La “progressista inquisizione” censura Fabri Fibra

Condivido molto volentieri quest’articolo dell’amico Federico. Chi mi conosce e ha ascoltato qualche mia conferenza sa quanto reputo Fabri Fibra uno dei peggiori esempi esistenti, anche solo per il fatto che le sue canzoni indecenti vengano ascoltate da un pubblico composto anche da bambini. Ma, sono d’accordo con l’amico giornalista: Quanta sporcizia sono riusciti a far entrare i sessantottini in questi anni? Fabri Fibra non è che uno dei tanti loro simboli.

di Federico Cenci – Il Faro sul Mondo

Fabri-Fibra15-300x240Le femministe sorprendono tutti. Stavolta le mani non le hanno usate per esibirsi in quegli evocativi gesti da trivio grazie ai quali negli anni Settanta si resero famose. Bensì, per impugnare la mannaia della censura. Già, proprio loro, le ultrà giacobine d’un tempo, le amazzoni dell’emancipazione, le paladine di costumi sessuali più liberi sfollano le strade e salgono sul pulpito. E da lì, tronfie e inclementi, pronunciano una condanna senza appello nei confronti d’un peccatore. In nome di quello stesso moralismo contro cui appena qualche decennio fa promettevano lunga e ruvida battaglia.

I fatti sono i seguenti. Nei giorni scorsi è uscito l’elenco degli artisti partecipanti al concerto del Primo Maggio, a Roma, storico appuntamento organizzato dalla trimurti sindacale. Tra i tanti nomi, quello del rapper Fabri Fibra, musicista noto per i testi provocatori e scurrili delle sue canzoni. Apriti cielo. In men che non si dica, sugli organizzatori del concerto si è abbattuto un uragano di polemiche. L’associazione femminista D.i.re. (Donne in rete contro la violenza) bolla la scelta di invitare il rapper marchigiano come «grave e inopportuna», inoltre intima i sindacati di espellerlo dall’evento «senza se e senza ma». E i sindacati, ossequiosi al “politicamente corretto”, ubbidiscono alle urla femministe depennando il nome Fabri Fibra dalla lista degli invitati.

Il motivo di cotanta indignazione e minacciosa mobilitazione, i contenuti omofobi, sessisti e antifemministi di due suoi (non recenti) brani. In “Su le mani” Fabri Fibra esalta – per dirla in modo elegante – la disponibilità femminile, arrivando persino a citare il presunto “mostro di Firenze” Pacciani; in “Venerdì 17” descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina. Insomma, musica per stomaci forti, per cuori aridi e per cervelli permeati di cultura trash (di mondezza).

Fa specie però un dato. Ovverosia, che proprio gli ultimi argini innalzati al cospetto del dilagare, anche in Italia, del trash siano stati abbattuti, in anni di battaglie sedicenti libertarie e convintamente libertine, da quelle stesse femministe che oggi piagnucolano, strepitano e esigono la scomunica di Fabri Fibra. Del resto, il rapper de’ noantri, mediante i suoi virtuosismi dialettici infarciti di frasi di tal risma, altro non fa che celebrare quella licenziosità dei costumi sessuali che le “streghe” (come le femministe si autoproclamavano in un coro), dal Sessantotto in poi, si sono impegnate a sdoganare dagli angoli fino ad allora nascosti dell’indecenza.

La nuova “bibbia civica” uscita dalle facoltà occupate e dai salotti dell’intellighenzia progressista di quegli anni, in nome dell’antiproibizionismo, abolisce autorità e morali, leggi e ordini superiori agli irrefrenabili istinti. Gli effetti sono oggi palesi. Indecenza e sconcio allignano alla luce del sole, propugnati dal tubo catodico e dall’etere. Alzi la mano chi si dice sorpreso dai contenuti di quelle due canzoni di Fabri Fibra. Tutti siamo ormai abituati a farci percuotere da input simili. Chiunque abbia anche un minimo di dimestichezza con la televisione o con la radio, frequenti persone e luoghi pubblici sa quanto inconfutabile sia questo assunto.

Durante quegli anni di innovazioni, il sol dell’avvenire non avrà portato benefici alle classi meno abbienti, anzi, però almeno ha inculcato anche a noi italiani – eredi di Roma, Dante e barocco – il trash e il vietato vietare. Eppure, a ben guardare, più che la libertà a prevalere è stato il paradosso. Come in questi giorni la censura di Fabri Fibra testimonia, il sogno di sovvertire la società bigotta italiana si è fatto parodia. L’arroganza ideologica ha preso il sopravvento così che, con un gioco di parole degno proprio del rap, ha vietato il dissenso verso il vietato vietare. Tutto è lecito, tranne che discutere o violare i miti progressisti. Fabri Fibra nelle sue canzoni è libero di ruttare, magnificare le droghe, sputare ogni più becero insulto, finanche bestemmiare, però no, non è libero di divulgare messaggi “omofobi, sessisti e misogini”.

Almeno così ha sentenziato il tribunale della “progressista inquisizione”, quello in cui le streghe di un tempo hanno abbandonato il banco degli imputati per vestire i panni dei giudici. E il nuovo ruolo lo ricoprono con inaudita severità. Per evitare il “rogo” dell’estromissione dal palco di Piazza San Giovanni, a Fabri Fibra non è servito neanche recitare un patetico mea culpa. «Dico la verità: non mi considero un omofobo», ha assicurato il rapper. Ma la sentenza era ormai scritta.

http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=14550

Locandina_Colzi Selegas

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MI hanno bloccata di nuovo

Purtroppo facebook mi ha bloccata di nuovo per una settimana. Sono già passati 5 giorni ma nel momento in cui potrò di nuovo rispondere su fb sarò partita per Medjugorje.

Sto copiando tutte le vostre richieste da portare a Medjugorje.

Naturalmente vi ricorderò tutti alla Gospa e voi pregate per me e per i miei pellegrini.

Vi scrivo la mia mail per potermi scrivere senza il problema di facebook: annalisa.colzi@alice.it

Il Signore vi benedica e perdonatemi se non ho risposto a tutti su fb. Come vi ho già detto sono stata bloccata di nuovo.

Annalisa

 

Una preghiera per ogni dito della mano.

di papa Francesco

Preghiera 5 dita titolo

Una preghiera che Papa Francesco scrisse una quindicina di anni fa quando era ancora Vescovo di Buenos  Aires. Ci sono i valori che il Pontefice ci ha gia’ svelato in questi primi giorni di pontificato: umilta’, semplicita’, comprensione, accettazione.

E il silenzio tanto caro ai Gesuiti della preghiera.

1– Il pollice e’ il dito a te piu’ vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono piu’ vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari e’ un dolce obbligo.

2- Il dito successivo e’ l’indice. Prega per coloro che insegnano, educano, e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.

3- Il dito succcessivo e’ il piu’ alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e che guidano l’opinione pubblica…hanno bisogno della guida di Dio.

4- Il quarto dito e’ l’anulare. Lascera’ molti sorpresi, ma e’ questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. E’ li per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per. I malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed e’ li per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.

5- E per ultimo arriva il nostro dito mignolo. Il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia..gli ultimi saranno i primi. Il dito mignolo ci ricorda di pregare per te stesso…
Sara’ allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessita’ guardandole dalla giusta prospettiva.

Papa Francesco

Chiunque chiede riceverà… Preghiere da consegnare alla Madonna nel pellegrinaggio del 30 Aprile

Tra pochi giorni il 30 Aprile partirò, di nuovo, per quel luogo straordinario chiamato Medjugorje!

28 aprQuesto sarà il mio ventuduesimo  viaggio e anche questa volta, come sempre, sarò testimone delle meraviglie che il Signore compie in questo luogo di grazia.
Vi porterò nel mio cuore per consegnare alla Gospa tutte le vostre preoccupazioni, i vostri desideri, le vostre richieste.
So che molti di voi hanno affanni legati al lavoro, alla vita di coppia, alla malattia ecc.

Come ho iniziato in questo Blog, prima dell’altra partenza di Marzo, sono a chiedervi , se volete di scrivere le Vostre  richieste alla Madonna.

Il passo del Vangelo di Matteo Cap 7, vs 7-12 ” Chiunque chiede riceverà ..” ” In quei giorni Gesù disse ai suoi apostoli ” Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perchè chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”.
Questo spazio è per Voi  “Lascia la tua preghiera”.

Lasciando un commento qui sotto, sarà mia premura consegnare tutto nelle mani di Maria attraverso la cesta dell’ufficio informazioni che si trova a Medjugorje.
Se poi si riesce ad avere la testimonianza di Vicka li lascerò direttamente a lei.
Un abbraccio a tutti voi.
Annalisa

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Gay ipocriti, legislatori retrogradi

di D. Massimo Lapponi

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Per quel poco che ne so, i ricorrenti “Gay pride” non sono sfilate di morigerate coppiette omosessuali, ma piuttosto ostentazioni orgiastiche di oscenità e trasgressioni. Questo del resto è perfettamente in linea con l’evoluzione del costume, nel quale si va facendo sempre più evidente il venir meno, se non teorico almeno pratico, dell’istituto matrimoniale. A prova di ciò basta richiamare il fatto che le parole “marito” e “moglie” stanno scomparendo dal vocabolario, sostituite dalle ormai massicciamente prevalenti parole alternative “compagno” e “compagna”.

La spiegazione di questo cambiamento linguistico è semplice: il concetto di “marito” e “moglie” implica la volontà espressa e formalizzata di una convivenza stabile, mentre si può essere compagno e compagna senza alcun impegno. Due accompagnati possono stare insieme qualche anno, qualche mese, qualche giorno, o anche una sola notte. E proprio questa libertà da ogni vincolo è la tendenza che sempre più ampiamente si afferma.

Perché, del resto, voler ancora difendere l’istituto matrimoniale quando si sa che, almeno nelle grandi metropoli, più del novanta per cento delle coppie sposate sono separate? E se non lo sono, è ormai pacifico per tutti che la fedeltà è un mito di altri tempi.

Su questo vi è un continuo martellamento in rete, dove ogni giorno ci viene ripetuto che “tradire non è più peccato” e, con perfetta consequenzialità, ci si offrono siti specializzati in adulteri.

Se poi la polizia è impegnata a scovare i siti pedofili, non ha nulla da ridire invece su altri generi di pratiche, che evidentemente non infrangono la legge. Così capita di leggere inviti propagandistici di questo genere:

«I dati statistici parlano chiaro. Sempre più persone cercano una fuga dalla routine quotidiana. Perché vergognarsi? Riproporsi, rimettersi in gioco, anche solo per una volta, non sono situazioni da guardarsi con diffidenza. La vita è una sola e merita di essere vissuta al meglio! I pregiudizi lasciamoli ai bigotti. Ognuno è libero di esprimere il suo desiderio sessuale come meglio ritiene opportuno».

E che tutto ciò sia perfettamente legale lo dimostra il fatto che la legislazione attuale dà libero spazio ai sexy shops, dove certamente non si fa propaganda di fedeltà coniugale, ma piuttosto si promuovono i più diversi generi di rapporti sessuali: etero, gay, sesso di gruppo, scambi di coppia, sado-maso etc.(3)MIDEAST-JERUSALEM-PRIDE PARADE

Che in questo clima i gay tengano tanto al riconoscimento del matrimonio omosessuale suona piuttosto strano, e i legislatori che si affannano ad accontentarli con uno zelo degno di miglior causa sembrano decisamente anacronistici.

Si dirà che ciò che è in gioco è la possibilità di adozioni. Ma, fino a prova contraria, l’adozione si fa per il bene dell’adottato, non per il bene dell’adottante, e quindi non ha senso parlare di “diritto di adottare”. Se mai si dovrà parlare di “diritto del bambino ad essere adottato”, diritto che necessariamente comporta precise e puntuali garanzie. Infatti i tribunali hanno il compito di accertare l’idoneità della famiglia adottante a provvedere convenientemente all’adottato, e non l’idoneità dell’adottato a soddisfare gli sfizi della famiglia adottante. Ora nel caso di famiglie etero le condizioni per soddisfare le esigenze dell’adottato sono sufficientemente chiare, e tra esse vi è naturalmente la garanzia della stabilità. Ma quali saranno le condizioni da richiedere ad una coppia gay? Si potrà mai definirlo con chiarezza?

Del resto mi sembra che, anche nel caso di famiglie etero, le attuali tendenze della società non vadano proprio nel senso della stabilità. Figuriamoci dunque se – a parte ogni altra considerazione – possono andare in questa direzione le coppie gay, che per una necessaria logica interna, non possono non appoggiare la libertà sessuale – infatti nel loro caso non si può proprio parlare di sessualità orientata per sua natura alla generazione e coordinata ai conseguenti doveri, ovvero di sublimazione della sessualità in esseri umani che si completano per la loro differente e complementare finalità spirituale. E le proteste di fedeltà di singoli casi non dovrebbero influenzare il legislatore, che ha l’obbligo di considerare la generalità e la coerenza interna dei principi a cui il movimento gay si ispira, e non i casi particolari.

Evidentemente però garantire una famiglia stabile ai nascituri non rientra nelle preoccupazioni di governi e di sudditi! Siamo ormai abituati a bambini che non hanno riferimenti parentali precisi, e il prossimo futuro, secondo previsioni molto realistiche, promette un rapidissimo ulteriore deterioramento della residua stabilità delle coppie – e in questa tendenza a fortiori rientreranno le coppie omosessuali. Dunque dei legislatori realistici e “up-to-date”, anziché garantire un anacronistico istituto matrimoniale ai gay, dovrebbero considerare l’opportunità di nuove strategie per la cura dell’infanzia, proponendo ad esempio che i fortunati che riescono a superare i vari sbarramenti pre e post concezione, lasciando liberi i genitori di continuare indisturbati i propri scambi di coppia, etero o gay che siano, vengano allevati da istituti statali – naturalmente secondo programmi di educazione adeguati al “progresso” dei tempi e della cultura.

A chi poi vedesse in  questo lo spettro di scenari orwelliani, si potrebbe ricordare che Orwell è ormai scomparso da più di sessant’anni e che quindi non vale la pena di ricordarlo – tanto più che nel suo romanzo “1984” il protagonista, invitato a fare un brindisi, osa brindare nientemeno che “al passato”! Roba da chiodi!

don Fabrizio

San Pio da Pietrelcina e l’aborto

9 dicembre 2011

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Riflessione di Padre Pio tenuta nella parrocchia Santuario Maria SS. dello Sterpeto a Barletta.

Vogliamo fare una piccola rassegna di peccati come li ha “visti” P. Pio, cominciando proprio dall’aborto di cui oggi tanti non avvertono più la malizia e l’ingiustizia. La Chiesa insegna: “La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita”.4

Molti di fronte a questo peccato confondono la legge dello Stato – che permette ed assiste l’interruzione della gravidanza – con la legge di Dio, per la quale il procurato aborto rimane sempre un peccato contro il quinto comandamento “Non uccidere” (Es 20, 13; Mt 5, 21-22), che difende la vita qualunque sia il numero degli anni, mesi, e giorni dell’essere umano.

Una gravidanza interrotta costituisce sempre un trauma, un dramma; e non si può negare che quanto vive la donna, che purtroppo non intende essere mamma fino in fondo, coinvolga tutti quelli che le sono vicino, fino alla partecipazione fortemente emotiva ed a volte alla giustificazione di una scelta tanto sbagliata. Di questo coinvolgimento ne sanno qualcosa i confessori, anche se essi non potranno mai giustificare la soppressione di una vita.1

P. Pellegrino un giorno disse al nostro Santo: «Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?».

Rispose P. Pio: «Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore».

Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore con il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio: «L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!».

«Perché suicidio?» domandò p. Pellegrino.sguardo_neonato

“Assalito da una di quelle, non insolite furie divine, compensate da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà”, P. Pio rispose: «Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori.

Questi genitori vorrei cospargerli con la cenere dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei loro genitori assassini.

A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti.

Vedi, io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un po’ forti ma giuste e necessarie a quelli che commettono questo crimine. E sono sicuro di avere ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma».

Obiettando p. Pellegrino che, “se non riesci ad estirpare le fissazioni ossessive dalla mente dei procuratori di aborti, è inutile maltrattarli con i rigori della Chiesa”, il Padre disse: «Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini del mondo, è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra. Purtroppo con il passare del tempo la battaglia diventa superiore alle nostre forze, ma deve essere combattuta ugualmente, perché dalla certezza della sconfitta sulla carta, la nostra battaglia attinge la garanzia della vera vittoria: quella della nuova terra e dei nuovi cieli».2

Che ragioni o giustificazioni di tale peccato si possono opporre a considerazioni simili?

Per la Chiesa anche “la cooperazione formale all’aborto costituisce una colpa grave”.3

In sagrestia di fronte al confessionale, dove p. Pio ascoltava i penitenti, attendeva il suo turno Mario Tentori, seduto sulla panca. Mentre era intento a fare il suo esame di coscienza, sentì il Padre gridare: «Vai via, animale, vai via…!». Le parole del Santo erano indirizzate ad un uomo, che si era appena inginocchiato ai suoi piedi per confessarsi e che usciva da dietro la tendina umiliato, sconvolto e confuso.

Il giorno dopo Mario si mise sul treno a Foggia per far ritorno a Milano. Prese posto in uno scompartimento in cui c’era un solo viaggiatore. Questi cominciò a guardarlo ed esprimeva nel suo atteggiamento voglia di iniziare un discorso. Finalmente ruppe gli indugi, e domandò «Tu ieri non eri a S. Giovanni Rotondo, in sagrestia, per confessarti da P. Pio?».

«Sì!» rispose Tentori.

Riprese l’altro: «Noi eravamo seduti sulla stessa panca, io ti precedevo nel turno. Io sono quello che P. Pio ha cacciato, appellandolo col titolo di ‘animale’. Ricordi?».

«Sì!», disse ancora Mario.

Continuò il compagno di viaggio: «Voi che stavate intorno al confessionale forse non avete sentito le parole che hanno motivato il Padre a cacciarmi via. Ebbene, P. Pio ha detto testualmente: Vai via, animale, vai via, perché d’accordo con tua moglie hai abortito tre volte”. Capisci? Il Padre ha detto “Hai abortito!”. Si è diretto a me, perché l’iniziativa di fare abortire mia moglie era partita sempre da me».

E scoppiò in un pianto dirotto che esprimeva – come egli stesso confessò – dolore, volontà di non peccare più e la ferma determinazione di tornare da P. Pio per ricevere l’assoluzione e cambiar vita.4

Il rigore di P. Pio aveva salvato la vita di un padre che, dopo aver negato la vita a tre creature, stava correndo il pericolo di perdere la sua anima per tutta l’eternità.

 

1 Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 1993, n.2270.

2 P. PELLEGRINO FUNICELLI, Il rigore fraterno…, in Voce di Padre Pio, dicembre 1976, 11-12.

3 Catechismo, n.2272

4 Don Bruno Borelli, Erba 19.9.1998.

(Tratto da “Il PadreSan Pio da Pietralcina, la missione di salvare le anime, di P. Marcellino Iasenza Niro, Edizioni Padre Pio da Pietralcina, 2004)

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Messaggio Medjugorje 25 aprile 2013

images“Cari figli! Pregate, pregate, soltanto pregate affinché il vostro cuore si apra alla fede come il fiore si apre ai raggi caldi del sole.

Questo è il tempo di grazia che Dio vi da attraverso la mia presenza e voi siete lontani dal mio cuore.

Perciò vi invito alla conversione personale ed alla preghiera in famiglia.

La Sacra Scrittura sia sempre l’esortazione per voi.

Vi benedico tutti con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Compra il tempo dell’odio

di Manuela Di Falco 

dioMi sono interrogata tantissime volte sul perché della sofferenza, sul come affrontare le croci di ogni giorno, sul perché un Dio che si dice Padre Buono permetta che il mondo si ripieghi su stesso e si autodistrugga…ed è bastato pulire un po’ la lente del mio occhiale appannato per capire (o meglio provare a capire) che Dio non permette la sofferenza..ma il Suo amore ci lascia liberi anche di sbagliare..

Dio non ci costringe a seguirLo…Dio ci corteggia, ci manda rose come un fidanzato innamorato, ci sussurra dolci frasi di miele ma non ci forza a dirgli “ti amo”..ci guarda in ogni istante, spera in noi, si fida di noi, ci aspetta e soffre se non corrispondiamo al suo amore ..eppure è Onnipotente..

Quindi non è Dio che permette la sofferenza ma è l’uso errato della nostra libertà di scelta che ci fa soffrire…è il nostro peccato ( inteso come allontanamento dall’amore) che ci rende amara la vita..

Tuttavia Dio non ci lascia soli nel dolore..in coscienza, chi può mai dire di essersi affidato completamente al Signore nel dolore, di averlo amato nonostante tutto e di non aver ricevuto da Lui alcuna risposta?

Il punto è che noi vorremmo che la Sua risposta si traducesse in mancanza di avversità e dolore..

noi vorremmo un “Dio a gettoni” pronto a confezionare la soluzione ai nostri guai..ma il tempo della vita è fatto anche (non solo) di sofferenza..Gesù stesso è “l’Uomo dei dolori che ben conosce il patire”..quindi la Sua risposta di fronte al dolore ci indica la via per affrontarlo, passarci attraverso e trasformarlo..non per evitarlo..e la Sua risposta è sempre e solo l’amore..cioè la donazione di sé..

Se di fronte al dolore imparassimo ad affidarlo e offrirlo al Signore Lui saprebbe trasformarlo in amore e salvezza..e noi saremmo sempre più simili a Lui..

Mi rendo conto che tutte queste parole potrebbero sembrare banale buonismo o peggio ancora terribilmente inutili di fronte alla nostra reale afflizione..e tantissime volte anche io ho fatto fatica ad ascoltarle (e soprattutto a metterle in pratica) di fronte ai miei piccoli e grandi dispiaceri..mi sono ribellata alla croce; tuttavia, le volte in cui sono riuscita a mettere davvero il mio dolore in mano a Dio, Lui mi ha dato la forza per trasformarlo in amore..e si sono aperti meravigliosi scenari nella mia vita..

Neppure per i santi (quelli veri!) è stato facile farlo ma “grazie a Dio c’è Dio” che ci aiuta..

Provare per credere…

Oggi a Messa mi hanno colpito tanto queste parole e vorrei condividerle con voi..il sacerdote ci ha detto che “Gesù è venuto a riscattare il nostro tempo” cioè? a comprare il nostro tempo di sofferenza e di peccato pagando con la moneta del suo sangue. Qual è stato il Suo guadagno? la nostra salvezza…perché la felicità di un padre che ama è vedere salvi i propri figli dalla morte..Lui è morto al posto nostro..Lui è morto al posto mio..più ci penso più rabbrividisco..LUI è MORTO PER NON FAR MORIRE ME..

e ci chiede di fare lo stesso per gli altri… non siamo chiamati tutti al martirio fisico..certo…ma siamo chiamati a “riscattare il nostro tempo di sofferenza”, questo si. Siamo chiamati cioè a comprare il tempo del dolore con la moneta dell’amore. Che significa? Uno dei padri della Chiesa, San Teofilo, diceva (provo a parafrasare..)

“Compra il tempo dell’odio contro di te con l’amore e godi del tuo guadagno”.

“Compra il tempo della tua persecuzione con la pazienza e godi del tuo guadagno”

“Compra il tempo delle maldicenze contro di te con il parlar bene e godi del tuo guadagno”

Il nostro guadagno sarà una dimora di salvezza per noi e per chi ci ha fatto del male..e saremo sereni su questa terra ed entreremo un giorno insieme da fratelli nella casa di nostro Padre.

Grazie Gesù.