MAMMA VORREI ESSERE UN TELEVISORE

Un bambino pensando una preghiera, disse così:

 a

Signore questa notte ti chiedo una cosa speciale…

Trasformami in un televisore, così che io possa occupare il suo posto.

Mi piacerebbe vivere come il televisore di casa mia.

In altre parole avere una stanza speciale per riunire tutti i membri della mia famiglia attorno a me.

Esser preso sul serio quando parlo.

Fa che io sia al centro dell’attenzione così che tutti mi prestino ascolto senza interrompermi né discutere.

Mi piacerebbe provare l’attenzione particolare che riceve la televisione quando qualcosa non funziona…

E tener compagnia a mio papà quando torna a casa, anche quando è stanco dal lavoro.

E che la mia mamma, al posto di ignorarmi, mi cerchi quando è sola e annoiata.

E che i miei fratelli e sorelle litighino per stare con me…

E che possa divertire tutta la famiglia, anche se a volte non dico niente.

Mi piacerebbe vivere la sensazione di chi tralascia tutto per passare alcuni momenti al mio fianco.

Signore non ti chiedo molto. Solo vivere come qualsiasi televisore.

http://www.santimoteotermoli.it/preghiere.php?id=44

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Prove e Tentazioni: come superarle

Santo Curato d’Ars

John VIanneyE’ nella lotta che proviamo a Dio il nostro amore, e nell’accettazione dei dolori che ci manda. C’era una volta una grande santa (credo che sia santa Teresa) che si lamentava con Nostro Signore dopo la tentazione, e gli diceva: «Dove dunque sei stato, Gesù mio amatissimo, dove sei stato durante questa terribile tempesta? ». Nostro Signore le rispose: «Ero al centro del tuo cuore, e gioivo nel vederti lottare ». Se siete tentati di superbia, offrite la tentazione per ottenere l’umiltà; (se siete tentati) da pensieri disonesti (offrite la tentazione) per ottenere la purezza; se è contro il vostro prossimo, (per ottenere) la carità. Offrite anche. la tentazione per chiedere la conversione dei’ peccatori: ciò indispettisce il demonio e lo mette in fuga, poiché la tentazione si rivolge contro di lui. Come il buon soldato non ha paura del combattimento, così il buon cristiano non deve aver paura della tentazione. Tutti i soldati sono bravi in caserma: è sul campo di battaglia che si fa la differenza tra i coraggiosi e i codardi. Ecco come egli (il demonio) si comporta di solito con i peccatori che ritornano a Dio. Li lascia gustare le dolcezze dei primi momenti della loro conversione, perché sa bene che non ci guadagnerebbe niente: sono troppo fervorosi. Aspetta qualche mese finché il loro ardore sia passato; poi comincia col far trascurare loro la preghiera, i sacramenti, li attacca con diverse tentazioni. Poi, vengono le grandi lotte: è allora soprattutto che bisogna chiedere la grazia di non lasciarsi abbattere. Tre cose sono assolutamente necessarie contro la tentazione: la preghiera per illuminarci, i sacramenti per fortificarci e la vigilanza per preservarci. Il demonio viene soltanto quando perdiamo la presenza di Dio, perché sa bene che altrimenti non ci guadagnerebbe niente. Non bisogna ascoltare il demonio che cerca sempre,dopo che ci ha fatto fare il male, di gettarci nella disperazione. Le prove mostrano chiaramente quanto un’opera sia gradita a Dio. Si dice qualche volta: «Dio castiga coloro che ama ». Non è vero. Le prove, per coloro che Dio ama, non sono castighi, sono grazie. Le condanne del mondo sono benedizioni di Dio. Soltanto le croci ci daranno sicurezza nel giorno del giudizio. Quando verrà quel giorno, come saremo felici dei nostri dolori, fieri delle nostre umiliazioni e ricchi dei nostri sacrifici. Oh, quanto è sapiente e vero cristiano colui che sa sopportare gli inconvenienti della sua posizione con calma e rassegnazione! E’ questa la via della santità e della felicità, e il nostro titolo di gloria nei cieli, perché quaggiù, tutti gli uomini dal sovrano al pastore, dalla gloria del comando all’abnegazione della dipendenza che è tanto gloriosa dinanzi a Dio, tutti gli uomini soffrono in mille modi differenti, i ricchi come i poveri, i sapienti come gli ignoranti, i sani come gli ammalati, in una parola, tutti.

02 Aprile Pell

Schiacciate “Striscia la notizia”

di Annalisa Colzi

960044_654573671224739_1796773438_nCarissimi,

desidero scrivervi solo due righe a proposito della trasmissione “Striscia la notizia” e i suoi servizi pessimi su Medjugorje.

Altre volte vi ho detto che la televisione è in mano alla massoneria, che la massoneria ha un unico scopo: distruggere la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ergo, come potete pensare che possa, in un certo qual modo, far passare dei messaggi “puri”, cioè veritieri?

Alcuni di voi stanno raccogliendo delle petizioni contro questo programma. Ma quante petizioni dovreste raccogliere, visto che tutti o quasi i programmi televisivi sono inquinati?

Vi insegno io un metodo infallibile che vale più di mille petizioni: Spegnete la Tv ogni volta che va in onda “Striscia la notizia”.

Se tutti coloro che sono indignati attuano questa strategia, sapete cosa succede? che l’idolo Auditel si abbassa clamorosamente e che gli autori di “Striscia la notizia” saranno costretti a fare marcia indietro.

In questo modo, da manovrati passerete a manovratori.

Le carte buone da giocare le avete voi, cari telespettatori cattolici. Perchè continuate a farli vincere nonostante le pessime carte che hanno in mano?

 

Lo scopo della vita

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Tutti hanno uno scopo nella vita, tutti.
Chi punta sulla famiglia con figli, una bella casa, magari anche un cane, c’è chi invece punta sul lavoro, facendo della sua professionalità una strada per ottenere un pò di gloria, ancora chi si getta nello sport e chi invece si sfoga nel cibo e nella compagnia, chi ancora ha la necessità di circondarsi di donne/uomini per appagare i propri appetiti o per riversare l’amore che non sa a chi altri donare.
Sesso, soldi e successo.
Io, tolti i figli, credo d’aver provato tutto. Non lo dico certo per essere competitivo ma per dar lode a te o Dio, che mi hai tirato fuori dal mio abisso, e chiedere preghiere a chi legge.
Tutto nel mondo da una certa soddisfazione, piccola o grande, anche se dovesse durare 40 anni o 60 anni, rimane passeggera.
Oggi tutto è in crisi: la famiglia, i rapporti di coppia, l’amicizia, il lavoro, la natura si ribella a noi che per primi ci siamo ribellati a Dio, come già avvenuto in passato (Gm 2, 14-19).
Quelli che ti lodano domani si dimenticheranno di te, non così Dio, l’amore di e per Dio dura per sempre.
«la [nostra] vita passa come un fiorellino di primavera, che oggi è meraviglioso, ma domani non se ne trova traccia».
E allora cosa viviamo a fare?
Qual’è lo scopo reale, duraturo, gratuito a cui tutti sono chiamati?
E’ la santità.
«Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.» (Mt 5, 48), la perfezione del Padre è la Santità. Una Santità che Cristo ci ha mostrato e ci comanda di vivere.
Una santità che crea un uomo nuovo, felice di vivere, che ha speranza, che loda Dio e aiuta il prossimo perchè in esso vede Dio stesso.
Questo è lo scopo nella vita, essere come Cristo.
Anche nella passione e nella morte.

Milano, Clinica Mangiagalli. «Pregavamo contro l’aborto e le femministe ci hanno aggredito»

di Benedetta Frigerio

mangiagalli-285x214Pregavano contro l’aborto raccolti fuori dalla clinica Mangiagalli di Milano. Lo hanno fatto sabato 4 maggio, dandosi il turno, in una sessantina. Erano i membri del comitato nazionale “No194” e dell’associazione “Ora et labora in difesa della vita”, più altri cittadini che si sono uniti a loro. Ma ad aspettarli c’era un gruppo di femministe che li ha aggrediti cercando di boicottare l’iniziativa.

DODICI ORE. Si tratta della “12 ore di preghiera per la vita in riparazione all’aborto e all’eutanasia”, che si ripete ogni primo sabato dei mesi dispari davanti ad alcuni ospedali delle città più importanti d’Italia. Fra questi il Sant’Anna di Torino e di Caserta, il San Filippo Neri di Roma e il Garibaldi di Catania.
«Era già successo che le femministe ci aggredissero e questo non ci spaventa. Il timore è che non ci lascino più pregare per l’aggressività anche verbale che ha disturbato i malati e il personale dell’ospedale», spiega Pietro Guerini, presidente nazionale del comitato, apartitico e aconfessionale, “No194” fondato nel 2009 per l’abrogazione della legge sull’aborto e che nel giro di quattro anni ha ottenuto 15 mila adesioni di cui il 10 per cento composto da non credenti. Perché allora un’iniziativa di preghiera? «Il nostro comitato ha uno scopo preciso, fatto di argomenti razionali, comprensibili da tutti e non solo da chi crede. Ma molti di noi sono cattolici e vogliono pregare: se nessuno è obbligato a farlo, perché impedirlo a qualcuno?».

CROCI SPEZZATE. Eppure proprio questo vorrebbero chi urlando ha preso le croci e le immagini sacre con cui il gruppo pregava per distruggerle. Non solo, le femministe hanno rubato anche uno stendardo. E sono poi cominciate le minacce: «Vi spacchiamo tutto, gridavano le donne, per continuare con insulti irripetibili e con bestemmie».
Alcuni aderenti all’iniziativa sono stati colpiti mentre pregavano. Il gruppo di femministe ha lanciato verso di loro bottiglie piene d’acqua e accendini. Tutto è continuato per circa un’ora e mezza. Finché una donna in camice si è affacciata dalla finestra dell’edificio di via Commenda urlando alle contestatrici che non potevano fare tutto quel baccano senza alcun rispetto per i bambini e le persone anziane ricoverate, che necessitano calma e tranquillità.
«L’intervento le ha zittite – continua Guerini – tanto è vero che dopo un quarto d’ora se ne sono andate: è bastato che si sentissero mollate dalla società civile su cui poggiano perché crollassero».
L’avvocato, convinto che lavorando sulla vita nascente, oggi si possano ottenere più consensi di quanto si creda per l’abrogazione della legge, si dice dispiaciuto: «Siamo presenti in ogni provincia italiana e molti di noi dicendo il rosario fuori dagli ospedali hanno incontrato donne che stavano andando ad abortire e che vedendoci hanno cambiato idea». Il dispiacere è anche per la censura da parte dei giornali, ma fra i membri c’è chi ha già esposto denuncia per furto, danneggiamento, minacce e vilipendio. Guerini ricorda poi le ingiuste cifre versate in 35 anni dai contribuenti: «Contando che un aborto costa allo Stato circa 1.300 euro e che quelli dichiarati sono circa 6 milioni, si calcola una spesa di 7.800 miliardi di euro».

SEGNI DI CONTRADDIZIONE. Racconta Daniele Meneghin, non aderente ad alcun comitato o associazione, ma deciso a partecipare al gesto solo per «testimoniare pubblicamente la mia fede: recitare il rosario per quegli innocenti di fronte alla Mangiagalli, mentre decine di ragazze urlavano insulti di ogni genere, come già successo lo scorso 2 marzo, è stata un’esperienza da un lato scioccante, dall’altra toccante. Veramente Cristo è un segno di contraddizione. Ho provato molta pietà per quelle ragazze e ho pregato anche per la loro conversione: in quel momento non c’era altro da fare».

02 Aprile Pell

Confessioni di un ex trans. Walt: «Ero malato. Stavo male. Ora sono la prova che Dio è vivo»

Tempi.it

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Ti piacerebbe avere disturbi di identità, depressivi, dissociativi, al punto da spingerti alla droga, all’alcol, al suicidio, e sentirti dire che vai bene così? Questo domanda Walt Heyer (nella foto) a chi dice che il sesso non è un dato naturale. «Non si nasce transessuali. Ti accade qualcosa per cui cerchi di fuggire da ciò che sei». A parlare contro chi sostiene che l’identità di genere sia una scelta soggettiva è un ex transessuale americano. E questa è la sua confessione resa a Tempi. Walt Heyer è un ragazzo ventenne quando si sposa. Ma l’essere di sesso maschile lo terrorizza da tempo. Sono gli anni Sessanta. L’idea di potersi trasformare da uomini in donne sta diventando una concreta possibilità grazie alla chirurgia. La vita procede. Carriera, moglie, figli. Tutto ciò non basta più a lenire la segreta sofferenza di Walt. Così, un giorno, abbandona la famiglia, entra in una clinica. E Walt diventa Lara. Lara Jensen. Purtroppo, a parte l’involucro, testa e natura restano quelle di prima. E il dolore, anziché diminuire, cresce. «I medici che incontrai prima dell’operazione e che dovevano valutare il mio stato psicologico diedero un giudizio molto approssimativo: la diagnosi di disturbo dissociativo arrivò solo dieci anni dopo».

Si dice che ognuno deve essere ciò che “sente” di essere.
Il pensiero dominante ci insegna che si è felici scegliendo quel che si vuole. Fosse anche la cosa più terribile. Violenti, talebani e intolleranti, quelli che affermano il contrario? Sì, a detta del politically correct, è così. Eppure sono loro quelli che mi hanno salvato la vita. Perciò io li chiamo caritatevoli, realisti, buoni. Se sono sopravvissuto, e sono finalmente in pace, è grazie a chi mi ha detto che della mia condotta di vita non andava bene nulla. Per colpa mia? No, non c’erano colpe. C’era un trauma che a un certo punto decisi di affrontare. Bene. Quella gente che definiscono retrograda, bigotta e intollerante non mi ha mai mollato e ha lottato con me per la mia felicità.

Come comincia la sua storia, Walt?
Per strane ragioni mia nonna sin da piccolo mi vestiva da bambina e quando mio padre lo scoprì non fece che peggiorare le cose: basò la mia educazione su una disciplina severissima. Vennero poi ad aggiungersi le molestie di mio zio, un adolescente disturbato, che cominciò a toccarmi quando avevo 10 anni. Inconsciamente pensavo che se fossi stato una bambina non mi avrebbero più trattato in quel modo. E così cominciai segretamente a pensare di cambiare sesso. All’età di 15 anni mi sentivo intrappolato. Volevo fuggire dal mio corpo. Lo reputavo la causa del mio malessere.

Però lei si è sposato a 20 anni e sua moglie sapeva.
Sì. Mi disse che non era un problema. Che le andavo bene così. Non volle affrontare la cosa e comunque tutto filò via liscio per un po’. A parte l’ansia che tentavo di curare e dominare con lavoro e alcol. Feci una carriera brillante come ingegnere aerospaziale. Guadagnavo bene ma stavo sempre peggio. Dopo diciassette anni di matrimonio non vedevo soluzioni. E così un giorno presi la decisione di cambiare sesso per via chirurgica.

Cosa è successo, poi?
È successo che invece della felicità sono caduto in una depressione ancora più forte. In una vita fatta di promiscuità e follie. Solo dopo otto anni mi resi conto che non avevo fatto altro che peggiorare le cose. Non ero diventato una donna. E la depressione mi annientava. Ma sentivo che ormai era troppo tardi per tutto.

O forse no.
Mi ricordai che all’università avevo studiato psicologia e che quando le persone hanno una grande pena nella vita diventano depresse o alcolizzate o tossicodipendenti. O tutte e tre le cose insieme. Perciò, dovevo capire da dove veniva la mia pena. Dovevo sapere quale era la verità. E così mi venne in mente che l’unico che poteva conoscere il mio dolore e la mia verità era Colui che mi aveva creato. Perciò feci la cosa più semplice di questo mondo: andai in chiesa a cercarlo. A cercare Dio. E lì trovai uno che mi aiutò per davvero. Un prete. Gli chiesi se avrebbe provato a cambiarmi e lui, sorridendo, mi rispose: «Il mio mestiere è volerti bene, a cambiarti ci penserà Dio».

Ed è stata la svolta della sua vita.
È così, sembrava che Gesù fosse proprio lì, in quella chiesa, in quel prete, ad aspettarmi. Cominciai la terapia psicologica e incontrai la donna che ora è mia moglie. Oggi sono un padre, un marito e un uomo nuovo. Ma sono anche la prova che Dio è vivo. E che i suoi più grandi miracoli sono le ricostruzioni di vite distrutte come la mia. Dio ha il potere di costruire opere usando macerie.

Quanto sono lontane da questa sua esperienza l’iconografia di spensierata normalità che del mondo gay e trans ci mostra il sistema massmediatico.
È un cliché che conosco molto bene, fatto di superficialità e di comode apparenze. In realtà è un mondo di frustrazione, rabbia, dolore che riversa le sue contraddizioni contro le persone che vivono una condizione normale e, giustamente, la difendono. Chi soffre pensa (o per razionalizzare il dolore o perché viene convinto di questo) che la colpa del suo disagio sia della società eterosessuale. Quella che viene erroneamente definita “omofoba”. Perciò la maggioranza dei trans e gay desiderano che sparisca qualsiasi sesso. Dall’altra parte c’è la responsabilità di chi sa, ha studiato ma tace per paura di mettere a repentaglio la propria carriera o per timore di finire in tribunale. Il problema è questo: transessuali, gay e lesbiche nascondono pubblicamente il loro disagio. Quando ero uno di loro ho ascoltato tanto dolore. Ma privatamente non ho mai sentito parlare di amore.

In effetti le statistiche sul tasso di suicidi tra la popolazione di persone transessuali sono agghiaccianti.
Negli Stati Uniti sono il 30 per cento, ma c’è chi rimane vivo, alzando la soglia dei tentati suicidi al 40 per cento. In Svezia tutti coloro che hanno subìto operazioni per cambiare sesso tra il 1973 e il 2003 hanno tentato il suicidio o hanno avuto gravi problemi psichiatrici. Spesso chi ha disturbi di identità sessuale si prostituisce. Sul mio sito web (sexchangeregret.com) mi contattano migliaia di persone all’anno, sento storie terribili di gente che maledice il giorno in cui si è messa sotto i ferri, che soffre e non trova nessuno che li aiuti. Ora faccio quello che ha fatto chi ha salvato me.

Cosa, precisamente?
Amore, amicizia, Dio. Anche se sono minacciato. Anche se la legge vuole mettere a tacere chiunque cerchi di offrire un aiuto in questo campo. Anche se il dogma è che essere transessuali non è un problema.

Sappiamo che hai subìto e subisci minacce, censure, boicottaggi sui media.
Sì, l’America è sempre più intollerante con chi vuole anche solo raccontare la propria storia. È vietato ricordare che non c’è evidenza scientifica che sostenga la base biologica della omo e transessualità. E non si possono menzionare gli studi che confermano il fallimento delle operazioni chirurgiche senza essere calunniati.

Ma che interesse c’è a non riconoscere il disagio della persona transessuale?
In America molti trans sono così fragili psicologicamente che non lavorano e sono definiti “disabili”. Il governo li “tiene buoni” elargendo loro assegni di invalidità. Li presi anch’io, ma quando cominciai a guarire e incontrai la mia attuale moglie le dissi che era una cosa folle. Non volevo più dipendere dal governo che mi addomesticava in quel modo. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a essere me stesso. Avevo bisogno di terapie. E di veri amici. Ma gli uomini liberi non piacciono.

Lei sa che la cosiddetta “terapia riparitiva” su omo e transessuali è violentemente contestata dagli attivisti dell’agenda gay e che ovunque, almeno in Occidente, c’è una fortissima spinta alle leggi sull’omofobia e a criminalizzare ogni tipo di dissenso contro quell’agenda.
Questo è appunto merito delle lobby Lgbt, che per decenni hanno perseguito l’obiettivo di occupare gli organi politici, istituzionali, rappresentativi e internazionali per piegarli alla loro agenda. È un’operazione che, come si vede, ha avuto successo.

Perché in Occidente c’è questa costante indifferenza per il matrimonio e la famiglia, mentre c’è un’enorme sopravvalutazione della questione gay, anche se parliamo di percentuali molto piccole delle popolazione?
Il movimento politico gay e transgender è intollerante nei confronti della società eterosessuale perché è intimamente persuaso che il proprio senso di frustrazione terminerà solo con l’eclissi della società tradizionale.

Beh, ci sta riuscendo…
Il problema è che alla fine di questo processo non arriverà nessuna nuova società. Arriverà il disastro.

E da dove si può ripartire, secondo lei, per evitare il “disastro”?
Dalla famiglia. La famiglia deve tornare a essere un luogo di amore vero. Bisogna andare incontro a chi soffre. E occorrono medici che parlino senza paura. Che contestino il sistema omertoso. E che pubblichino i molti dati esistenti che vengono normalmente censurati. Servono poi le testimonianze di chi è cambiato, affinché chi sta male sappia che c’è una via di uscita reale, come la mia. Ero malato, depresso, alcolizzato. Oggi ho 72 anni e sono sanissimo. Mentre la maggioranza di chi ora si trova nella mia condizione di un tempo, statisticamente non arriva alla mia età, muore prima per abuso di alcol, droga e promiscuità, il miglior viatico ad Aids e malattie letali di ogni genere.

E che ruolo può avere il “fattore religioso” nella riconquista della propria integrità?
Spesso ci si vergogna a parlare di Dio, di lavoro su di sé, di terapie, perché si temono ritorsioni. Bene, voglio dire a chiunque sta soffrendo quello che un tempo ho sofferto io: non avere paura, ti insulteranno come adesso insultano me, ma non importa, chi ti insulta è perché non è a posto lui. Perciò io ti dico: vai avanti lo stesso, cerca amici e aiuti medici, anche se lo Stato nega a psicologi e psichiatri la possibilità di curarti. Per questo c’è tanta gente che mi cerca: io non ho licenze professionali e la legge non può ancora colpirmi. Se mi chiudessero la bocca? Nessun problema. Una via d’uscita c’è sempre. La vita è più forte di qualsiasi disastro. Anche quello promosso per via legale e statale.

Bologna Federica

Don Andrea Gallo, l’eroe comunista

di Annalisa Colzi

50524-1Il più grande eroe di don Andrea Gallo era Che Guevara. Lo ha detto lui stesso in una intervista televisiva, una delle tante interviste televisive da dove sparava le sue idee lontani anni luce da ciò che la Chiesa insegna.

D’altra parte la televisione approfitta di questi sacerdoti, un po’ sopra le righe, proprio per gettare discredito sulla Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Don Gallo ripeteva sempre le stesse cose: stare con gli ultimi, sono un prete scomodo, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati ma, guarda caso, si dimenticava di pronunciare anche le altre opere di carità, quelle spirituali che sono: insegnare agli ignoranti (sui temi della fede), ammonire i peccatori.

Don Gallo si era creata una chiesa parallela alla vera Chiesa. Una chiesa in cui accogliere tutti e su questo sono d’accordo, ma non sono d’accordo sull’accettare il peccato in nome dell’accoglienza. Gesù, che tanto citava don Andrea, accoglieva sì tutti ma sempre aggiungeva: “Va’ e non peccare più”.

Don Gallo invece lasciava nell’errore le persone che si avvicinavano a lui, facendogli credere di essere i preferiti da Gesù perché lontani e ultimi.

Che poi su questa parola “ultimi” ci sarebbe tanto da dire. Secondo don Gallo gli ultimi erano i trans, i gay, i drogati, ecc… per me, invece, gli ultimi sono quei bambini abusati, quelle donne picchiate, usate, derise. Per me gli ultimi sono i tanti giovani persi nelle tenebre che perdono la loro anima dietro false ideologie, quelle ideologie che don Gallo sponsorizzava a piene mani grazie all’aiuto dei media.

Don Gallo era a favore del preservativo, dei matrimoni tra gay; era a favore dell’eutanasia, sponsorizzava il matrimonio dei sacerdoti e sperava nel sacerdozio delle donne ma soprattutto era d’accordo sull’aborto in caso di “necessità”: “Ho aiutato delle prostitute albanesi ad abortire. Io ho consigliato loro di non farlo ma quando mi hanno detto che, comunque, volevano abortire le ho indirizzate ad un medico amico, che ha eseguito l’intervento”.

Davvero un prete che seguiva il Vangelo di Gesù!

La mia amarezza e il mio rammarico è solo uno: dove erano le autorità ecclesiastiche e perché hanno lasciato proliferare l’errore in tante anime.

Purtroppo altri don Gallo girano l’Italia sentenziando castronerie a non finire e nessuno li blocca.

Che la Vergine Maria ci aiuti a seguire sempre la strada di Gesù in perfetta linea con il Catechismo e il Magistero e una preghiera per don Andrea Gallo.

 

 

Trionfa il mio amore

di D. Massimo Lapponi

Pubblicato su Il Legno Storto il 5 dicembre 2011

lirica 

In un articolo scritto su questa stessa testata molto tempo fa, mi rivolgevo direttamente al personaggio pucciniano Madama Butterfly con queste parole: «Sì, Butterfly, tu hai ragione quando esclami: ‘Trionfa il mio amor!’ Sì, il tuo amore trionfa. Forse non trionferà sullo yankee vagabondo – e neanche ne valeva la pena – come non trionferà sui moltissimi yankee vagabondi che popolano il mondo. Apparentemente come Antigone, Cordelia, Ermengarda e Gilda tu sei soltanto un’illusa e una sconfitta. Eppure è il tuo amore che trionfa, come trionfò il primo giorno del mondo, quando Adamo esclamò: “Questa è carne della mia carne e ossa delle mie ossa!” come profetizzò, usando quasi le tue stesse parole, la più illustre e sublime delle tue congeneri: “Infine il mio cuore immacolato trionferà” ».

            Questo accostamento tra l’esclamazione di Butterfly e le parole della Madonna contenute nel messaggio di Fatima da allora ha continuato a suggestionarmi segretamente, come ha continuato a lavorare dentro di me quella parola “trionfa”. Recentemente mi ha colpito una riflessione che evidentemente già covavo dentro da tempo: il trionfo dell’amore di Butterfly per prima cosa si manifesta nell’irrefrenabile applauso del pubblico. E del resto questo applauso da sempre ha accompagnato e ancora accompagna la gloriosa carriera del teatro lirico. Ora bisogna osservare che pressoché tutto il teatro lirico non è che la glorificazione del nucleo centrale del messaggio cristiano: la vittoria che si ottiene non con la violenza verso gli altri, ma con la violenza verso se stessi. E’ l’incomparabile mistero della croce: attraverso il sacrificio di se stessi si giunge alla vittoria della risurrezione. Esattamente l’opposto di quell’istinto aggressivo e insofferente che, soprattutto a partire dalla Rivoluzione Francese, ha avvelenato la società moderna in tutti gli ambiti della vita.

            Se è così, si spiega facilmente come la cultura dominante, e in gran parte proprio nella culla del teatro lirico, l’Italia, abbia fatto di tutto per eliminare dalla coscienza delle giovani generazioni la cognizione stessa dell’esistenza di un teatro lirico – con la scusa insostenibile che si tratterebbe di una realtà antiquata ed estranea alla sensibilità dei giovani – e di sostituirlo con una sorta di anti-teatro lirico, in cui si esaltano, con l’enorme suggestione di una musica violenta e onnipervasiva,  sentimenti esattamente contrari a quelli celebrati da Norma, Gilda, Violetta e Butterfly. 

            In un altro articolo dal titolo “Questi sono i miei gioielli”, pubblicato sempre su questa testata il 23 maggio 2010, si elogiava altamente l’opera meritoria di Cecilia Gobbi, la quale con energia indomabile sta riportando schiere sempre più numerose di studenti delle elementari e delle medie a contatto vivo con l’opera musicale classica. Il trionfo celebrato dalle loro piccole mani plaudenti è una prova schiacciante dell’intramontabile perennità dei sentimenti umani e cristiani esaltati dal teatro lirico e del suo linguaggio musicale e letterario.

            Qualcuno potrebbe mettere in dubbio l’affermazione che il teatro lirico classico sia quasi al cento per cento una celebrazione del mistero centrale del cristianesimo. Vorrei perciò cercare di illustrare questa mia convinzione prendendo come esempio un’opera di argomento pagano: la “Norma” di Bellini.

            In essa, diversamente dalla “Butterfly”, il trionfo dell’amore non è riservato esclusivamente all’applauso del pubblico.

            Nel sublime duetto tra Norma e Adalgisa – sacerdotesse consacrate al dio dei Druidi – il cui andamento nello stesso tempo eroico e tenero strappa veramente un applauso irrefrenabile al pubblico, Adalgisa, amata da Pollione, il quale ha abbandonato Norma, promette a quest’ultima:

   Spera, ah, spera, amor, natura
ridestar in lui vedrai.
Del suo cor son io secura,
Norma ancor vi regnerà!

 

              Sembra che la promessa sia vana: Pollione si rifiuta di rinunciare ad Adalgisa per ritornare a Norma, che è nascostamente madre dei suoi figli. Cosicché quando egli è fatto prigioniero dai Galli, Norma vuole prevalere su di lui con l’arma del potere che ha sulla sua vita.

NORMA

In mia man alfin tu sei:          

niun potria spezzar tuoi nodi.
Io lo posso.

POLLIONE

Tu no ‘l déi.

NORMA

Io lo voglio.

POLLIONE

E come?

NORMA

M’odi.

Pe ‘l tuo dio, pei figli tuoi,
giurar déi che d’ora in poi
Adalgisa fuggirai,
all’altar non la torrai,
e la vita io ti perdono…
e mai più ti rivedrò.

Giura.

            Ma il ricatto e la violenza nulla possono contro la volontà umana. Norma potrà togliere a Pollione la vita, ma non potrà mutare il suo cuore.

POLLIONE

No: sì vil non sono.

NORMA

(con furore represso)

Giura, giura!

POLLIONE

Ah! pria morrò!

            A questo punto esplode il furore di Norma: Pollione non sa che ella è pronta a vendicarsi sui suoi stessi figli! Pollione chiede il pugnale perché da se stesso possa punirsi: solo lui deve morire! Lui solo? No! Tutti i romani moriranno! E Adalgisa…

NORMA

Adalgisa fia punita;
nelle fiamme perirà!

            No! – esclama Pollione – La mia vita! Prenditi la mia vita, ma risparmia un’innocente!

NORMA

 

Preghi alfine? indegno! è tardi.

Nel suo cor ti vo’ ferire,
sì, nel suo cor ti vo’ ferire!
Già mi pasco ne’ tuoi sguardi,
del tuo duol, del suo morire,
posso alfine, io posso farti
infelice al par di me!

            Pollione implora invano la clemenza di Norma. Questa chiama a raccolta i Druidi.

NORMA

All’ira vostra

nuova vittima io svelo. Una spergiura
sacerdotessa i sacri voti infranse,
tradì la patria, e il dio degli avi offese.

           

Disperato Pollione scongiura Norma di salvare Adalgisa. Ma questa, insensibile alle sue preghiere, si appresta a rivelare il nome della sacerdotessa spergiura. Ma ecco che uno scrupolo di coscienza frena lo slancio della sua vendetta:

 NORMA

Udite. (Io rea

    l’innocente accusar del fallo mio?)

OROVESO, CORO

Parla. Chi è dessa?

POLLIONE

                        Ah! Non lo dir!

NORMA

Son io.

            Ed ecco che il miracolo avviene: dove la violenza era stata vana, il sacrificio di se stessa prevale sul cuore di Pollione:

POLLIONE

Ah! Troppo tardi t’ho conosciuta!

Sublime donna, io t’ho perduta…
col mio rimorso è amor rinato,
più disperato, furente egli è!

Moriamo insieme, ah, sì, moriamo!

L’estremo accento sarà ch’io t’amo.

            Così la profezia di Adalgisa si avvera:

                        Del suo cor son io secura,

Norma ancor vi regnerà!

 

            Dunque l’amore trionfa, e trionfa attraverso il mistero cristiano del sacrificio di se stessi per la giustizia e per l’umanità. E Pollione, avviandosi al rogo insieme a Norma, potrà esclamare:

Là più santo
incomincia eterno amor.

                       

            Non so chi potrebbe negare che siamo qui in presenza di un’esaltazione sublime dei sentimenti cristiani, indelebilmente stampati nel cuore del popolo dalla potenza incomparabile della poesia e della musica.

            Dunque “trionfa il mio amor!” E non è giusto pensare che ci sia un misterioso ma essenziale e indissolubile legame tra il trionfo del Cuore immacolato di Maria e il trionfo del vero amore tra l’uomo e la donna? Quell’amore che è tanto più vero quanto più i cuori che lo vivono sono puri e immacolati come il cuore della Madre di Dio. 

            Poco più di un anno fa la suggestione che mi lavorava dentro mi suggerì un passo molto audace: perché non tentare di penetrare nel tempio di Satana – così mi veniva di definire il Festival di Sanremo – con una canzone d’amore che da una parte travolgesse il pubblico con la sua bellezza melodica, e dall’altra riproponesse alle orecchie attonite degli ascoltatoti l’amore puro di Amina e di Gilda? La nostalgia così inaspettatamente risvegliata per sentimenti, oggi irrisi e dimenticati, che dalla terra ci portano al cielo fin da questa vita – “Lassù… in cielo!… vicina alla madre…in eterno per voi… pregherò” canta Gilda morente per amore all’infelice padre Rigoletto – sarebbe stata un ennesimo trionfo di Buttrefly, ma nello stesso tempo un primo passo essenziale per il promesso trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

            La canzone effettivamente fu composta, ma, se pure una brava cantante locale la sta imparando con entusiasmo, come poi penetrare nel tempio di Satana?

            Ora il mio articolo si trasforma in una appello: immagino che difficilmente tra i lettori del “Legno Storto” ci siano persone che abbiano entrature in realtà così equivoche come il Festival di Sanremo. Ma chissà? Il passaparola a volte funziona in modo inaspettato. Naturalmente dovrò allegare il testo letterario e musicale della canzone. E che ne penserà l’esimio Direttore della testata? Se la sentirà di pubblicare un appello così singolare? E di allegare una poesia e una partitura? (Non essendo mai stata eseguita, non posso allegare l’audio della canzone).

            Non posso far altro che ricordare al caro Direttore, a mo’ di conclusione, il nome che Gabriele D’Annunzio dette ai motoscafi da guerra, e che essi ancora conservano, anche se molti non ne conoscono l’origine: MAS, memento audere semper!   

Striscia la “falsa” notizia

Ho deciso di pubblicare la lettera che un caro amico ha scritto dopo aver visto la trasmissione, o meglio le varie puntate, in cui Striscia la Notizia ha parlato del caso Medjugorje.

Personalmente non mi sorprendo di questo attacco conoscendo i meccanismi televisivi, ma spero che almeno qualcuno cominci ad aprire gli occhi sul potere televisivo, intento solo a far passare i messaggi che più gli aggradano.

Marco aveva postato questa lettera anche su fb e in molti l’avevano condivisa ma… puff… improvvisamente gli è stata tolta e bloccato l’account. Probabilmente molti anti-medjugorjani lo avevano segnalato. Che dire? C’est la vie!

di Marco Lo Bracco

Pistoia, 21 maggio 2013

Spett.le redazione di
“Striscia la Notizia”

960044_654573671224739_1796773438_nVi scrivo in merito alla trasmissione di ieri sera lunedì 20 Maggio, in riferimento al servizio sulle presunte apparizioni di Medjugorje: innanzitutto non sono ne presunte ne improbalbili, mi spiego meglio, tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei vescovi della ex Jugoslavia del 10 aprile 1991, che lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti. Nel frattempo sono permessi i pellegrinaggi organizzati da privati dove si raccomanda l’ accompagnamento pastorale dei fedeli. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile esprimersi con tutte le forme devozionali.
Ma veniamo al motivo di questa mia lettera, da un accurata ricerca fatta sul web mi risulta che il signor Don?!? Pierdamiani Maria, indicato da voi come esperto, non è un prete ne un diacono quindi non insignibile della parola Don, sul suo profilo Facebook c’è scritto che e’ sposato ed è iscritto al gruppo aperto LIBERTARI ANTICLERICALI, quindi non in grado di giudicare la veridicità dei fatti inerenti Medjugorje, il dire pubblicamente che tutto e’ falso (o vero) può essere solo espressione di opinione personale ma MAI A NOME DELLA CHIESA, la quale ha istituito un ‘ apposita commissione presieduta dal Cardinal Ruini che si sta occupando del caso, quindi, prima di interpellare dubbi personaggi rivolgetevi a fonti e persone ufficiali.
Non è che percaso il Sig. Pierdamiani con questo intervento ha raccolto pubblicità per la vendita del suo libro Adversus?
Io sono solo uno dei tanti al servizio del Signore che da anni aiuta le persone ad andare a Medugorje avvalendosi dell’ accompagnamento pastorale di Sacerdoti e Religiosi. Chi conosce quel luogo non cerca segni perché il miracolo più evidente e’ quello delle migliaia di persone più o meno comuni che li’ cambiano vita, trovano pace e tornano alla fede. Controllate sul sito ufficiale del parrocchia (medugorje.hr) le statistiche dei numeri dei Sacerdoti che celebrano e confessano, ed il numero impressionante di Sante Comunioni distribuite.
Controllate nomi e cognomi di Vescovi e Cardinali che si sono recati a Medjugorje, tra cui il Papabile Christoph Schonborn Arcivescovo di Vienna.
Sulla base delle notizie di cui sopra, e visto la vostra sbandierata imparzialita’ dei fatti,
Vi chiedo pertanto di rettificare o quantomeno precisare i seguenti punti:

– Posizione Ufficiale della Chiesa
– referenze del Sig Pierdamiani

Distinti Saluti
Marco Lo Bracco

Bologna Federica

Papa Francesco: «Vivete la vita come dono. Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!»

maggio 14, 2013 Redazione

Udienza Papale del mercoledì

Il Pontefice ha invitato i fedeli a imitare Cristo che offrì se stesso per i propri amici. Chi, invece, fa come Giuda, «è solo. L’ideologo non sa cosa sia l’amore, perché non sa darsi»

Papa Francesco, questa mattina nell’omelia a Casa Santa Marta, ha detto che bisogna «vivere la vita come un dono, non come un tesoro da conservare». Ce lo ha insegnato, per primo, lo stesso Gesù, quando ha detto che «nessuno ha un amore più forte di questo: dare la sua vita». L’esatto contrario, ha sottolineato il pontefice, di quanto fatto da Giuda, «che aveva proprio l’atteggiamento contrario», e infatti «non mai ha capito cosa fosse un dono».

LA MADDALENA E GIUDA. «Pensiamo a quel momento della Maddalena – ha spiegato papa Francesco -, quando lava i piedi di Gesù con il nardo, tanto costoso: è un momento religioso, un momento di gratitudine, un momento di amore. E lui, si distacca e fa la critica amara: “Ma questo potrebbe essere usato per i poveri!”. Questo è il primo riferimento che ho trovato io, nel Vangelo, della povertà come ideologia. L’ideologo non sa cosa sia l’amore, perché non sa darsi».
L’errore di Giuda era di essere impermeabile e distante dall’amore di Cristo: una solitudine che lo ha portato al tradimento. Chi ama, invece, «dà la vita come dono, dà la vita per amore, mai è solo: sempre è in comunità, è in famiglia». Del resto, ha avvertito il Pontefice, colui che «isola la sua coscienza nell’egoismo» alla fine «la perde».

SATANA CATTIVO PAGATORE. Giuda era «un idolatra, attaccato ai soldi: E questa idolatria lo ha portato a isolarsi dalla comunità degli altri. Questo è il dramma della coscienza isolata: quando un cristiano incomincia ad isolarsi, anche isola la sua coscienza dal senso comunitario, dal senso della Chiesa, da quell’amore che Gesù ci dà. Invece, quel cristiano che dona la sua vita, che la “perde”, come dice Gesù, la trova, la ritrova, in pienezza. E quello, come Giuda, che vuole conservarla per se stesso, la perde alla fine. Giovanni ci dice che “in quel momento Satana entrò nel cuore di Giuda”. E, dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!».

DAMMI UN CUORE LARGO. Papa Francesco ha concluso l’omelia con una invocazione allo Spirito Santo: «In questi giorni di attesa della festa dello Spirito Santo, chiediamo: Vieni, Spirito Santo, vieni e dammi questo cuore largo, questo cuore che sia capace di amare con umiltà, con mitezza ma sempre questo cuore largo che sia capace di amare. E chiediamogli questa grazia, allo Spirito Santo. E che ci liberi sempre dall’altra strada, quella dell’egoismo, che alla fine finisce male. Chiediamo questa grazia».