti dica che la mia Mamma era la Mamma più bella del mondo perché mio Papà l’aveva creata appositamente per me, secondo il mio cuore, ma soprattutto l’aveva ricolmata di quella grazia di cui abbiamo parlato, che la rendeva trasparente e luminosa come un diamante preziosissimo, come uno scrigno pieno di tesori inestimabili.

Era di una bontà immensa e per me fissare i suoi occhi era vedere un po’ di quel Paradiso che avevo abbandonato per scendere sulla terra a salvare tutta l’umanità, ogni sua carezza, ogni suo bacio mi riempiva il cuore di tanta tenerezza e ricordo come mi addormentavo felice quando lei mi cantava la ninna nanna.

Appena sono diventato un po’ più grandetto, ero in Egitto, dove sai eravamo dovuti scappare per sfuggire ad Erode, mi davo da fare a ricambiare le sue carezze, i suoi gesti di bontà, con i miei piccoli servigi che diventarono sempre più impegnativi, una volta che potemmo ritornare al nostro paese ed imparai a fare il falegname con mio papà Giuseppe.

La mamma guardava contenta i suoi due “uomini”, diceva, che lavoravano insieme cantando le canzoni del Signore, mentre lei lavorava al telaio; lo sai che mi fece una veste bellissima che anche i soldati non vollero strappare e la tirarono a sorte?

Pregavamo tanto insieme al termine di ogni lezione sulle Sacre Scritture che Mamma e papà Giuseppe mi facevano, perché conoscessi la storia del mio popolo e l’immenso amore di Dio e obbedivo sempre a loro, in tutto…

Però, Gesù, quando avevi dodici anni sei scappato! … Scusami, ma era un po’ che te lo volevo dire.

GESÙ – Mi piace la tua sincerità, ma permetti che ti spieghi…

Ero andato al Tempio, con i miei genitori per fare l’esame di catechismo ed essendo stato promosso, la legge ebraica mi dava il diritto di essere maggiorenne, libero, indipendente ed i miei genitori lo sapevano.

Mi dispiacque molto che loro angosciati mi cercassero, ma potevano pensarlo che mi ero fermato al Tempio che è il luogo scelto da mio Papà per una sua presenza particolare, sia per pregare, sia a discutere con i sapienti, sulle cose che riguardano Dio e la storia della salvezza.

Certo che mia mamma sofferse terribilmente, come soffre, ogni anima che si smarrisce, e non gode della mia presenza nel suo cuore, cercai di esserle vicino soprattutto poi quando Papà Giuseppe morì, e la portai sempre con me quando potevo, ma quando iniziai a predicare il mio vangelo dovetti abbandonarla. Soffrimmo tanto, ma io dovevo seguire la volontà del Padre mio e lei mi dette la sua benedizione, seguiva il mio difficile cammino pregando e offrendo la sua vita con la mia, come se fossimo stati un cuore solo ed un’anima sola.

La ritrovai ai piedi della croce distrutta dalla sofferenza di vedermi crocifisso tra due ladroni e avrei voluto che Giovanni la portasse lontano e non vedesse il mio strazio.

Stava ai piedi della croce e ripeteva con me: “Perdona loro, che non sanno quello che fanno”, consegnandola a Giovanni la donai anche a te perché fosse tua Mamma e ti sentissi suo figlio e l’amassi come l’avevo amata io.

Ora è in Cielo con me, ma è anche accanto a te per difenderti; custodirti, incoraggiarti, confortarti, aiutarti come una Mamma.

Grazie, Gesù, si capisce che Le vuoi tanto bene, ma sta tranquillo, Le vorrò tanto bene anch’io, è una fortuna avere una mamma tanto buona e tanto grande che è poi anche la mamma della mia mamma, e di tutte le mamme oltre che mamma tua, è meraviglioso!

Grazie, Gesù, di questo regalo che mi hai fatto: ho una Mamma Regina degli angeli e dei santi: basta che chieda una cosa a te che subito gliela regali, come facesti alle nozze di Cana.

O Mamma, grazie di essere la mia mamma e di avermi dato Gesù come amico, Ti chiedo perdono se mi sono comportato un po’ maluccio tante volte, se non ti ho pregato come avrei dovuto, ma, se a te piace, voglio dire con te il S. Rosario, così ti tengo compagnia e tu mi parli di Gesù.

Dai per me un bacio a Gesù, e tu Gesù dallo alla Madonna come facevi a Nazareth. Vi voglio bene.

pellegrinaggio agosto 2013

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