La castità

di don Massimo Lapponi

Appendice II

da “Benedictina” 46(1999) pp. 409-411

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Tutti i punti di vista precedentemente motivati trovano una particolare applicazione in relazione all’accusa, sempre ripetuta contro il celibato ecclesiastico, che esso sarebbe propriamente un tradimento verso la specie e una forma di ascesi antiquata e sterile. Per prima cosa sembra che si dimentichi totalmente che lo stato di celibato ci sarà sempre per ragioni naturali e che è della massima importanza, nell’interesse della gioia e dell’energia della vita degli individui non sposati, che la loro condizione non sia valutata come una sfortunata necessità e una forma fallita di esistenza, ma piuttosto come uno stato consacrato, pieno di prerogative e benedizioni del tutto particolari. Ma proprio questo si ottiene grazie al celibato liberamente scelto e consacrato a Dio, con tutta la gloria della sua eroica rinuncia. Da ciò deriva alla condizione dei celibi in generale una nuova dignità e un nuovo senso. Invece tutti gli argomenti contro il celibato religioso consacrato in definitiva conducono sempre al risultato a cui già proprio la natura stessa provvede più che a sufficienza con i suoi istinti, cioè ad elevare il matrimonio a vero e proprio senso della vita e a fare dei non sposati uomini di seconda categoria. Ciò si può dissimulare con belle parole – ma la conseguenza di tutto quel modo di vedere resta. Né si dovrebbe mai dimenticare che la stessa vita familiare degenera se non si fa servire a finalità superiori – ma il celibato è un mezzo di fondamentale importanza per rappresentare l’autonomia delle finalità superiori della vita di fronte alla prepotenza degli istinti e delle premure di famiglia e per impedire che il matrimonio venga degradato da sacramento a gretto filisteismo.

Del resto vale anche per questa questione l’argomento da noi difeso a favore della presenza dell’indirizzo di vita ascetico accanto alle professioni e agli stato secolari. Il voto di castità volontaria, ben lungi dall’avvilire il matrimonio, è anzi una protezione della santità del vincolo matrimoniale, in quanto incarna la libertà spirituale dell’uomo nei confronti degli istinti della natura e perciò rappresenta anche una coscienza ammonitrice contro tutti i capricci e le usurpazioni del mondo delle passioni. Il celibato è una protezione del matrimonio anche nel senso che la sua esistenza preserva i coniugi, nei loro stessi rapporti vicendevoli, dal sentirsi schiavi di una semplice e cieca costrizione naturale e li educa ad affrontare la natura, anche nel matrimonio, sempre da persone libere e da padroni. Quanti deridono il celibato come cosa innaturale e impossibile, veramente non sanno quello che fanno – essi cioè non vedono che l’opinione sulla quale fondano i loro discorsi ha per necessaria conseguenza di condurre semplicemente alla prostituzione e alla dissoluzione della monogamia. Se infatti è così imperiosa la costrizione della natura, come si può allora esigere l’astinenza prima del matrimonio? Come si può dunque pretendere ancora in generale una vita casta dai non sposati? E infine non si pensa affatto quanti matrimoni per uno dei due coniugi equivalgono a un celibato di mesi, di anni o di tutta la vita, perché il marito o la moglie è colpito da malattia? Già per questa ragione la monogamia coerente sta o cade in ragione della stima in cui è tenuto il celibato. Non è affatto un caso che Lutero dalla sua lotta di principio contro il celibato sia stato portato in modo del tutto coerente anche ad ammettere il divorzio per i casi in cui non si possa conseguire lo scopo fisiologico del matrimonio.. Egli dice ad esempio:

“Se una donna vigorosa ha un marito impotente, così deve parlargli: ‘Vedi, caro marito, tu puoi non esserne colpevole, e tuttavia mi hai defraudato della mia giovane vita, e inoltre hai messo in pericolo il mio onore e la mia felicità: tra noi due non c’è matrimonio davanti a Dio. Permetti che mi unisca in segreto matrimonio con tuo fratello o con il tuo più intimo amico e tu di marito abbia il nome, affinché i tuoi beni non passino in eredità a gente estranea, e lasciati a tua volta volentieri defraudare, come tu per mio amore mi hai defraudata’.”

Il più profondo potere della tradizione cristiana in questo campo impedì sul momento che questa presa di posizione personale e semplicemente coerente del riformatore avesse ulteriore influenza; ma oggi il concetto molto naturalistico che Lutero ebbe di queste cose rivive, e conduce anche i moderni autori alle stesse conseguenze: da parte di Forel, Ellen Key ed altri si combatte l’assoluta monogamia ancora con le stesse ragioni che si sono fatte valere contro il celibato: e da ciò si può riconoscere solo troppo chiaramente fino a che punto il celibato non sia propriamente soltanto un’istituzione gerarchica, come si è creduto, ma anche un’istituzione a salvaguardia della vita familiare, un’eroica offensiva contro l’arroganza del puro istinto naturale, che tanto più pretende quante più concessioni gli si fanno, e la cui dittatura può essere infranta soltanto per mezzo di grandi rinunce.

Bologna Federica

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3 thoughts on “La castità

  1. Questo testo non è mio, ma di Friedrich Wilhelm Förster. E’ tratto dal volume “Etica e pedagogia della vita sessuale”, pubblicato in tedesco nel 1909. Di questo volume si parlerà più ampiamente in un prossimo articolo e si spera di poterlo mettere integralmente on-line a disposizione permanente dei frequentatori del blog.

  2. credo che la castità sia un dono di Dio,E un peccato che il Clero non comprenda questo,impegnare questa energia in modo produttivo l’essere umano non sa cosa sarebbe in grado di fare(avvrei molto da dire in materia,da quasi trentanni vivo una pefetta castità per il Signore,dono che gesù mi ha fatto ai piedi della Croce sul monte delle apparizione a medjugorj..

  3. vedo che a questo tema solo Lucia ha commentato, vorrei ricordare che nella vicenda dell’adultera nessuno era innocente, tutti erano colpevoli, chi più-chi meno, e nessuno fù condannato, ( grazie a Dio Maria Santissima era assente ), perciò coraggio mettiamocela tutta e Gesù ci aiuterà. cordiali saluti

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