Lettera a Papa Francesco

 

 

 

Carissimo Papa Francesco,
mi chiamo Eliseo e ti scrivo anche per dirti quanto ti voglio bene! Devo ammettere che il mio cuore era rimasto legato a Giovanni Paolo II, finché non sei arrivato tu: la sua storia parlava alla mia storia. Quando lo vedevo e lo ascoltavo, qualcosa operava da sé nelle mie viscere. Il suo messaggio a Roma nel 2000 per i giovani risuona ancora potente dentro di me. Perché è vero! La nostra sete di amore, di bellezza, di verità… E’ Lui che cerchiamo! Giovanni Paolo non si arrabbierà per questo mio nuovo slancio d’affetto, e spero nemmeno Benedetto che ha tutta la mia stima.

Papa Francesco! Con la tua simpatia hai rapito il mio cuore. Ero sotto il balcone quando sei stato eletto, abbiamo vissuto la Pentecoste quella sera a San Pietro, nel silenzio, nelle preghiere che abbiamo recitato insieme, in ogni parola che hai pronunciato. Quando ci hai salutati la festa in piazza non voleva finire. Ho avuto la sensazione lampante che la Chiesa non si era assopita, come ci vogliono far credere, la Chiesa è più viva che mai!

Io sono un ragazzo, ormai più un uomo adulto, e soffro di pulsioni omosessuali. Sono stupito perché oggi i titoli dei giornali parlano solo di quello che hai detto o non hai detto sui gay, dimenticando le bellissime parole che hai speso per i giovani in questi giorni a Rio.

Ma le voglio ricordare io! Hai spinto i giovani ad andare! Anche nelle periferie dell’esistenza, là dove spesso hai invitato i sacerdoti, invitandoli a prendere l’odore delle pecore. Hai parlato di questi giovani che stanno premendo per essere protagonisti del cambiamento ed hai citato Madre Teresa che diceva di cominciare da me e te per cambiare il mondo.

Papa Francesco voglio parlarti delle periferie dell’omosessualità, ne ho individuate tre.

La prima è quella di chi si scopre omosessuale. E’ la periferia della solitudine. Mi ricordo che quando mi sono riconosciuto omosessuale per un momento mi si è annebbiata la vista. Mi sono domandato perché era successo proprio a me, ricordo che stavo andando alla Messa feriale. Il ragazzino che ammette di essere omosessuale si sente un mostro e non sa con chi parlarne. I genitori? Perché dargli una sofferenza così grande? Gli amici? Mi prenderebbero in giro. I preti? Mi direbbero che è un peccato. Quando io ne ho parlato a Dio, ho trovato sulla Bibbia questa parola: “Ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.”. E’ Isaia. Nell’immagine della forza ho letto una promessa. Perché a me sembrava di non essere maschio perché non ero forte come i miei coetanei. Poi ho trovato il coraggio di parlarne ad un sacerdote, e con il tempo a degli amici fidati.

La seconda periferia è l’omosessualità di chi è credente. Sì, ci sono anche tanti omosessuali che credono in Gesù, ma non accettano quello che la Chiesa dice sull’omosessualità e sulla sessualità in genere. Non penso a loro, ma soprattutto a quelli che invece amano la Chiesa e vorrebbero seguirne gli insegnamenti. L’omosessualità ha un problema fondamentale, che porta a vivere spesso una sessualità disordinata ed eccessiva: le persone omosessuali sentono delle pulsioni compulsive fortissime dentro di sé, oltre a ciò a volte possono nascere anche dei sentimenti reali. La proposta della castità o del celibato può sembrare un atto di eroismo, un martirio che solo pochi possono affrontare. Questi uomini vengono capiti sempre di meno proprio perché il concetto di castità è sempre meno comprensibile nella nostra società, anche in ambito cattolico, e come se non bastasse si prendono pure le bastonate della militanza gay, perché sono considerati come una sorta di traditori.

Tanti lottano con la speranza di guarire, una guarigione però che mantiene sempre i segni delle cicatrici. In quel punto infatti si rimane sempre un po’ più sensibili.

La terza periferia sono gli inferi dell’omosessualità. Dove l’omosessuale perde la dignità di persona umana. Sono i siti internet di incontri, una specie di vetrina dove mettere in mostra brandelli del proprio corpo per trovare chi ti compra a volte anche a poco prezzo. Non si tratta sempre di soldi, ma appunto del prezzo della propria dignità. Sono le strade dove di notte si cercano incontri con altri uomini che possano colmare i propri vuoti. Sono i locali gay, come le discoteche oppure quei nuovi bordelli, passati come circoli culturali (ce n’è uno a Roma che si chiama “Il diavolo dentro” e non dico altro) dove si pratica ogni tipo di depravazione. Sono le parate dove si chiede dignità per la propria condizione ed invece la si perde.

Tu ci chiedi di andare nelle periferie e di farlo insieme. Io sono ancora molto fragile, ma ti chiedo di pregare perché possa averne la forza. Vedo quello che sta succedendo in Italia, ultimamente ho scritto una lettera ad una scrittrice cattolica (Costanza Miriano) che ha avuto una risonanza inaspettata. Che siano arrivati i tempi per me di uscire dal Cenacolo?

Desidero essere accanto a chi è solo, per dirgli di non perdere la Speranza in Dio, e credere che è prezioso ai Suoi occhi. Desidero lottare con chi lotta per essere una persona migliore, per vivere la bellezza di un amore puro, e l’avventura stupenda della santità, sapendo che le ferite, come quelle di Cristo possono diventare sorgente di guarigione per chi ne ha bisogno. In ultimo vorrei come Gesù, discendere agli inferi, in cui sono già stato, dai quali sono stato tratto, nei quali a volta ricado, magari nel 2013 a Sodoma e Gomorra c’è ancora qualche giusto per cui vale la pena parlare della Misericordia di Dio; quante volte in quell’inferno dal quale non riuscivo ad uscire speravo di incontrare un’anima che mi portasse in salvo!

Il cambiamento parte da me e da te, diceva Madre Teresa. Papa Francesco ho questa immagine, di te che scendi anche in queste periferie così scomode dell’esistenza. Ti ringrazio per la delicatezza con cui hai sempre affrontato la questione. Non hai mai puntato il dito per non dividere l’umanità secondo i suoi istinti sessuali. Sai che l’essere umano è qualcosa di molto più complesso e ricco.

Prega per me e per tutti quelli che magari leggendo questa lettera decideranno di varcare la soglia di queste periferie per portare la Buona Notizia di Gesù… Se non altro il vantaggio è che gli omosessuali a differenza delle pecore, sono molto profumati… Scusa la battuta! Ma anche a me, come a te piace molto ridere… Anzi complimenti per la battuta che hai fatto sulla beata Imelda. Sei grande!
Io pregherò per te… come figlio!

Un abbraccio!

Eliseo Del Deserto!

http://eliseodeldeserto.blogspot.it/2013/07/lettera-papa-francesco.html

Negri: Legge omofobia, si va verso il totalitarismo

di Riccardo Cascioli 26-07-2013

Monsignor Luigi Negri

«Questo della legge sull’omofobia è un fatto gravissimo, è la sconfitta dello Stato laico e l’affermarsi di una nuova tendenza totalitaria. E in tutto questo la cristianità sembra assente». E’ quanto afferma monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio in questa intervista a La Nuova Bussola Quotidiana, primo pastore italiano a prendere chiaramente posizione su questo tentativo di far passare con una procedura d’urgenza la legge anti-omofobia che – come La Nuova BQ sta documentando da settimane –  è una legge contro la libertà di espressione e contro la libertà religiosa.

Monsignor Negri, perché una legge sull’omofobia è un fatto gravissimo?
Intanto questa legge è un’ammissione di impotenza da parte dello Stato.

In che senso?
In tutta questa vicenda ci sono delle questioni sostanziali che vengono ridotte o addirittura dimenticate. La prima è che alla coscienza dell’uomo della strada – quale io sono – non è affatto chiaro perché lo Stato abbia bisogno di difendere particolarmente una certa categoria di cittadini. Questa legge in sostanza dice che ci sono dei cittadini che devono essere difesi nei loro diritti al di là dei diritti che ogni cittadino italiano gode per il fatto che è parte della società italiana. E’ evidente allora che c’è una debolezza dello Stato: è come se lo stato dicesse che c’è bisogno di qualcosa di eccezionale per consentire a questi cittadini italiani di vivere adeguatamente i loro diritti di cittadini. Il che mi sembra obiettivamente una cosa assurda.
In ogni caso nessuna spiega in che cosa questi cittadini omosessuali – pratici o teorici che siano – devono essere particolarmente difesi. E vorremmo sapere quali sono le ragioni di necessità obiettiva, culturale, storica e sociale per cui si invoca questa situazione di eccezionalità. Perché anche situazioni di fatto, retaggio del passato e che comunque in Italia sono un fenomeno abbastanza ridotto, sono più che altro segno di inciviltà e di barbarie che si aiuta a risolvere con l’educazione e non con le leggi.

Peraltro lo si fa con una procedura d’urgenza, lasciando indietro situazioni che ogni cittadino può giudicare ben più importanti: la crisi economica, il lavoro, la lentezza della giustizia.
E infatti non si comprende questo carattere di urgenza, un’urgenza tale da autorizzare la presentazione di un disegno di legge che – lo si vede dalle reazioni –  apre scenari impegnativi. E qui entra un secondo punto di estrema gravità, ovvero la strada che si è scelta per questa difesa di una categoria particolare.

Si riferisce al reato d’opinione?
Esattamente. Perché la strada che si è scelta poco o tanto finirà per adombrare nel nostro paese il reato di opinione. E qualsiasi, pur frettoloso, studioso della realtà sociale e politica dell’Europa sa che il reato di opinione non è un segno né di democrazia né di una concezione ampia e seria della vita sociale. Nel caso specifico, accadrà che il solo esplicitare le ragioni per cui in forza di precise convinzioni di carattere personale, sociale, culturale, religioso si ritiene che l’omosessualità sia una realtà non condivisibile, metterà in una posizione di discriminazione. Il cattolico, per esempio, che ritiene in perfetta buona fede sul piano della sua esperienza personale di appartenenza alla grande tradizione della Chiesa cattolica che l’omosessualità sia un fatto di disordine, potrà essere addirittura inquisito perché metterebbe in crisi i diritti della minoranza-maggioranza omosessuale.

In sostanza lei dice che a essere discriminati sarebbero coloro che, ad esempio, ritengono ingiusto il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Si aprirebbe una discriminazione gravissima di carattere teorico ancorché pratico fra le varie opinioni presenti nel nostro paese. E questo ci riporterebbe a una situazione più o meno implicita di dittatura. Ricordo che la laicità della nostra vita sociale è ribadita in maniera esplicita dalla Carta Costituzionale che ha messo fine a un periodo di dittatura dove i delitti di opinione erano all’ordine del giorno. Ora si vorrebbe  che una opinione, che delle opzioni di carattere sociale vengano di fatto privilegiate dallo Stato al punto che chi in qualche modo ha delle obiezioni di carattere culturale e religioso su queste posizione corre il rischio di essere considerato reo di delitti o di reati di opposizione a una convinzione che non può e non deve essere messa in discussione. In una situazione autenticamente laica e democratica non ci devono essere posizioni che non possano essere discusse, che non possano essere accettate e che possano essere vissute con piena libertà in una vita sociale che proprio nella diversità delle posizioni trova la sua ricchezza.

Però la Costituzione vieta anche delle opinioni.
Certo, la Costituzione ha stabilito ben prima di questo disegno di legge che ci sono delle opinioni che possono e debbono essere contestate dallo Stato, ma si tratta di quelle che mettono tra i loro principi fondamentali e i loro obiettivi la distruzione della situazione culturale e sociale che caratterizza il nostro paese. Non è certo questo il caso. Pare evidente quindi che questi iper-apostoli – se può essere usata questa espressione – questi cittadini le cui convinzioni non possono e non debbono essere messe in discussione, rappresentano un fatto di anomalia e quasi una metastasi nella vita della nostra società. La nostra società vive se tutti i nostri cittadini italiani possono essere veramente liberi di vivere, di esplicitare, di attuare nella vita sociale quelle convinzioni – anche le più diverse – che hanno raggiunto per un cammino personale di coscienza, di approfondimento, di educazione, in cui consiste la loro identità profonda.

Insomma lei ritiene che questa legge, se passasse, ci farebbe scivolare verso una nuova forma di totalitarismo.
Mi pare oggettivo che si stia risvegliando una tendenza totalitaria nella vita sociale dello Stato, perché tutte le volte che in una situazione sociale e politica si privilegia una posizione a danno delle altre, che vengono in qualche modo ridotte quando non negate, si crea una ferita nella vita democratica e laica del paese. Vorrei ricordare a quei signori che hanno presentato questo disegno di legge e a maggior ragione a tutti quelli che si preparano a discuterne che il Novecento, il XX secolo, è terribilmente ricco di esperienze sociali in cui dei cittadini sono stati privati della loro libertà di vivere esplicitamente le convinzioni profonde della loro esistenza e sono stati addirittura privati della vita perché le loro convinzioni erano considerate negative o minacciose per lo stato, fascista o comunista che fosse.

Oggi domina il laicismo…
…Che ha una doppia faccia: la faccia di una realtà che ha intrapreso una battaglia anche lunga per l’affermazione dei principi fondamentali della laicità del paese, della società e dello Stato; ma – e questo è innegabile storicamente a meno di negare l’evidenza – dal laicismo è sorta anche quella tendenza di carattere totalitario sul piano ideologico e politico per cui la gente è stata privata crudelmente della propria possibilità di esprimere i propri diritti. Questo semplicemente perché le loro convinzioni non coincidevano con le convinzioni di taluni che lo Stato o il Partito aveva fatto proprie e riteneva assolutamente indiscutibili. E tali convinzioni si imponevano a tutti i cittadini con la forza della violenza di stato.

C’è però da dire che anche tra i cattolici non pare esserci un giudizio chiaro e univoco.
E’ indubbio che mentre il Paese è impegnato per volontà dei legislatori e del Parlamento in uno snodo difficilissimo della sua vita sociale sembra che la cristianità italiana non sia presente. E per cristianità intendo la realtà istituzionale della Chiesa, le realtà laicali, le realtà associative, tutto il complesso del popolo di Dio che vive oggi in Italia, senza evidenziare maggiori o minori responsabilità. La cristianità non è presente con una chiarezza di motivazioni, con una chiarezza di identità. La libertà è un valore assolutamente unico e indivisibile, bisogna lavorare per la propria libertà – ci invitava Giovanni Paolo II – perché lavorare per la propria libertà è lavorare per la libertà di tutti, accettare di ridurre o perdere la propria libertà è perdere e ridurre la libertà di tutta la società.

Lei dice che non c’è una chiarezza di motivazioni, eppure la Dottrina sociale della Chiesa è molto chiara su questi punti.
Avremmo infatti tutta la forza del Magistero sociale che non ha mai fatto sconti di fronte alle pretese delle istituzioni, qualunque esse siano, di intervenire nello spazio della libertà di coscienza personale.  Le proprie preferenze culturali, le proprie preferenze sessuali, le proprie pratiche sessuali sono un fatto che attiene alla libertà della coscienza individuale, personale, di gruppo, non sono una competenza dello Stato. Se lo Stato interviene non importa se per difendere o attaccare le concezioni e pratiche di carattere personale o sessuale, compie lo stesso errore di identificare la sua azione in campi in cui non può e non deve intervenire.
In questa vicenda della legge sull’omofobia c’è dunque in gioco la libertà della coscienza personale e sociale, c’è in gioco la laicità dello Stato. Per la cristianità italiana è una grande occasione per una testimonianza corale.

Intende la necessità di una battaglia?
Non si devono scomodare termini verso i quali c’è una assoluta e motivata idiosincrasia – battaglia, confronto, e così via – ma certamente è necessaria una testimonianza corale della cristianità. Proprio la passione per la nostra identità di fede ci rende appassionati per la vita e la democraticità del paese. Come ricordava Giovanni Paolo II nella terza, straordinaria, parte della Redemptor Hominis, proprio per l’esperienza di fede ecclesiale che viviamo noi siamo buoni cristiani e autentici cittadini del nostro paese, senza nessuna riduzione e senza nessuna discriminazione.

Lei crede che un ripensamento del Parlamento sia ancora possibile?
Quello che è in gioco è sostanziale, per cui mi auguro che prevalga quella famosa cosa che Manzoni diceva essersi perduta o essersi nascosta durante la grande querelle sulla peste di Milano: il buon senso. Mi pare che ci voglia una grande iniezione di buon senso da parte di tutti quelli che intervengono in questa vicenda, che non ci siano scompensi di carattere demagogico, populistico, che non fanno bene al nostro paese, già così provato dal punto di vista della identità culturale e sociale.

Preghiamo per le anime del Purgatorio

di Annalisa Colzi

6379115_origPreghiamo per le anime del Purgatorio!

Queste povere anime che non possono pregare per loro stesse, ci saranno grate per le preghiere che faremo a loro suffragio e ci conforteranno nei nostri bisogni terreni.

Esse avranno una gratitudine immensa verso coloro che le hanno aiutate ad uscire dal carcere della purificazione.

E un giorno, quando anche noi passeremo dall’altra parte, ci verranno incontro per ringraziarci di tutto quello che abbiamo fatto per loro.

Riporto qualche stralcio tratto dal Diario della beata Caterina Emmerick per capire meglio la realtà del Purgatorio.

Le povere anime che stanno in Purgatorio vivono in questo luogo per espiare e purificarsi, perciò necessitano il nostro aiuto sulla Terra con la preghiera, il pensiero, le opere espiatorie e le sante Messe affinchè le loro sofferenze possano essere mitigate. Con quest’aiuto, noi guadagniamo una doppia ricompensa: la buona opera dinanzi a Dio che ricava i suoi frutti celesti; la seconda che le povere anime purganti le quali giungono alla tanto aspirata gloria del cielo pregano la nostra salvezza.

Come è triste vedere le povere anime del Purgatorio così poco aiutate, esse hanno veramente bisogno di quest’aiuto, poiché il loro stato è così miserabile che non possono aiutarsi da se stesse. Se qualcuno pregasse per loro e soffrisse un po’, oppure offrisse elemosine alla loro memoria, ne avrebbe profitto alle medesime al punto tale da sentirsi consolate e ristorate come assetati ai quali viene somministrata una fresca bevanda.duomobolzano

E’ molto triste che oggi si aiutino così poco le anime benedette del Purgatorio. La loro sventura è molto grande perché non possono fare nulla per il proprio bene. Ma quando qualcuno prega per loro o soffre, o fa un’offerta in loro suffragio, nello stesso momento questa opera si trasforma nel loro bene, ed esse ne sono tanto contente e si considerano tanto fortunate come colui a cui viene data da bere acqua fresca quando è sul punto di venir meno.

pellegrinaggio agosto 2013

Una bella testimonianza di fede

NOZZE GAY/ Philippe Ariño: io, omosessuale, vi spiego perché la Chiesa ha ragione
Martedì 16 Luglio 2013 00:00
 

Fonte ilsussidiario.net 16/07/2013

 

Intervista a Philippe Ariño

 

 

imagesChe Philippe Ariño sia un tipo decisamente controcorrente è un dato di fatto. Francese, nato nel 1980 da una famiglia profondamente cattolica, professore di spagnolo, saggista, blogger, omosessuale dichiarato da quando aveva 17 anni: fin qui la sua biografia non sembrerebbe diversa da quella di altri suoi coetanei, se non fosse che, due anni fa, Philippe lascia il compagno con cui stava dal 2009.

“Da allora ho abbracciato la via della continenza che la Chiesa chiede alle persone omosessuali”, racconta senza giri di parole in un mondo “sessocentrico” in cui i vocaboli “astinenza” e “castità” appaiono relitti di un passato morto e sepolto alla maggior parte delle persone, qualsiasi sia il loro orientamento sessuale. Nel suo blog L’Araignée du desert, il “ragno del deserto” ci tiene a precisare di non voler essere etichettato con “un ex gay” come il “Luca era gay e adesso sta con lei” cantato da un discutibile Povia, ma semplicemente come una persona che si è sentita pienamente accolta per quello che è. Un semplice “ragno”, potrebbe dire qualcuno, per tornare alla metafora del titolo, ma un ragno amato.

 
In molti accusano la Chiesa di essere “omofoba” mentre tu dici di esserti sentito accolto e di aver voluto addirittura intraprendere il cammino della continenza. Perché?
Prima di iniziare il percorso che propone la Chiesa non ero felice, e vedevo che non lo erano nemmeno molte delle persone che mi stavano intorno e ho deciso, per la prima volta, di obbedire a quello che la Chiesa chiede alle
persone omosessuali. Da quel momento ho scoperto non solo un’unità che non avevo mai avuto prima, ma soprattutto mi sono sentito amato senza dover rinnegare quello che sono.


Quindi non hai dovuto cambiare per essere accolto?

No, mi è bastato fidarmi della Chiesa e questa cosa mi ha – paradossalmente – permesso di accettarmi comepienamente omosessuale: non ha cancellato quello che sono, ma lo ha esaltato.
In che modo?
Ho capito che la mia vera identità è quella di uomo e di figlio di Dio, e questo è l’essenziale, poi viene il mio desiderio affettivo, che non nego, perché esiste, ma la Chiesa, dividendolo dalla pratica, lo riconosce e non mi forza a rinnegarlo. Ma non è più il fulcro attorno al quale ruota la mia vita: per la prima volta mi sono sentito veramente felice e responsabile.
Quindi hai visto un cambiamento reale nella tua vita?
Sì, ho visto in me un’esplosione di vita: nelle amicizie, nei rapporti e nella spiritualità ma persino a livello artistico e professionale. Mi sono accorto che quando una persona si riduce a identificarsi nel suo desiderio omosessuale si annienta, allontanandosi da se stesso e dagli altri, mentre la continenza permette di essere pienamente me stesso ma al contempo libero dalla violenza e dalla schiavitù della pratica fisica.
Perché dici che mettere in pratica l’omosessualità sia qualcosa di violento?
La pratica omosessuale è violenta perché annulla completamente la differenza oggettiva tra i sessi che invece la Chiesa è ormai l’unica a far notare. Tutto il dibattito in materia, da sempre, è incentrato sulla dicotomia omosessuale-eterosessuale ma in questo modo si distoglie lo sguardo dal dato principale: prima deve esserci il fatto di essere uomo o donna, una diversità indiscutibile tra corpi, poi l’orientamento sessuale.
La legge da poco approvata in Francia che equipara i matrimoni tra uomo e donna a quelli tra persone dello stesso sesso dimentica le differenze di cui parli.
Certo: i politici hanno cavalcato il fatto che la gente non sappia abbastanza in materia di omosessualità per fare dei diritti dei gay la loro bandiera, in modo da ingraziarsi una fetta dell’elettorato. Ma la legge di Hollande è in realtà violentissima, perché banalizza la differenza tra i sessi mettendo tutte le coppie allo stesso livello.
In che senso dici che è una legge “banalizzante”?
Paradossalmente, la legge contro l’omofobia per eccellenza è la più omofoba di tutte: è come se fosse un “contentino” per le coppie omosessuali che ora possono scimmiottare qualcosa che loro, per natura, non
potranno mai essere. È una sorta di presa in giro che aggiunge una lacerazione alla ferita di quanti vivono con coscienza la loro vita e, infatti, al di là della apparenze, non sono pochi dal fronte Lgbt che non hanno preso bene la notizia.


Lo stesso ragionamento pensi possa valere per l’America, dove la legislazione ha aperto ai matrimoni per tutti?

Esattamente. Nell’ossessione di equiparare i diritti, si è cancellato con un colpo di spugna ciò che non potrà mai essere uguale. Il risultato sarà solo confusione, nella quale l’unica visione corretta delle cose è quella fornita  alla Chiesa, che trascende il concetto di orientamento sessuale e va dritto all’essenziale, cioè all’essere maschio o femmina.
(Maddalena Boschetto)
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Un popolo di creduloni

COMUNICATO STAMPA 20.07.2013

Economia
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MAGHI/CONTRIBUENTI.IT: +18,5% IL FATTURATO NEL 2013

ROMA – Maghi, indovini, medium, fattucchieri e chiaroveggenti: niente crisi in 8 casi su 10. Nei primi 6 mesi del 2013 i maghi e fattucchieri hanno aumentato il loro fatturato annuo da 7,5 MLD a 8,3 MLD di euro, + 18,5% rispetto allo stesso periodo del 2012.
E’ quanto emerge dalla nuova indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, diffusa oggi a Roma nel corso del convegno ”Italiani e fattucchieri in tempo di crisi”
In Italia, si stima, che operano circa 160 mila maghi erogando 30mila prestazioni giornaliere. 4 cittadini su 10 si fidano di indovini e chiaroveggenti spendendo per una consulenza o previsione un importo variabile tra 50 a 1.000 euro.

Tra i creduloni, le donne restano la maggioranza e, in genere, chiedono consigli sulla vita affettiva e sentimentale e sulla salute, mentre gli uomini si concentrano sul denaro e lavoro.

Il 41% dei maghi esercita al Nord, il 26% al Centro, il 19% al Sud ed il 14% nelle isole. La regione con più maghi è la Lombardia seguita dal Lazio, Campania, Sicilia, Piemonte, Puglia, Liguria, Veneto, Friuli V.G. e Puglia.

“Non bisogna pensare, però, che questo ambiente sia popolato solo da persone ingenue – dichiara Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Sempre più professionisti della finanza, industriali e top manager di imprese pubbliche si affidano con discrezione ai servizi di maghi e indovini per prevedere quando finirà la crisi”.

Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

pellegrinaggio agosto 2013

Sintomi delle presenze malefiche (ultima parte)

di don Raul Salvucci (ultima parte)

newsreggio_imgbig_212938485Secondo sintomo: gravi disturbi allo stomaco

Degli oggetti fatturati fatti ingerire e che poi rimangono nello stomaco ho già parlato qua e là nelle pagine precedenti, spiegando le tecniche del maleficio e rispondendo alle domande al riguardo.

Qui voglio sottolineare l’importanza fondamentale del fatto. La fattura opera sulla vittima per mezzo di influssi negativi prodotti da oggetti fisici, preparati precedentemente con riti propiziatori nei laboratori dei maghi.

Si comprende facilmente che più l’oggetto fatturato è vicino come distanza e presente come continuità di tempo alla persona, più è efficace l’azione malefica.

Quindi gli oggetti possono essere messi nella casa o nei dintorni immediati di casa, nel laboratorio o nell’ufficio, dentro l’auto, nei cuscini.

Ma in ogni caso dato che la gente si muove, il contatto con queste cose viene continuamente interrotto e a volte per tempi lunghi: in ufficio non ci si sta sempre, nella casa o nell’auto neppure, sul cuscino la testa ci riposa solo nelle ore della notte.

La carica più efficace è quindi quella di piazzare il fatturato all’interno del corpo stesso: così, più che vicino, è al di dentro e la continuità non si interrompe mai neppure per qualche minuto. L’oggetto può essere di minuscole proporzioni, sia di materia solida che liquida e non è difficile creare occasioni per cui una persona possa mangiare o bere qualcosa preparato allo scopo.

Una persona che faceva “manovalanza” per un mago, poi convertitasi, mi ha raccontato di una delle pratiche che ha visto fare in laboratorio.

Dalla donna che voleva ottenere un legame d’amore con un uomo, si faceva portare il sangue delle mestruazioni.

Lo essiccava e lo fatturava, quindi lo scioglieva in acqua e il liquido veniva iniettato con la siringa dentro i cioccolatini che all’interno hanno la parte molle o contengono liquori; poi in qualche modo finivano per essere offerti all’uomo.

Questa testimonianza è sicura.

Se però non trovano un modo naturale di farli abboccare all’amo, agiscono in modo preternaturale per mezzo di spiriti come ordinariamente fanno con la roba che si trova dentro i cuscini.

L’oggetto nello stomaco agisce ininterrottamente ventiquattro ore su ventiquattro, i sintomi che possono svelarne la presenza sono principalmente:

– difficile digestione, senso di pieno allo stomaco per cui si pensa di non dover mangiare, a volte anche difficoltà o ripugnanza a ingerire cibi (anoressia), dolori e pesantezza, conati di vomito ripetuti e anche violenti a seguito dei quali spesso non esce niente, se non un po’ di saliva, altre volte escono cose strane: questo è segno positivo di liberazione;

– riflessi negativi sul funzionamento dell’intestino provocati dall’azione devastante sulla digestione;

– un sintomo particolare, che può sembrare un pò strano, è un’ondata di angoscia che parte dallo sterno e sale fino alla gola e alla testa.

Sono molti i pazienti che avvertono come i momenti dì pessimismo più nero, che generano attimi di supremo sconforto, abbiano origine Proprio da qualcosa che parte dallo stomaco e arriva alla testa per via esterna.

In questi casi oltre all’uso di bere acqua santa e di condire i cibi con olio e sale benedetti, giovano anche il mangiare poco e con frequenza e l’uso moderato di farmaci che aiutano la digestione.

Ritorna sempre la domanda di come sia possibile, nel continuo passare del cibo nello stomaco, che queste piccole particelle malefiche rimangano per anni e anni ferme nello stomaco.

Un film sulle apparizioni di Lourdes, che ha avuto un gran successo qualche anno fa, si apriva con la solenne affermazione: “Per coloro che credono tutto è possibile, per coloro che non credono nessuna spiegazione è sufficiente”

Cosi è: per chi crede a queste cose, anche per questo fatto è possibile una spiegazione. Se si pensa che queste particelle di cibo ingerite sprigionano potenzialità negative ininterrottamente ventiquattro ore su ventiquattro, come si è detto, si può anche comprendere che parte di questa energia venga utilizzata perché il materiale resti posizionato là dove si trova, mentre l’altro cibo, finita la digestione, passa all’intestino.

Quando l’azione potente della presenza dello Spirito Santo, nella vita del credente che fa un sincero cammino di fede, ridurrà gradualmente la potenza malefica di queste particelle, esse non avranno più neppure la forza per rimanere nello stomaco e usciranno per via intestinale come gli altri cibi.

Il mondo dell’occulto è come l’elettronica: chi non ne conosce i punti base come i bit, i chips, gli input, non potrà mai spiegarsi la multiforme operatività di aggeggi così piccoli.

Il mondo dell’occulto ha alcune realtà fondamentali; una volta comprese e accettate, si spiega tutto.

Per coloro che invece negano tutto a priori e in blocco, con la frasetta degna delle intelligenze più elevate: “Ma che sono queste cretinate!”, nessuna spiegazione è sufficiente. pastori della chiesa e laicisti illuminati, copritevi sempre dietro tale espressione: la beatitudine accordata agli ignoranti sarà sempre con voi. “

Terzo sintomo: avversione al sacro

“Una volta accettato il principio esposto sopra, che soltanto una barriera religiosa può contrastare il filale con tutte le sue svariate manifestazioni, resta evidente che Satana farà del tutto perché la persona che vuoi colpire si allontani gradualmente da ogni pratica religiosa, sia individuale che collettiva.

Questo è il terzo dei tre segni fondamentali per giudicare se si è colpiti da azioni malefiche; è di grande importanza perché fa comprendere più a fondo come la reale via di liberazione non passa attraverso iniziative esterne alla persona, ricercate negli operatori della magia o anche nei ministri della chiesa. Cercare affannosamente una mano santa, che dall’esterno tolga questo male, è normalmente l’impegno principale di chi si sente colpito da fenomeni preternaturali.

Ho letto da un esposto esteso da un esorcista francese, che il fatto che lo aveva maggiormente sorpreso era che, tra le tante persone che aveva ricevuto, non ce n’era stata una sola che fosse arrivata da lui col pensiero di dover fare lei stessa qualcosa per essere liberata. Tutti avevano la Precisa sensazione che dovevano trovare qualcuno che avesse il potere di spazzare via il male allo stesso modo con cui il dentista strappa via il dente malato.

 E’ così anche in Italia.

 È importante perciò che in presenza di questi disturbi, il paziente scopra che ha subito una sottile ma sistematica difficoltà nell’incontro con Dio.

Comincerà allora a rendersi conto che soltanto con un graduale ritorno alla pratica religiosa potrà raggiungere la liberazione.

“Da quanto tempo hai incominciato ad avvertire questi fenomeni strani?”

“Da quanto tempo hai incominciato a distaccarti dalla pratica religiosa?”

Sono queste le due domande che rivolgo successivamente alle persone con cui tratto, per aiutarle a convincersi di questa realtà. Cercando di ricostruire l’inizio dei mali e quello del distacco dalla religione, scoprono con sorpresa che coincidono e comprendono il significato di questa coincidenza. Capire poi che la ripresa della vita religiosa sia la via migliore per difendersi, scaturisce come conseguenza logica.

Esaminiamo ora nei particolari i principali aspetti dell’avversione al sacro:

– distacco graduale per chi in qualche modo è praticante. Si incomincia spesso con pensieri. vaghi sulla fede: forse non è vero niente, se Dio ci fosse perché c’è tanto male, a che serve pregare e andare in chiesa…

– mille motivi si sommano gradualmente per non far trovare più il tempo per pregare personalmente o per andare in chiesa;

– come ci sì mette a pregare, la testa parte. Si stabilisce, per esempio, alla sera, prima di andare a letto, di recitare alcune preghiere tra le più comuni. Si inizia, ma dopo un po’ ci si accorge che la mente se ne è andata altrove, le preghiere stabilite non sono state dette perché, come un colpo di spugna porta via lo scritto dalla lavagna, così qualcosa di invisibile ha cancellato il programma fissato;

– disagio a stare in chiesa e a partecipare comunque a preghiere comunitarie. Dato che la preghiera fatta insieme ad altri è sempre più efficace, è anche perciò la più ostacolata. Stando insieme in chiesa per le celebrazioni liturgiche si possono sentire sensazioni di stanchezza, di nausea, di confusione mentale, di svenimento.

Sentiamo spesso dire ai paziente: “Io in chiesa non propriamente è che non ci vado, ma non mi sento di stare con gli altri, preferisco perciò intrattenermi un po’ quando non c’è nessuno”.

-La stessa difficoltà si trova per le partecipazioni alle preghiere nei gruppi ecclesiali, La prima volta che le persone vengono da me, se avverto che c’è veramente qualcosa di malefico, chiedo loro l’impegno a partecipare a qualcuna delle diverse riunioni di preghiera che facciamo per queste situazioni, come esporrò più avanti.

L’adesione in genere c’è, ed è anche sincera, in vista di una possibile guarigione. Ma le metto subito in guardia, specialmente quando il caso ha una certa gravità: “Stai attento che da solo, almeno le prime volte, non ce la farai a venire; perciò accordati con qualche persona di famiglia o qualche conoscente per venire insieme”.

Anche il rapporto con il sacerdote esorcista non è bene che sia tenuto completamente segreto; senza l’aiuto di qualche familiare o di qualche persona amica, il cammino per un avvicinamento maggiore a Dio sarà stroncato da Satana fin dall’inizio, in mille maniere diverse.

Sono quattro i sintomi principali che disturbano la preghiera in questi casi: la mente non riesce a concentrarsi per via di continue distrazioni, una strana voglia di sbadigliare senza interruzione, il bisogno dì ridere, di ridere tanto, una sonnolenza profonda che non si riesce a vincere.

Una volta cercavo di liberare con l’esorcismo una signora colpita da un maleficio. Nonostante fosse molto religiosa, seria e tanto desiderosa di guarigione, non riusciva a trattenersi dal ridermi forte in faccia e se ne scusava con me provando tanta angoscia. Ma noi che siamo del mestiere sappiamo, anche attraverso gli indemoniati, che quello di riderci in faccia è uno degli atteggiamenti più comuni degli spiriti del male. Testoni proprio questi diavoli! Nonostante tutte le legnate che hanno ricevuto in duemila anni da ministri del Signore Gesù, non hanno ancora imparato il proverbio che dice: “Ride bene chi ride per ultimo”.

Termina qui la lunga descrizione dei tre sintomi fondamentali che svelano la presenza e l’azione delle presenze malefiche.

pellegrinaggio agosto 2013

Maratona di preghiera contro la legge che limita la libertà di opinione

la mafin pour tous  Il 9 Luglio, la commissione Giustizia ha approvato il testo base della legge contro l’omofobia e la transfobia (relatori Antonio Leone del Pdl e Ivan Scalfarotto del Pd). Il testo, andrà in aula il 26 Luglio. Secondo tale legge  possono essere sottoposti a PROCESSO, in quanto incitanti a commettere atti di discriminazione per motivi di identità sessuale, tutti coloro che sollecitassero i parlamentari della Repubblica a NON introdurre nella legislazione il “matrimonio” gay e tutti coloro che PROPONESSERO DI ESCLUDERE la facoltà di adottare un bambino a coppie omosessuali.

Se tale legge dovesse essere approvata chi manifesta, anche pacificamente, CONTRO le “nozze” gay e rifiuta l’adozione dei bimbi alle coppie gay va incontro alla reclusione sino a 1 anno e 6 mesi,perchè questo sarebbe considerato istigazione all’omofobia.

Tutto ciò andrebbe a ledere la libertà di pensiero, di coscienza e la stessa costituzione (art. 29, vedi http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo2.html).

C’è di mezzo la libertà di manifestare il proprio pensiero CONTRO la dittatura del relativismo, che vorrebbe l’equiparazione indistinta di tutte le pratiche sessuali, oggi dell’omosessualità, domani delle pratiche sadistiche e masochistiche (vedi i casi nelle altre nazioni dove, accettata tale legge, altri gruppi con altri orientamenti sessuali vogliono la loro: pedofilia, zoofilia, incesti, etc.).

Noi, da buon cattolici, non siamo contro gli omosessuali ne vogliamo discriminarli ma non possiamo neanche zittire le nostre coscienze e la nostra razionalità, la quale comprende benissimo la volontà di affermare per legge e con la forza la NON naturalità di un atto.

Con la stessa legge, le associazione LGBT, potranno in futuro chiedere allo stato di zittire la Chiesa e portare in carcere tutti quei sacerdoti e tutti gli esponenti religiosi che non riconoscono l’omosessualità come orientamento sessuale naturale (islam, ebraismo, buddhismo, etc – vedi anche CCC numero 2331 sulla spiegazione del 6 comandamento: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm).

Per tali motivi si indice una MARATONE DI PREGHIERA con la partecipazione spirituale di un rosario al giorno: https://www.facebook.com/events/1388773694675397/?notif_t=plan_user_joined

La serietà di quello che potrà succedere è sotto gli occhi di tutti, basta guardare il caso dei nostri fratelli francesi.

Noi non sappiamo se tale legge passerà ma: A noi la battaglia e a Dio la vittoria.

Sapendo che, se questa passerà, sarà sempre per sua Divina Permissione e per i suoi progetti che a noi rimarrano non del tutto chiari fino alla morte; e che grazia voglia sia morte di croce.

I sintomi delle presenze malefiche (prima parte)

di don Raul Salvucci (esorcista)

newsreggio_imgbig_212938485Il più grande problema che di secolo in secolo ha turbato i sonni di chi intende occuparsi di queste realtà è comunque quello di capire come e quando si può raggiungere la certezza che ci siano realmente realtà spiritiche o non si tratti invece di autentiche malattie. È questa difficoltà di fondo che induce molti a dubitare dell’esistenza di questa realtà, scaricando ingiustamente tutto sulle malattie mentali o nervose.

Avendo con la mia esperienza di oltre venti anni seguito direttamente, e a volte per lungo tempo, migliaia di casi, ho potuto raccogliere ricorrenti e costanti indicazioni per poter offrire alle persone sofferenti alcuni punti che ritengo validi e sicuri per la diagnosi delle presenze malefiche.

Le mie indagini non sono basate su intuizioni particolari, di cui sono assolutamente dotato, e neppure su particolare sensibilità che consenta, tastando il corpo del paziente, di scoprire la presenza delle negativítà. Uso invece dei test di ricerca che sono accessibili a tutti e che ognuno che lo voglia può fare comodamente su se stesso.

Il “fai da te” è oggi molto ricercato. I tre capitoli che seguono sono un tentativo, spero utile e positivo, di trasportarlo nel tetro e misterioso mondo dell’occulto, dove sembrano, rari e introvabili, esperti sicuri per il difficile rebus.

Del mio LIBRO (Indicazioni pastorali di un esorcista) riprendo un Capitolo (Parte IV Capitolo 7), che giudico non solo importante, ma anche innovativo: “I SINTOMI DELLE PRESENZE MALEFICHE”, ove vengono riportati “12 sintomi” di tali presenze.

Di essi i primi tre sono fondamentali, nel senso che se non vi sono tutti e tre, non c’è maleficio; al contrario se ci sono tutti e tre si può avere la certezza che il maleficio vi sia.

Nei tre capitoli che seguiranno riporterò per intero i “tre segni” fondamentali di cui sto parlando, rimandando poi al LIBRO stesso per avere la conoscenza e la spiegazione degli altri dieci segni che qui non vengono riprodotti.

Primo sintomo: l’attacco notturno contro il sonno

La testa viene colpita incessantemente di giorno e di notte. Ma l’attacco fondamentale e più decisivo, per la distruzione della mente (psiche) e di riflesso poi di tutto il corpo, viene inferto nella notte, perché durante la passività del sonno le forze del male possono agire più comodamente.

Strumenti ordinari di tali disturbi sono gli oggetti fatturati che vengono immessi nei cuscini, in modo che il contatto diretto con la testa renda più forte ed efficace la loro radiazione malefica.

I sintomi nei disturbi del sonno sono: difficoltà ad addormentarsi, risvegliarsi presto e non prendere più sonno, avere incubi, sognare cioè cose brutte e angoscianti che si esprimono con forza nella mente generando spavento, come sensazioni di cadere dall’alto, guidare una macchina che non si riesce a controllare, vivere una situazione paurosa dalla quale non c’è via di scampo. È tale la forza di questi incubi che spesso risvegliano il paziente lasciandolo in uno stato di paura e di sconvolgimento.

Questi sintomi possono essere tutti o solo in parte, secondo la costituzione dei vari organismi.

Quel che conta, per capire se sono fatti naturali o no, è quello di guardare alle conseguenze che si riscontrano quando la notte finisce: quando è ora di alzarsi per affrontare gli impegni della giornata, ci si sente più stanchi e sfiniti di quando si è andati a letto. Il sonno non solo non è stato riposante, ma ha creato un senso di sfinitezza generale su tutto il corpo, per cui non ci si vorrebbe alzare. Alzandosi, diventa difficilissimo affrontare e portare avanti i normali impegni che prima si facevano con una certa soddisfazione, poiché ora diventano una ininterrotta tortura.

Perché questo accanimento nella notte?

Nella testa c’è la centralina di tutti i comandi che regolano e ordinano il movimento di tutte le parti del corpo. La funzionalità di questo centro di comando e di controllo è assicurata dal ricambio che avviene durante il periodo del sonno: quando si perde in quantità notevole il sonno, non si ha più la potenza per agire normalmente. Perciò l’attacco sistematico al sonno è il principio di distruzione della vita ed elimina gradualmente nel soggetto colpito la possibilità di ogni resistenza all’azione demolitrice degli spiriti del male. L’attacco all’organo centrale della nostra vita psichica e vegetativa apre la porta al potere di trascinare una persona dove si vuole.

Effetti dei disturbi del sonno. Quando tutte le notti, senza interruzione si subisce una tale violenza, non è soltanto il fisico a subirne le conseguenze, ma anche e soprattutto la resistenza psichica a crollare, con una catena di conseguenze che non è facile catalogare. Provo tuttavia a fame un elenco:

– perdita della personalità e della libertà per il proprio comportamento.

Dopo la devastazione del recupero che un buon sonno dovrebbe offrire, si indebolisce la capacità di controllo e di autonomia, cosicché gli influssi spiritici fanno da padroni.

Così si spiega, per esempio, la completa inversione di tendenza del bravo marito che si sente stranamente attratto dalla donna estranea che ricorre a questi mezzi. Un marito ottimo, sereno e affettuoso, attaccatissimo ai figli, molto legato alla moglie, di colpo non si riconosce più. Non ama più, non vede più i figli, soffre di stare in casa, si chiude in sè stesso, sembra inebetito, non dorme più i suoi sonni tranquilli, tradisce un interno contrasto. È come se una forza invisibile, di cui lui stesso non capisce la provenienza, lo portasse a fare ciò che non vorrebbe.

Bisogna precisare che, in questi casi, una perdita delle capacità di volere non è totale come nell’ossessione diabolica, ma è talmente forte che, se non c’è un carattere consolidato unito a una difesa religiosa, non si è capaci di resistere.

 Tanta comprensione e tanta delicatezza verso chi attraversa questi traumi è indispensabile per evitare il peggio;

 – la mente è sconvolta

Una continua “suggestione mentale” la tiene continuamente in opera di giorno e nelle ore di insonnia della notte.

Pensieri falsi, interpretazioni distorte, risentimenti, immaginazioni al di fuori di ogni realtà rnartellano la testa per giorni, per mesi, e alla fine riescono a imporre false certezze che al momento opportuno esplodono e diventano dirompenti, con espressioni e comportamenti incomprensibili a chi li recepisce. È un vero martirio che, quando arriva al culmine, scatena atteggiamenti violenti, rabbiosi, asociali soprattutto con i familiari e apre purtroppo la via a ricoveri in reparti di psichiatria o a prescrizioni di forti dosi di psicofarmaci, che in questi casi non risolvono nulla, anzi attenuano la capacità di reagire alle forze del male;

 – questa agitazione mentale

crea la “deconcentrazione”, cioè l’incapacità di fermare la mente per concentrarsi sulle cose da fare. Chi lavora in ufficio non é efficiente e commette pericolosi errori. Il ragazzo che va a scuola non riesce ad applicarsi, la mente fugge continuamente dalle pagine del libro e quel poco che si è letto viene subito cancellato dalla forza dei pensieri inutili che tengono banco. In genere in questi casi i genitori dicono inconsapevolmente che non ha voglia di studiare, ma poi aiutati ad approfondire, riconoscono che il ragazzo non riesce ad applicarsi:

 – la stanchezza mentale

genera un senso di avvilimento che investe la persona: la rende abitualmente triste, la porta a rinchiudersi sempre più in sè stessa, le crea la sensazione che tutto stia crollando, che ormai non potrà andare più avanti. Nei momenti più acuti, tutto diventa più nero del nero e la catastrofe totale sembra ormai inevitabile. Questo stato a volte diviene l’anticamera del suicidio;

– la mente così turbata

porta indirettamente a un altro fenomeno: la ricerca del letto, chiudendosi in camera anche nelle ore del giorno. Oggi il caso di giovani e ragazzi che gradualmente restringono la loro vita a questa forma solo vegetativa, rifuggendo da ogni impegno e dal frequentare la vita sociale, è sempre più frequente, man mano che dilaga maggiormente il ricorso alle forme dell’occulto. in questi casi il letto attira sempre, Perché nel letto o nel cuscino c’è qualcosa di fatturato che richiama la persona, al fine di poter continuare a sprigionare su di lei la sua azione malefica anche nelle ore in cui normalmente non si dovrebbe stare a letto. Chi è soggetto a queste cose deve tener presente la regola che nel letto e nella camera ci deve stare il meno possibile. Deve cercare invece di evadere dalla casa, uscire all’aperto, cambiare ambiente, creare rapporti sociali e di incontro.

Secondo sintomo: gravi disturbi allo stomaco (continua)

pellegrinaggio agosto 2013

Buon compleanno JoyMix Team 2003-2013

Condivido molto volentieri questo articolo dell’amico Maurizio. Sono stata invitata diverse volte ai loro incontri e devo riconoscere che questi amici stanno facendo un gran bene ai giovani. Lode a Dio!

di Maurizio Fratamico

Joymix10anni_FbSe penso che sono passati già 10 anni dal primo spettacolo messo in scena, a vedere oggi cosa è diventato il JoyMix Team, mi vengono brividi di gioia! All’ inizio neanche io avevo capito fino in fondo cosa fosse questa nuova “creatura” donata al mondo per il bene comune… Alcuni per anni pensavano che il JoyMix Team fosse il titolo di uno spettacolo fatto il 5 agosto 2003 a Cattolica (RN) durante la prima missione di strada a Riccione! Ricordo bene questa data e il luogo perché quello fu l’inizio di questa grande avventura…Tutto incominciò quando mi chiesero di scrivere uno spettacolo per i giovani…all’ epoca rimanevo bloccato solo al pensiero di prendere carta e penna, non credevo di avere talenti nella scrittura, ma in quei giorni mi trovavo a Medjugorie per dare una mano come manovale alla costruzione del centro ”Stella del mattino” di Nuovi Orizzonti .

Ricordo nitidamente che tutto mi remava contro nel riuscire a compiere questo passo già cosi faticoso di per sé, ma alla fine mi ritrovai davanti alla croce blu quasi in lacrime e scrissi di getto in 15 minuti questo spettacolo: “Grazie mamma“! Capii immediatamente che Qualcuno stava scrivendo con me una nuova modalità di portare la Verità ai giovani.
Sì, è stata proprio Lei, la nostra Mammina del Cielo che ha usato tutto quello che ero per testimoniare l’ Amore di suo Figlio a tanti giovani! Capirete quindi subito il perché’ di questo titolo: “Grazie mamma”.

L’ aver lavorato per 8 anni nei villaggi turistici ha influenzato molto la mia vita, soprattutto nel male, e non avevo il coraggio di dire che questo spettacolo fosse in qualche modo ispirato dall’ alto! Nel mondo cattolico infatti, ricordavo vari musical su figure come San Francesco, don Bosco, ecc. ed io non raccontavo né la vita di un santo né quella di Gesù, ma semplicemente diverse sofferenze e ferite dell’anima che avevo sperimentato e visto…Cercai naturalmente di rendere il tutto in chiave comica, sullo stile di programmi tv come Zelig e dei villaggi turistici (altrimenti sarebbe stato un funerale ancor prima di morire!)
Senza mai cadere nella volgarità o in doppi sensi gratuiti, mi accorsi che il copione ridicolizzava alcuni messaggi proposti da molte trasmissioni televisive, aiutando così il pubblico ad aprire gli occhi sulle tante trappole di morte che questi programmi trasmettono con l’intenzione di condizionare e trascinare le menti e i cuori di tanti!   

Avevo sentito forte nel cuore che, per arrivare ad alcuni tipi di giovani bisognava assolutamente trovare un nuovo modo di trasmettere e comunicare la vera Gioia: attirare innanzitutto la loro attenzione con i loro linguaggi, per portare infine una forte testimonianza di vita.
Questo perché io stesso conosco molto bene le motivazioni che possono allontanare i giovani dalla Chiesa, per non parlare del continuo attacco mediatico che spinge tanti a cadere spesso in condanne e giudizi molto forti!
Quando feci quel primo spettacolo, non avrei davvero mai immaginato di poter arrivare a 800 repliche in 10 anni lungo tutta l’Italia, e di riuscire a collaborare con tanti artisti desiderosi di impiegare il loro tempo per dare il proprio contributo! E’ stato bellissimo vedere che rimanevano stupiti ed entusiasti nel portare messaggi di prevenzione al disagio rimanendo semplicemente sé stessi mettendo a disposizione i propri talenti.
Da qui l’idea di provare a dare anche un contributo musicale…Scrivere brani che lodassero Dio in maniera esplicita (sullo stile del gruppo evangelico Hillsong) poteva allontanare molti giovani per vari motivi… Provai quindi a scrivere 10 brani che parlassero di storie di giovani incontrati nelle scuole, nelle piazze, nelle discoteche, in spiaggia ecc.
Con l’obiettivo di lasciare “Fondamentalmente” un senso di speranza e di vita nuova a chi ascoltava i brani attraverso il cd o nei concerti dei vari tour… Senza mai nominare esplicitamente Gesù, ma semplicemente scrivendo la Verità (che è Gesù!) sono nati così brani sul senso della vita, sul l’aborto, sull’ anoressia e la bulimia, sulla solitudine e la mancanza di comunicazione, sull’ attaccamento alle cose, sui problemi con i genitori, ecc.
Sapevo bene che la musica cristiana in Italia è da sempre considerata di serie C2, e pensai di avvicinare i giovani in questa maniera, per essere “un ponte” verso di Lui.
Inoltre presentarmi e arrivare con un taglio più laico mi apriva le porte anche in contesti in cui diversamente non ci avrebbero mai fatto entrare!    Il resto è storia nota ma sorprendente…in questi anni Dio ha continuato ad usarci e a stupirci con incontri ed esperienze incredibili…tanti cuori spenti si sono riaccesi, tanti occhi hanno ricominciato a brillare, tante anime a vivere davvero…

Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare Nuovi Orizzonti, perché prima di essere un artista sono un uomo, e se non chiedo aiuto e non rimango all’ interno di un gruppo, risulta molto difficile portare Dio agli altri.

Ecco come è nato il JoyMix Team! Oggi desidero fortemente, con voi che leggete e con molti collaboratori, sviluppare e continuare questa missione creando eventi sempre nuovi come Un capodanno di luce, Joy Holiday, il Joy Festival, San Valentino – amore per sempre, e quelli che verranno per portare un po’ della Gioia vera che abbiamo sperimentato… detto in stile joymixiano: continuare a portare un “divertimento alla stato puro” a tanti cuori! Se tutto questo è stato possibile, è grazie a Dio e al sì di ognuno di voi…
vostro, Maurizio Fratamico e staff 

Grazie di cuore a tutti  e ricordateci nelle vostre preghiere! Vi aspetto e conto sul vostro aiuto qualsiasi esso sia…
E buon compleanno JoyMix Team!

pellegrinaggio agosto 2013