Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia

di Annalisa Colzi

VERGINE-SANTAVenerdì 28 giugno alle ore 17.00 parto di nuovo per Medjugorje. Questa è la 24° volta che mi reco in quel luogo di pace.

Come sempre porterò con me tutti voi, amici del blog.

Questa volta partiamo in 57 pellegrini accompagnati dal nostro mitico don Alberto Campaioli.

Rientreremo alla base mercoledì mattina carichi, ne sono sicura, di tutti i doni che la Gospa avrà elargito a noi ma anche a voi; ed ecco perchè vi chiedo di scrivere le vostre intenzioni di preghiera alla Madonna.

Gliele consegnerò, certa che la Madre le porterà velocemente al suo Figlio Gesù.

Un abbraccio a tutti voi e ricordatemi nelle vostre preghiere.

 

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I minori del Forteto e la minore di Arcore

 

 

LE-IENE-FORTETO-ABUSI-2Ci fosse stato di mezzo un prete, in una vicenda grave anche la metà del Forteto, sarebbe caduto il mondo. Pedofilia, omosessualità, sfruttamento del lavoro minorile, maltrattamenti fisici e psicologici: nella comunità del Mugello si commettono da 35 anni violenze inaudite. Indagini penali e una commissione regionale d’inchiesta bipartisan hanno rivelato le coperture della politica, della cultura, dell’intellighenzia fiorentina, della magistratura minorile, dei servizi sociali. Per decenni il silenzio ha regnato sullo scandalo del Forteto.

 

A Milano la procura è occupatissima a stabilire se Silvio Berlusconi abbia fatto sesso con una ragazza minorenne: anni di indagini, montagne di intercettazioni, arresti per induzione alla prostituzione, pesanti richieste di condanna, una quantità di denaro pubblico speso. Nulla di tutto questo è avvenuto a Firenze davanti a reati molto più documentati lungo un arco di tempo assai più lungo, vicende raccapriccianti che hanno distrutto la vita di bambini affidati a un uomo che aveva promesso di restituire loro la vita violata nelle famiglie d’origine.

 

A Vicchio del Mugello, dove nacquero Giotto e il Beato Angelico e dove – nella frazione di Barbiana – don Lorenzo Milani avviò l’esperienza educativa cui il Forteto dice di ispirarsi, l’orrore è stato prodotto e coperto dall’ideologia. Una «comune» post-sessantottina che abolisce la famiglia e la sostituisce con la «coppia funzionale» priva di affetti e slegata dalla «materialità», dove tutto è in comune, dagli abiti alle telefonate ai letti tranne che per il Profeta e i suoi concubini che devono praticare liberamente l’omosessualità come terapia per superare i traumi familiari. Una cooperativa finanziata dagli enti pubblici, diventata il fiore all’occhiello della sinistra che vi portava in passerella i «vip» del partito. Editori di prestigio, come il Mulino, che pubblicano pensosi saggi sulla bontà dei sistemi educativi della comune-modello. I discepoli di don Milani (il sacerdote era morto nel 1967 senza vedere lo scempio dei suoi insegnamenti) che hanno sempre considerato il Forteto come parte dell’eredità di Barbiana. I prodotti della fattoria biologica che spopolano sugli scaffali delle coop come esempi di produzione etica ed ecosostenibile. Un vasto mondo politico-intellettuale che addita la comunità come una sana utopia realizzata. «Una scelta sgombra di pretese teoriche e ideologiche – si legge ancora oggi sul sito della senatrice pd Vittoria Franco, che più volte ha presentato al Senato i libri del Forteto – le cui parole chiave erano: vita comune, condivisione della cassa, della casa, delle automobili, dei mezzi di produzione, delle responsabilità». Chiedere conferma di questo paradiso terrestre ai minori costretti ad avere rapporti omosessuali con i genitori affidatari.

 

E la magistratura? Il giorno stesso in cui tornò al Forteto dopo il carcere nel 1979, il fondatore Rodolfo Fiesoli ebbe in affidamento un bambino down dal presidente del tribunale dei minori di Firenze, incrollabilmente certo che le indagini a carico del Profeta fossero infondate perché il Forteto era una comunità «accogliente e idonea». Per 30 anni, in un silenzio complice, il tribunale ha continuato a spedire minori sul Mugello e giudici minorili divenuti amici di Fiesoli hanno frequentato abitualmente la comunità considerando le condanne «errori giudiziari».

 

A Milano, con Berlusconi, vige un altro sistema. Lui vorrebbe passare per il protagonista di «Pretty woman» ma Ilda Boccassini vede un altro film, mentre in Toscana il vasto pubblico radical-chic applaude la versione infernale delle «120 giornate di Sodoma». Tuttavia i bambini abusati al Forteto non sono i protagonisti di una «fiction». E ce ne sono ancora cinque in affidamento ai compagni del Profeta.

 

A questo link potete leggere tutti gli articoli pubblicati dal Giornale per fare luce su questo tragico scandalo.

http://blog.ilgiornale.it/filippi/2013/05/18/i-minori-del-forteto-e-la-minore-di-arcore/

 

volantino da Cava

32° Anniversario – Messaggio di Marija

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Messaggio, 25 giugno 2013
“Cari figli! Con la gioia nel cuore vi amo tutti e vi invito ad avvicinarvi al mio cuore Immacolato affinchè Io possa avvicinarvi ancora di più al mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la sua pace e il suo amore che sono il nutrimento per ciascuno di voi. Apritevi, figlioli, alla preghiera, apritevi al mio amore. Io sono vostra Madre e non posso lasciarvi soli nel vagare e nel peccato. Figlioli, siete invitati ad essere i miei figli, i miei amati figli perché possa presentarvi tutti al mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Messaggio straordinario ad Ivan del 24 giugno 2013

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“Cari figli, vengo a voi gioiosa e con gioia desidero invitarvi anche oggi: accogliete i miei messaggi e vivete i miei messaggi. Cari figli, con voi desidero realizzare i miei progetti col mondo, con la Chiesa. In modo particolare oggi vi chiamo: rinnovate i miei messaggi, vivete i miei messaggi. All’inizio mi sono presentata come Regina della pace. Anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per la pace: per la pace nel cuore dell’uomo, per la pace nei vostri cuori, perché la pace viene dai vostri cuori. Cari figli, la Madre prega per tutti voi, la Madre vi ama tutti col suo amore materno e presenta tutti voi presso suo Figlio. Cari figli, anche oggi desidero dirvi grazie: grazie per avermi accolto, perché continuerete ad accogliere i miei messaggi ed a viverli”.

Il tumore che salva – Testimonianza

di Manuela
 

imagesLa Madonna tre anni fa mi ha fatto un regalo: ha permesso che mia madre si ammalasse di tumore per salvarmi.
Ho appena scritto una frase apparentemente senza senso..che cozza contro ogni logica umana…ma grazie a Dio le Sue vie non sono le nostre.. è da qui che parte la mia storia e quella della mia famiglia..
Roma – mentre lavoro alla mia scrivania mi arriva una telefonata da casa..quella che sai che arriva spesso ad altri ma che non vuoi nemmeno immaginare possa giungere anche a te: mia madre mi dice di doversi operare perché l’ha colpita il male del secolo..il tumore al seno.
Rimango impietrita e continuo a lavorare come se rifiutassi il pensiero di quello che avevo appena sentito: poi quando una collega mi rivolge la parola scoppio a piangere e la mia paura prende il sopravvento. Comincia il calvario, la ricerca di medici, delle strutture più adeguate ecc ecc..e cambiano tutte le mie priorità.. di colpo non mi importa più del mio disagio al lavoro o del fatto che la mia vita sentimentale sia un continuo fallimento…voglio solo una cosa: che mia madre guarisca.

Ma facciamo un passettino indietro..l’anno precedente i miei genitori si erano recati in Terra Santa..ignara del suo male mia madre pregava fervorosamente di fronte al quadro della Madonna del latte per delle persone malate del suo stesso male.. alzatasi dall’inginocchiatoio ecco che una donna, guardandola dolcemente, le chiese “ti posso abbracciare”? Perplessa lei accettò e in quell’abbraccio – poi mi disse – provò una gioia infinita, indescrivibile, paradisiaca e scoppiò in un pianto dirotto di felicità..mio padre, uscito poco prima, rientrato in Chiesa per cercarla, alla vista di quella scena si preoccupò e corse per andare a controllare cosa le stesse accadendo.. ma un’altra donna (sempre loro sconosciuta) lo fermò dicendogli “è l’amore di Dio”..poi quella donna che stava abbracciando mia madre si mise al centro fra i miei genitori e con le mani sui loro cuori pregò l’Altissimo..cosa era accaduto?? Chi erano mai quelle donne? E soprattutto perché si erano avvicinate a mia madre senza neppure conoscere il suo nome? Ora lo so..erano due persone guidate dallo Spirito Santo che le stavano trasmettendo tutto l’amore di Dio per affrontare la croce che l’attendeva..le stavano trasmettendo la Sua forza.

Dopo quell’episodio in Terra Santa, inizialmente da me sminuito, mia madre scoprì la malattia e l’affrontò con la sensazione di essere sempre guidata dalla mano di Maria. In ogni luogo, chiesa, perfino nello studio medico e in autostrada si imbatteva nell’immagine della Madonna del latte..le capitava sempre davanti..come se Maria le stesse lasciando un pegno d’amore per accompagnarla nel cammino.

Dopo l’ultima operazione, mia madre che aveva vissuto anche quel passaggio offrendolo alla Madonna, decise di andare a Medjugorie con alcuni familiari per ringraziare la Vergine di averla salvata (gli stessi medici le dissero che era stata come protetta da “scudi”) e mi invitò ad accompagnarli.

Inutile dire che accettai controvoglia. Era estate e ad un pellegrinaggio mi sarei annoiata di sicuro..al primo rosario in pullman cominciai ad inquietarmi e appena scesi in autogrill chiesi di poter andare via. Ero stanca, insofferente e nervosa perché mi si stava prospettando davanti una settimana grigia e pesante.

La notte seguente dormivo con l’immagine di Maria sul petto, innamorata del Suo amore. Ora non posso più vivere senza di Lei. Ho cominciato un cammino di conversione e, anche se cado, so che Lei mi rialzerà. So che Lei mi è vicina anche quando io sono lontana.
L’anno seguente sono tornata a Medjugorie al festival dei giovani e lì ho ricevuto un’altra grazia. Ho trovato l’amore!

L’unica cosa che chiedo ora è capire la volontà di Dio e avere la forza per metterla in pratica tutti i giorni. Per ora ho capito che la sofferenza, se accettata e vissuta con fede, è una grazia. Se è vero che per le Sue piaghe siamo stati guariti, ogni nostra piaga, se vissuta in Lui, può guarire gli altri. Ora posso dire: “mamma, per le tue piaghe sono stata guarita.” Gloria a Dio.


 

Una bellissima testimonianza di fede!

di Annalisa Colzi

Sono rimasta piacevolmente sorpresa nell’ascoltare la testimonianza di questo giovane che, grazie alla forza di fede dei cristiani protestanti, ha superato grandi traumi e adesso porta Gesù ai giovani attraverso la musica rap, uno dei generi musicali più amati dai ragazzi.

E mentre ero intenta a condividere con voi questa gioia spirituale, ho letto l’ultimo discorso di Papa Bergoglio all’Udienza Generale del 19 giugno e mi sono sorpresa nel leggere parole che ben si sposano con il video che desidero condividere con voi.

Papa Francesco infatti parla di unità fra noi:

L’unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi, delle chiacchiere. Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, mai! Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l’essere di parte, gli interessi meschini!

ma anche con i fratelli ortodossi e protestanti:

Le divisioni tra noi, ma anche le divisioni fra le comunità: cristiani evangelici, cristiani ortodossi, cristiani cattolici, ma perché divisi? Dobbiamo cercare di portare l’unità. Vi racconto una cosa: oggi, prima di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz’ora, con un Pastore evangelico e abbiamo pregato insieme, e cercato l’unità. Ma dobbiamo pregare fra noi cattolici e anche con gli altri cristiani, pregare perché il Signore ci doni l’unità, l’unità fra noi. Ma come avremo l’unità fra i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici? Di averla nella famiglia? Quante famiglie lottano e si dividono! Cercate l’unità, l’unità che fa la Chiesa. L’unità viene da Gesù Cristo. Lui ci invia lo Spirito Santo per fare l’unità.

Che il Signore Gesù ci doni la grazia dell’unità spirituale, e chiedo a tutti gli amici del blog di pregare in particolare per un bambino che, a causa di un grave incidente, è in coma e anche per una giovane che, senza un miracolo, morirà a breve. Il Signore benedica tutti voi che leggerete queste parole.

 

 

Messaggio straordinario a Ivan

medjugorje-visionary-seer-veggente-voyant-seher-ivan-dragicevic-300x199Lunedì 17 giugno 2013 (Ivan)

Cari figli, sono venuta qui e mi sono presentata come Regina della Pace.

Anche oggi in modo particolare vi invito a pregare per la pace.

Pregate per la pace, particolarmente nelle vostre famiglie. Pace, pace, cari figli! Apritevi al dono della pace! La Madre prega insieme con voi e intercede per tutti voi presso suo Figlio. La Madre vi ama con materno amore.

   Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata.

Sant’Ignazio di Antiochia in una Chiesa alla periferia di Roma

di Federico Cenci

Le reliquie e la devozione di uno dei Padri della Chiesa Cattolica nel luogo in cui subì il martirio

Roma, 16 Giugno 2013 (Zenit.org)

Image1Destini che si intrecciano in modo apparentemente indecifrabile. Questa affascinante consuetudine che attraversa più di duemila anni di storia del cristianesimo trova un suo compimento in una chiesa di periferia, situata nel quadrante sud di Roma, in una zona un tempo ricettacolo di pastori e briganti. Oggi, al suo interno, è custodita la reliquia di uno dei santi più importanti, un Padre della Chiesa originario di un luogo lontano, al confine tra la Turchia e la Siria.

Quel Sant’Ignazio che la fede in Dio condusse da Antiochia – città di cui era vescovo – a Roma, ove conobbe persecuzione e martirio. È a lui che nel 1952 venne intitolata la chiesa edificata nell’allora Borgata Caroni, un insediamento urbano che a quei tempi era ancora in fase di sviluppo. Dalla posa della prima pietra ad oggi, tra la testimonianza di Sant’Ignazio di Antiochia e la folta comunità di fedeli del quartiere si è andato consolidando un intenso rapporto spirituale.

Non bisogna allontanarsi molto da questa zona, d’altronde, per visitare il luogo in cui Sant’Ignazio terminò la sua vita terrena per farsi «frumento di Dio», giacché «macinato dai denti delle fiere» (1). Il luogo in questione è il Colosseo, un luogo di sacrificio, che in un passato remoto ha visto scorrere fiumi di sangue cristiano.

Correva all’incirca l’anno 107 d.C. quando ivi avvenne, durante il regno dell’imperatore Traiano, il martirio di Sant’Ignazio, condotto a Roma per essere condannato a combattere con le bestie. Nel corso del viaggio che lo prelevò per sempre dalla “sua” Antiochia scrisse sette lettere alle chiese che incontrava lungo il cammino o vicino ad esso. Tali scritti sono di notevole importanza per via delle esortazioni che il santo rivolse ai fedeli e al clero affinché la fedeltà e l’obbedienza ai vescovi non vacillassero innanzi ad alcun tipo di difficoltà. Celebre e sintomatica la lettera che indirizzò a Policarpo, vescovo di Smirne, in cui lo invitava coraggiosamente a «tenere duro come l’incudine sotto il martello» (2).

Erano anni durissimi per i cristiani, in cui la professione di fede si pagava con la morte. In tanti, innumerevoli donarono questo tributo a Dio, ricompensati però dalla gloria eterna. I martiri divennero presto propulsori di fede.

Le spoglie di Sant’Ignazio – traslate da Roma ad Antiochia e, ancora, da Antiochia a Roma – trovarono gli onori degli altari nella Basilica di San Clemente, tra l’Esquilino e il Celio. Da qui, le ossa furono distribuite, per il culto dei fedeli, in varie chiese di Roma, Napoli, Sicilia, Francia, Belgio, Germania, mentre il capo fu portato a Praga per poi tornare a Roma nel 1558 (3) ed essere collocato nella Chiesa del Gesù.

La preziosa reliquia rimase nella storica chiesa di Via degli Astalli fino al 1958, quando una parte cospicua del capo venne ceduta alla parrocchia di Sant’Ignazio di Antiochia allo Statuario. Così un numero speciale del 1972 di una vecchia rivista di quartiere, “Statuario Oggi”, raccontava l’evento: «Nel pomeriggio di domenica 27 aprile 1958 si è realizzato un nostro grande desiderio, avere per la nostra parrocchia l’insigne reliquia del Capo del Patrono S. Ignazio di Antiochia» (4).

La concessione seguì alla richiesta che la parrocchia dello Statuario inoltrò ai Padri Gesuiti, reggenti della Chiesa del Gesù, al fine di consegnare alla chiesa eretta in suo onore una reliquia di Sant’Ignazio di Antiochia. Il rettore del Gesù, padre Ferioli, alla fine della Messa vespertina di quel 27 aprile, la consegnò in modo solenne all’allora parroco don Giovanni Scorza, che si era recato a prelevarla con una folta rappresentanza di parrocchiani.

Di nuovo quel numero di “Statuario Oggi” ricordava, a dimostrazione dell’importanza dell’evento: «Erano presenti Mons. Mario Aluffi Pentiti, il dottor Saverio Polacco, del Collegio Cultorum Martyrum, ed il professor Renzo Uberto Montini, che per primo ci aveva rivelato la notizia della presenza della reliquia al Gesù» (5). Terminata quindi la funzione, l’urna, contenente la reliquia, venne acclamata dai fedeli che gremivano la Chiesa del Gesù in quella speciale domenica primaverile.

Subito dopo, iniziò il suo percorso verso la nuova destinazione. «Si è formato quindi il corteo con le macchine – riferiva ancora “Statuario Oggi” – che, scortato dai motociclisti della Polizia, è passato trionfalmente per Piazza Venezia, la Via dei Fori Imperiali, la Via di San Gregorio, la Passeggiata Archeologica, la Via Appia Antica e la Via Appia Pignatelli» (6).

I parrocchiani più anziani rimembrano con particolare pathos soprattutto un passaggio di quella processione cui parteciparono. Giunto davanti al Colosseo – spiegano con occhi velati di commozione – il corteo venne fatto fermare da padre Como, colui che dirigeva le preghiere con l’altoparlante.

Il sacerdote ricordò che proprio in quel luogo, all’incirca nel 107, Sant’Ignazio subiva il glorioso martirio. Udite queste parole, un imponente silenzio si impadronì del serpentone di fedeli, molti dei quali si raccolsero genuflessi in un momento di preghiera.

Soltanto qualche decina di minuti dopo, quel silenzio di raccoglimento si trasformò in un altrettanto significativo, voluttuoso frastuono. Basta leggere poche righe di “Statuario Oggi”, scritte per altro quattordici anni dopo quell’evento, per avere un’idea di quanto festante sia stato il momento dell’arrivo della reliquia alla parrocchia di Sant’Ignazio di Antiochia. «Un grande numero di fedeli era ad attendere la reliquia all’ingresso della nostra Borgata. Le campane suonavano a festa, la statua della Madonna Regina splendeva fulgente, la chiesa era tutto uno sfolgorio di luci per accogliere degnamente il preziosissimo dono» (7). Momenti di gioia cristiana, di alta spiritualità, impressi in modo indelebile nella memoria di chi ha avuto la fortuna di essere presente. E che rappresentano un tassello fondamentale nella storia della parrocchia e del quartiere.

Il 31 gennaio del 1959, qualche mese dopo la traslazione, in presenza anche di colui che ne diede l’assenso per la donazione, ossia padre Molinari, Postulatore dei Gesuiti, la reliquia venne sistemata in una nuova, definitiva urna. In quell’occasione padre Molinari spiegò ai tanti fedeli accorsi in chiesa il significato dei corpi dei martiri messi sotto l’altare: la cosa più santa che gli uomini possano porgere per accogliere Gesù Sacramento, «in modo che Questi sia contento di poggiare sui resti di chi ha dato la propria vita per dimostrargli il suo amore e la sua fedeltà» (8).

Il giorno seguente, nella mattinata di domenica 1 febbraio, l’urna restò esposta in una cappella, dove i fedeli si avvicendarono per venerarla. Al termine del periodo di preghiera, la reliquia venne trasportata all’altare maggiore, dove, dopo l’incensazione del celebrante, venne collocata sotto la mensa.

Ed è lì, sotto il vecchio altare che, ancora oggi venerata dai fedeli, la reliquia si trova. La sua presenza costituisce un affascinante intreccio – delineato da Dio – tra il destino di Sant’Ignazio di Antiochia e quello di un’amena borgata alla periferia della capitale d’Italia.

NOTE

(1) Dalla «Lettera ai Romani», Sant’Ignazio di Antiochia.

(2) Dalla «Lettera a Policarpo», Sant’Ignazio di Antiochia.

(3) periodo storico in cui il Regno di Boemia, di cui Praga era la capitale, si trovava sotto il dominio degli Asburgo, regnanti cattolici.

(4) da «Statuario Oggi. Numero speciale», pag. 41.

(5) ibidem, pag. 41.

(6) ibidem, pag. 41.

(7) ibidem, pag. 41.

(8) ibidem, pag. 41.