Trionfa il mio amore

di D. Massimo Lapponi

Pubblicato su Il Legno Storto il 5 dicembre 2011

lirica 

In un articolo scritto su questa stessa testata molto tempo fa, mi rivolgevo direttamente al personaggio pucciniano Madama Butterfly con queste parole: «Sì, Butterfly, tu hai ragione quando esclami: ‘Trionfa il mio amor!’ Sì, il tuo amore trionfa. Forse non trionferà sullo yankee vagabondo – e neanche ne valeva la pena – come non trionferà sui moltissimi yankee vagabondi che popolano il mondo. Apparentemente come Antigone, Cordelia, Ermengarda e Gilda tu sei soltanto un’illusa e una sconfitta. Eppure è il tuo amore che trionfa, come trionfò il primo giorno del mondo, quando Adamo esclamò: “Questa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa!” come profetizzò, usando quasi le tue stesse parole, la più illustre e sublime delle tue congeneri: “Infine il mio cuore immacolato trionferà” ».

            Questo accostamento tra l’esclamazione di Butterfly e le parole della Madonna contenute nel messaggio di Fatima da allora ha continuato a suggestionarmi segretamente, come ha continuato a lavorare dentro di me quella parola “trionfa”. Recentemente mi ha colpito una riflessione che evidentemente già covavo dentro da tempo: il trionfo dell’amore di Butterfly per prima cosa si manifesta nell’irrefrenabile applauso del pubblico. E del resto questo applauso da sempre ha accompagnato e ancora accompagna la gloriosa carriera del teatro lirico. Ora bisogna osservare che pressoché tutto il teatro lirico non è che la glorificazione del nucleo centrale del messaggio cristiano: la vittoria che si ottiene non con la violenza verso gli altri, ma con la violenza verso se stessi. E’ l’incomparabile mistero della croce: attraverso il sacrificio di se stessi si giunge alla vittoria della risurrezione. Esattamente l’opposto di quell’istinto aggressivo e insofferente che, soprattutto a partire dalla Rivoluzione Francese, ha avvelenato la società moderna in tutti gli ambiti della vita.

            Se è così, si spiega facilmente come la cultura dominante, e in gran parte proprio nella culla del teatro lirico, l’Italia, abbia fatto di tutto per eliminare dalla coscienza delle giovani generazioni la cognizione stessa dell’esistenza di un teatro lirico – con la scusa insostenibile che si tratterebbe di una realtà antiquata ed estranea alla sensibilità dei giovani – e di sostituirlo con una sorta di anti-teatro lirico, in cui si esaltano, con l’enorme suggestione di una musica violenta e onnipervasiva,  sentimenti esattamente contrari a quelli celebrati da Norma, Gilda, Violetta e Butterfly. 

            In un altro articolo dal titolo “Questi sono i miei gioielli”, pubblicato sempre su questa testata il 23 maggio 2010, si elogiava altamente l’opera meritoria di Cecilia Gobbi, la quale con energia indomabile sta riportando schiere sempre più numerose di studenti delle elementari e delle medie a contatto vivo con l’opera musicale classica. Il trionfo celebrato dalle loro piccole mani plaudenti è una prova schiacciante dell’intramontabile perennità dei sentimenti umani e cristiani esaltati dal teatro lirico e del suo linguaggio musicale e letterario.

            Qualcuno potrebbe mettere in dubbio l’affermazione che il teatro lirico classico sia quasi al cento per cento una celebrazione del mistero centrale del cristianesimo. Vorrei perciò cercare di illustrare questa mia convinzione prendendo come esempio un’opera di argomento pagano: la “Norma” di Bellini.

            In essa, diversamente dalla “Butterfly”, il trionfo dell’amore non è riservato esclusivamente all’applauso del pubblico.

            Nel sublime duetto tra Norma e Adalgisa – sacerdotesse consacrate al dio dei Druidi – il cui andamento nello stesso tempo eroico e tenero strappa veramente un applauso irrefrenabile al pubblico, Adalgisa, amata da Pollione, il quale ha abbandonato Norma, promette a quest’ultima:

   Spera, ah, spera, amor, natura
ridestar in lui vedrai.
Del suo cor son io secura,
Norma ancor vi regnerà!

 

              Sembra che la promessa sia vana: Pollione si rifiuta di rinunciare ad Adalgisa per ritornare a Norma, che è nascostamente madre dei suoi figli. Cosicché quando egli è fatto prigioniero dai Galli, Norma vuole prevalere su di lui con l’arma del potere che ha sulla sua vita.

NORMA

In mia man alfin tu sei:          

niun potria spezzar tuoi nodi.
Io lo posso.

POLLIONE

Tu no ‘l déi.

NORMA

Io lo voglio.

POLLIONE

E come?

NORMA

M’odi.

Pe ‘l tuo dio, pei figli tuoi,
giurar déi che d’ora in poi
Adalgisa fuggirai,
all’altar non la torrai,
e la vita io ti perdono…
e mai più ti rivedrò.

Giura.

            Ma il ricatto e la violenza nulla possono contro la volontà umana. Norma potrà togliere a Pollione la vita, ma non potrà mutare il suo cuore.

POLLIONE

No: sì vil non sono.

NORMA

(con furore represso)

Giura, giura!

POLLIONE

Ah! pria morrò!

            A questo punto esplode il furore di Norma: Pollione non sa che ella è pronta a vendicarsi sui suoi stessi figli! Pollione chiede il pugnale perché da se stesso possa punirsi: solo lui deve morire! Lui solo? No! Tutti i romani moriranno! E Adalgisa…

NORMA

Adalgisa fia punita;
nelle fiamme perirà!

            No! – esclama Pollione – La mia vita! Prenditi la mia vita, ma risparmia un’innocente!

NORMA

 

Preghi alfine? indegno! è tardi.

Nel suo cor ti vo’ ferire,
sì, nel suo cor ti vo’ ferire!
Già mi pasco ne’ tuoi sguardi,
del tuo duol, del suo morire,
posso alfine, io posso farti
infelice al par di me!

            Pollione implora invano la clemenza di Norma. Questa chiama a raccolta i Druidi.

NORMA

All’ira vostra

nuova vittima io svelo. Una spergiura
sacerdotessa i sacri voti infranse,
tradì la patria, e il dio degli avi offese.

           

Disperato Pollione scongiura Norma di salvare Adalgisa. Ma questa, insensibile alle sue preghiere, si appresta a rivelare il nome della sacerdotessa spergiura. Ma ecco che uno scrupolo di coscienza frena lo slancio della sua vendetta:

 NORMA

Udite. (Io rea

    l’innocente accusar del fallo mio?)

OROVESO, CORO

Parla. Chi è dessa?

POLLIONE

                        Ah! Non lo dir!

NORMA

Son io.

            Ed ecco che il miracolo avviene: dove la violenza era stata vana, il sacrificio di se stessa prevale sul cuore di Pollione:

POLLIONE

Ah! Troppo tardi t’ho conosciuta!

Sublime donna, io t’ho perduta…
col mio rimorso è amor rinato,
più disperato, furente egli è!

Moriamo insieme, ah, sì, moriamo!

L’estremo accento sarà ch’io t’amo.

            Così la profezia di Adalgisa si avvera:

                        Del suo cor son io secura,

Norma ancor vi regnerà!

 

            Dunque l’amore trionfa, e trionfa attraverso il mistero cristiano del sacrificio di se stessi per la giustizia e per l’umanità. E Pollione, avviandosi al rogo insieme a Norma, potrà esclamare:

Là più santo
incomincia eterno amor.

                       

            Non so chi potrebbe negare che siamo qui in presenza di un’esaltazione sublime dei sentimenti cristiani, indelebilmente stampati nel cuore del popolo dalla potenza incomparabile della poesia e della musica.

            Dunque “trionfa il mio amor!” E non è giusto pensare che ci sia un misterioso ma essenziale e indissolubile legame tra il trionfo del Cuore immacolato di Maria e il trionfo del vero amore tra l’uomo e la donna? Quell’amore che è tanto più vero quanto più i cuori che lo vivono sono puri e immacolati come il cuore della Madre di Dio. 

            Poco più di un anno fa la suggestione che mi lavorava dentro mi suggerì un passo molto audace: perché non tentare di penetrare nel tempio di Satana – così mi veniva di definire il Festival di Sanremo – con una canzone d’amore che da una parte travolgesse il pubblico con la sua bellezza melodica, e dall’altra riproponesse alle orecchie attonite degli ascoltatoti l’amore puro di Amina e di Gilda? La nostalgia così inaspettatamente risvegliata per sentimenti, oggi irrisi e dimenticati, che dalla terra ci portano al cielo fin da questa vita – “Lassù… in cielo!… vicina alla madre…in eterno per voi… pregherò” canta Gilda morente per amore all’infelice padre Rigoletto – sarebbe stata un ennesimo trionfo di Buttrefly, ma nello stesso tempo un primo passo essenziale per il promesso trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

            La canzone effettivamente fu composta, ma, se pure una brava cantante locale la sta imparando con entusiasmo, come poi penetrare nel tempio di Satana?

            Ora il mio articolo si trasforma in una appello: immagino che difficilmente tra i lettori del “Legno Storto” ci siano persone che abbiano entrature in realtà così equivoche come il Festival di Sanremo. Ma chissà? Il passaparola a volte funziona in modo inaspettato. Naturalmente dovrò allegare il testo letterario e musicale della canzone. E che ne penserà l’esimio Direttore della testata? Se la sentirà di pubblicare un appello così singolare? E di allegare una poesia e una partitura? (Non essendo mai stata eseguita, non posso allegare l’audio della canzone).

            Non posso far altro che ricordare al caro Direttore, a mo’ di conclusione, il nome che Gabriele D’Annunzio dette ai motoscafi da guerra, e che essi ancora conservano, anche se molti non ne conoscono l’origine: MAS, memento audere semper!   

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9 thoughts on “Trionfa il mio amore

  1. Perdoni la mia ignoranza nella lirica,ma di una cosa sono certo,l’amore è la conquista,il trionfo,la cattura dei cuori delle genti.Per Amore si muore,ma si rivive,per amore si perdona,i canti del Rns,sono canti di lode e gloria a Dio,sono presi dai salmi,ed esprimono la gioia di amare DIO e di essere amati,è un interscambio tra la creatura divina e il suo Creatore e Signore.La BV Maria,se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia,diamo gloria a DIO,l’Amore Puro,buona giornata.

  2. Caro don Massimo , concordo pienamente con il tuo pensiero sulla musica lirica e aggiungo purtroppo che ci stanno facendo passare come musica la porcheria rock che in molti casi è satanica con chiare invocazioni al demonio ed anche altra musichetta commerciale fatta solo per vendere cd e fare mercato. . Qualche informazione in più nel libro del sacerdote Jean Paul Regimbal “il ROCK AND ROLL ” VIOLENZA DELLA COSCIENZA PER MEZZO DEI MESSAGGI SUBLIMINALI.

  3. scusate ma mi avete incuriosito:non ho mai seguito il festival di Sanremo,so che era il festival della canzone italiana e ora si dice”tempio di satana”perchè?

  4. Neanch’io lo ho mai seguito. Ma, di là da eventuali testi equivoci o costumi depravati (come una certa Oxia e fece lo spogliarello) o parodie dei misteri cristiani (come quella del santo di nome Remo), la stessa insulsaggine della musica commerciale e delle relative parole a mio giudizio è già qualche cosa che ha a che fare con Satana, se pure travestito da saltimbanco. Lo si capisce meglio se si fa il confronto con la musica di Rossini, di Bellini, di Donizetti, di Verdi, di Puccini e di tanti altri: un tesoro incomparabile che soltanto l’Itala e la lingua italiana (molti musicisti tedeschi scrivevano melodie con parole italiane) possiede. Ma naturalmente la maggior parte degli italiani non ne sanno niente.

  5. non sapevo che fosse caduto cosi in basso,testi equivoci,costumi depravati ecc.tutto si trasforma sotto i nostri occhi con la velocità della luce e io mi stò chiedendo se preferisco l’oblio da queste cose pur essendo consapevole del male che dilaga.Mi capisca che non fuggo,ma vorrei sporcarmi meno perchè mi accorgo che anche il mio spirito si…abbassa quando passo e mi inzacchero nella fanghiglia.Sento il bisogno insopprimibile di nutrirmi di cose belle ,una buona lettura,dipingeredei fiori ,camminare sotto la pioggia come una sciocca solo perchè mi ricorda quando ero bambina….Satana ci ha riempito dei suoi tempi,io penso di combattere questa guerra con l’orazione,l’Adorazione e il sano equilibrato nutrimento che viene da ciò che di bello ci rimane.Ovviamente ognuno ha la sua vocazione,in virtù di questo ben vengano le sante iniziative.La saluto cordialmente

  6. Paradossalmente oggi internet e altri mezzi moderni permettono di avvicinare una quantità immensa di bellissima musica, che un tempo era riservata a un pubblico limitato. E’ tutto un mondo, che era stato dichiarato defunto e che invece, rporpio grazie alla tecnica più avveniristica, risorge alla vita! Veda per esempio questo:

    Niente di più meravigliso, di più esaltante e di più cristiano!!!!!

  7. grazie è un bel dono per tutti qui;io non sono una conoscitrice di lirica ma quando l’ascolto provo un sublime sollievo e ciò mi rimanda a Donizetti che traduce in musica la parola della Genesi”Laude all’Eterno Amor primiero fonte di luce,somma virtù che disse appena il suo pensiero:il mondo sia,e il mondo fu

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