Sesso e paganesimo

Appendice I

Dal cap. II di “St Francis of Assisi” di G.K. Chesterton

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La fine dei Secoli Bui non è stata solo la fine di un letargo, e non è stato solo la fine di un asservimento alla superstizione. E’ stata la fine di qualcosa che appartiene a un ordine di idee ben definito ma ben diverso.

E’ stata la fine di una penitenza o, se preferite, di una purificazione. Ha segnato il momento in cui si era definitivamente compiuta una certa espiazione spirituale e l’organismo si era definitivamente liberato di certi malanni dello spirito. Se n’era liberato attraverso un periodo ascetico, che era l’unica cura possibile. Il cristianesimo era entrato nel mondo per risanarlo, e l’aveva risanato nell’unico modo possibile.

Se la si osserva in modo puramente esteriore ed empirico, tutta l’eccelsa civiltà dell’antichità si era conclusa imparando una certa lezione, vale a dire convertendosi al cristianesimo. Ma la lezione era di natura psicologica oltre che teologica. La civiltà pagana era indubbiamente stata una civiltà eccelsa. Dire che è stata la più alta che il genere umano abbia mai raggiunto non indebolirebbe certo la nostra tesi, anzi la rafforzerebbe. Aveva divulgato le proprie arti poetiche e figurative che tuttora non hanno rivali; aveva divulgato i propri intramontabili ideali politici; e aveva divulgato il proprio sistema logico e linguistico. Ma soprattutto aveva divulgato il proprio errore.

Era un errore troppo profondo per poter essere definito in modo astratto. Per brevità lo si potrebbe chiamare l’errore di venerare la natura. Lo si potrebbe altrettanto correttamente chiamare l’errore di comportarsi secondo natura; il che è un errore molto naturale. I greci, che furono i più insigni esempi e pionieri dell’antichità pagana, partivano da un presupposto meravigliosamente ovvio e schietto: l’idea che se l’uomo avesse camminato dritto davanti a sé sulla strada maestra della ragione e della natura, nulla di male avrebbe potuto succedergli, specialmente se, da buon greco, era eccezionalmente intelligente e dotato. Potremmo prenderci la libertà di dire che l’uomo non doveva far altro che seguire il proprio naso, purché fosse un naso greco. E il caso dei greci basta di per sé a spiegare la singolare ma inevitabile fatalità che è la conseguenza di quell’errore. Non appena i greci cominciarono a seguire il loro naso e la loro regola di vivere secondo natura, pare sia loro accaduta la cosa più strana[1] della storia. Era talmente strana che non era facile parlarne. Si può osservare che i più disgustosi tra i nostri realisti non ci hanno mai reso partecipi dei vantaggi del loro realismo. I loro studi su argomenti ripugnanti non tengono mai conto della testimonianza che essi rendono alla verità della morale tradizionale. Ma, se fossero cose di nostro gusto, potremmo citarne a migliaia come elementi a favore della morale cristiana. Ne è prova il fatto che nessuno ha mai scritto in tal senso una vera e propria storia morale dei greci. Nessuno ha mai avuto idea della dimensione o della stranezza di questa storia. Gli uomini più saggi del mondo cominciarono secondo natura, facendo la cosa più innaturale del mondo. L’effetto immediato di venerare il sole e la saggezza solare della natura è stata una perversione che si è diffusa come una pestilenza. A quanto pare, neppure i filosofi più grandi e più illuminati sono stati immuni da questa triviale forma di follia. Perché ? Parrebbe naturale che un popolo i cui poeti hanno concepito Elena di Troia, i cui scultori hanno creato la Venere di Milo rimanesse sano su questo punto. Ma la verità è che i popoli che venerano la salute non riescono a rimanere sani.

Quando l’uomo tira dritto, finisce per andare storto. Quando segue il proprio naso in qualche modo procura di ammaccarselo, o persino di tagliarselo rovinandosi la faccia; e questo per motivi che affondano le loro radici nella natura umana molto più profondamente di quanto gli adoratori della natura possano mai comprendere. Umanamente parlando, è stata la scoperta di questa realtà più profonda che ha portato alla conversione al cristianesimo. L’uomo ha uno sbilanciamento simile a quello di una boccia, ed è stato il cristianesimo a scoprire come correggere quello squilibrio e quindi a fare centro. E’ una cosa che farà sorridere molti, ma è profondamente vero che la lieta notizia portata dal Vangelo fu la notizia del peccato originale.

Roma è cresciuta grazie ai propri maestri greci, soprattutto perché non ha mai accettato in toto l’insegnamento dei loro sofismi. Roma aveva tradizioni nazionali molto più austere, però finì per soffrire del medesimo errore nella sua tradizione religiosa, la quale, per forza di cose, seguiva prevalentemente la tradizione pagana del culto della natura. Il problema di tutto il paganesimo consisteva nel fatto che non offriva all’umanità altri spunti mistici se non quelli connessi con i misteri delle forze della natura, quali il sesso, la crescita e la morte. Anche durante l’Impero romano, molto prima che esso giungesse al termine, troviamo che il culto della natura produceva inevitabilmente cose contro natura. Casi come quello di Nerone, il cui sadismo troneggiava sfacciatamente alla luce del sole, sono diventati proverbiali. Ma la verità a cui mi riferisco è qualcosa di molto più misterioso e universale di un convenzionale catalogo di atrocità. Globalmente era successo che nell’immaginazione umana tutto il mondo assumesse le forti tinte di passioni pericolose che si deteriorano rapidamente, trasformandosi da passioni naturali in passioni contro natura. Cosi, trattare il sesso come se fosse soltanto un innocente fatto naturale, ebbe per conseguenza che tutte le altre innocenti cose naturali si permearono profondamente di sesso. Perché non si può assimilare il sesso ad altre emozioni o pratiche elementari come mangiare e dormire. Nel momento stesso in cui il sesso smette di essere un servitore, esso diventa un tiranno. Poco importa quali ne siano le ragioni, il fatto è che esso occupa un posto pericoloso ed eccessivo nella natura umana, perciò richiede veramente una speciale purificazione e consacrazione. La moderna opinione riguardo al sesso, che esso dovrebbe godere della stessa libertà di tutti gli altri sensi, e riguardo al corpo, la cui bellezza sarebbe tal quale quella di qualsiasi albero o fiore, può essere o la descrizione del paradiso terrestre ovvero un brano di quella pessima psicologia di cui il mondo cominciò ad essere stufo duemila anni fa.

Tutto ciò non deve essere scambiato per una farisaica ricerca del sensazionale riguardo alla perversità del mondo pagano. Non che il mondo pagano fosse perverso, ma esso era sufficientemente sano da accorgersi che il suo paganesimo si stava pervertendo, o meglio che stava procedendo sulla strada maestra della perversione. Quello che voglio dire è che non c’era futuro per la “magia della natura”: approfondirla avrebbe significato farla sprofondare nella tenebra della magia nera. Non aveva futuro perché in passato aveva avuto solo l’innocenza della giovinezza. Potremmo dire che era stata innocente solo perché non aveva avuto profondità. I pagani erano più saggi del paganesimo; e questo è il motivo per cui i pagani sono diventati cristiani. Migliaia di loro erano sostenuti da virtù filosofiche e familiari e dall’onore militare; ma ormai quella cosa esclusivamente popolare chiamata religione li trascinava senza scampo verso il basso. Quando si accolse questa reazione contro il male, è giusto ripetere che si trattava di un male che era dovunque. In un senso diverso e più letterale il suo nome era Pan[2].

Dire che questa gente aveva bisogno di un nuovo cielo e di una nuova terra non è un metafora, perché avevano veramente profanato la loro terra e persino il loro cielo. Come potevano ispirarsi guardando il cielo, quando le stelle erano state profanate da leggende erotiche? Come potevano imparare qualcosa dall’amore degli uccelli e dei fiori, dato il genere di storie d’amore che di loro si raccontavano? Non è possibile offrire di ciò ora prove numerose, ma un piccolo esempio vale per tutte. Sappiamo tutti quali associazioni di sentimento susciti in noi la parola “giardino” : in genere ci torna alla mente il malinconico ricordo di qualche innocente storia d’amore, o altrettanto spesso l’immagine di una graziosa fanciulla o di un’amabile persona anziana che si aggira presso una siepe di tasso, con il campanile del villaggio sullo sfondo. Ma a chi conosca un po’ i poeti latini verrebbe subito in mente la cosa oscena e mostruosa che a quei tempi sarebbe stata lì sotto il sole, al posto della meridiana o della fontanella, e che genere di divinità fosse quella dei loro giardini.

Per purificarsi da questa ossessione occorreva una religione che fosse letteralmente ultraterrena. Non sarebbe bastato dire a quella gente di seguire una religione naturalistica, piena di stelle e di fiori: non c’era più un fiore o una stella che non fossero contaminati. Avrebbe dovuto andare nel deserto, dove non si trovano fiori, o in una caverna da cui non potessero vedere le stelle. La parte più nobile dell’intelletto umano si rifugiò in quel deserto e in quella caverna per circa quattro secoli, e fu la cosa più saggia che potesse fare. Soltanto il rigore del soprannaturale poteva ergersi a baluardo della sua salvezza: se non la poteva salvare Dio, non potevano certamente salvarla gli dei. La chiesa primitiva aveva chiamato diavoli gli dei del paganesimo, e aveva perfettamente ragione. Quale che fosse stato il culto della natura che li aveva generati, ormai quei templi vuoti ospitavano solo demoni. Pan significava solo timor panico, e Venere solo vizio venereo. Naturalmente non voglio affatto dire che tutti i pagani presi individualmente fossero di questo tipo, anche nel periodo terminale, ma essi se ne discostavano solo in quanto individui. Nulla distingue il paganesimo dal cristianesimo cosi chiaramente come il fatto che quella realtà individuale chiamata filosofia aveva ben poco o nulla a che fare con quella realtà sociale chiamata religione. In ogni caso non sarebbe servito a nulla predicare una religione naturale a gente per cui la natura era diventata innaturale come qualsiasi religione. Sapevano meglio di noi qual era il loro problema e da che sorta di demoni erano al tempo stesso tentati e tormentati, ed essi scrissero sopra quel lungo periodo storico questa frase: “Questo genere di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e con il digiuno”.

Ora, l’importanza storica di san Francesco e della transizione dal XII al XIII secolo risiede nel fatto che essi segnarono la fine di questo periodo di espiazione.

[Qui Chesterton descrive il carattere austero dell’alto medioevo e riporta, come esempi di questa rude austerità, l’indole del monachesimo, la riforma gregoriana e la sanguinosa epopea delle crociate.]

Abbiamo preso questi due o tre esempi dei primitivi movimenti medievali allo scopo di identificare una loro caratteristica comune, che ci riporta all’espiazione che ha seguito il paganesimo. In tutti questi movimenti c’è qualcosa che li abbraccia, anche se è ancora squallido, come un vento che soffia tra le gole dei monti. Quel vento austero e puro, di cui parla il poeta, è in realtà lo spirito del tempo, perché è il vento di un mondo che è stato finalmente ripulito. Per chiunque sia in grado di giudicare le atmosfere, vi è qualche cosa di chiaro e di pulito nell’atmosfera di questa società rozza e spesso rigida. Anche le sue passioni sono pulite, perché non hanno più alcun sentore di perversione. Anche le sue crudeltà sono pulite, perché non sono più le crudeltà lascive degli anfiteatri. Sono suscitate o dal semplice orrore per la blasfemia o dalla collera per un insulto ricevuto. A poco a poco la bellezza comincia a delinearsi contro il grigiore di questo sfondo, come qualcosa di realmente fresco e delicato e, soprattutto, sorprendente. L’amore che ritorna non è più quello che veniva un tempo definito platonico, ma quello che viene ancora chiamato amore cavalleresco. I fiori e le stelle hanno recuperato la loro primitiva innocenza. Il fuoco e l’acqua sono considerati degni di essere il fratello e la sorella di un santo. La purificazione dal paganesimo è finalmente giunta al termine.

Perché l’acqua stessa è stata lavata. Il fuoco stesso è stato purificato come dal fuoco. L’acqua non è più quella in cui gli schiavi venivano gettati in pasto ai pesci. Il fuoco non è più quello attraverso il quale venivano passati i bambini a Moloch. I fiori non hanno più l’odore delle ghirlande dimenticate che si raccoglievano nei giardini di Priapo. Le stelle non sono più il simbolo della remota frigidità di divinità fredde come quei freddi astri. Sono tutte come cose rifatte nuove, in attesa di ricevere nuovi nomi da colui che verrà a darglieli. Sia l’universo che la terra hanno perso il vecchio significato sinistro della parola “mondo”. Sono in attesa di una nuova riconciliazione con l’uomo, ma sono già pronti per questa riconciliazione. L’uomo si è strappato dall’anima l’ultimo brandello di culto della natura e può tornare alla natura.

In una luce ancora crepuscolare, sulla collinetta sovrastante la città, apparve all’improvviso e in silenzio una figura scura che si stagliava contro l’oscurità che si andava dissolvendo. Segnava la fine di una notte lunga e cupa, una notte di veglia, non priva di stelle. Stava ritto con le mani alzate, come in tante statue e quadri che lo ritraggono, ed era circondato da un volo di uccelli canterini e, alle sue spalle, sorgeva la prima luce del giorno.

[Possiamo concludere che, se il genio di Chesterton ha qui visto bene, la negazione della “lieta notizia” del peccato originale e delle sue tragiche conseguenze sulla sessualità umana sostenuta da tanti teologi, e inoltre la tendenza, non soltanto nel mondo e nel pensiero laico ma anche in quello religioso, ad assolvere da ogni sospetto di peccato o addirittura a circondare di un’aura quasi mistica il godimento sessuale, ci preparano tempi ben tristi: un ritorno di massa alla situazione del paganesimo descritta da Chesterton in queste pagine.]


[1] Qui nell’originale inglese c’è un gioco di parole intraducibile in italiano: la parola inglese “queer” significa “strano”, ma, nel linguaggio usuale, ha il doppio senso di “omosessuale.”

[2] Pan era una divinità greca dei boschi, ma “pan” in greco significa “tutto”.

Gruppo di preghiera Fornacelle

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One thought on “Sesso e paganesimo

  1. Molte persone in occidente oggi sono attratte dalle discipline-filosofie-religioni orientali incentrate sul karma. Esse dicono di credervi, si preoccupano di non fare karma, di vincere i desideri, di non giudicare, perfino di praticare la castità …
    Ma queste persone non si interessano di Colui che è venuto a lavare con il suo preziosissimo Sangue il peccato del mondo. Pensano che quello che non riescono a raggiungere in questa vita lo raggiungeranno nella prossima … grande inganno è quello della reincarnazione.
    preghiamo gli uni per gli altri e sopratutto per i fratelli battezzati che oggi si lasciano affascinare da queste discipline orientali.

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