Credo in Dio!

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di Annalisa Colzi

Il 20 aprile del 1999 si compì una delle più grandi stragi contemporanee. Due giovani studenti entrarono in una scuola superiore degli Stati Uniti dove uccisero 13 persone, ne ferirono 24 e poi si suicidarono. Fra le vittime una giovane studentessa di nome Cassie.

Mi hanno inviato la sua testimonianza tratta dalla rivista “Trionfo del cuore” (sett-ott 2012 pp.18-22) e mi è sembrato bello condividerla con voi. E’ certamente una storia importante, significativa per i nostri tempi. Una storia da far leggere e divulgare, soprattutto fra i giovani. Ci sono tanti esempi belli che i nostri giovani ci danno, gesti carichi di amore per Dio, insegnamenti che aprono il cuore alla speranza, alla gioia, alla fermezza nel testimoniare la nostra fede. Grazie Cassie.

A scuola vorrei testimoniare la mia fede… Morirò per il mio Dio. Morirò per la mia fede. Questo è il minimo che potrei fare per Cristo che è morto per me“. Dal diario di Cassie, 1998.

Alla nascita di Cassie,  il 6 novembre  del 1981, a Denver/Colorado, la felicità della giovane coppia Bernall era completa. Il papà Brad racconta: “Ero innamorato  della mia figliola e di mia moglie”.  Insieme al fratello più piccolo, Cas­sie trascorse un ‘infanzia felice, semplice, come in una qualsiasi altra famiglia media americana. Ma la gaia e vivace bambina di­venne poi una giovane chiusa e scontrosa! Aveva trovato degli amici che non piacevano ai suoi genitori, perché avevano allon­ tanato Cassie dalla sua famiglia, rendendola fredda e sempre meno affabile.

Un giorno, nel dicembre del 1996, Cassie aveva appena compiuto quindici anni, quando sua madre, cercando una Bibbia per giovani nella stanza della ragazza, trovò un pacco di lettere che la scossero profondamente e fecero drammaticamente precipitare la vita della famiglia. La donna racconta: “Una  let­tera indirizzata a Cassie dalla sua amica del cuore iniziava con alcune righe di versi irripetibili  sul sesso e di pettegolezzi sulla scuola e invitava Cassie: ‘Mi aiuti ad uccidere la nostra  professoressa?  Ha telefonato  ai miei genitori  e ha parlato dei miei voti insufficienti’. La lettera finiva con disegni di coltelli e denti di vampiri,con funghi (simbolo di droghe che modificano la cognizione e creano uno stato di schizofrenia, come abbiamo saputo dopo) e con uno scarabocchio che rappresentava l’insegnante  in una pozza di sangue, con coltelli da macellaio infilati nel petto. 1240092975714_f

La maggior parte delle altre let­tere erano simili, scarabocchiate  con formule magiche e versi come:  ‘Fammi  bere il mio sangue. Per sempre brilla la luce della candela attraverso il vuoto della mia anima. Quando il male circonda la mia fiamma, la scintilla della vita si spegne’.

 In un ‘altra lettera, l ‘amica di Cassie descriveva come fosse divertente bere di nascosto alcol distillato, fumare marijuana e mutilarsi. Ella scriveva dell’ avventura  di una compagna di classe che era andata in una ‘chiesa di satana’ o in una setta, dove, per essere ammessi, bisognava bere il sangue di un gatto.

In più lettere, ella consigliava  a Cassie di uccidere noi genitori.  Una di esse finiva  cosi: ‘Uccidi i tuoi genitori! L’assassinio  è la risposta a tutti i tuoi problemi. Fa pagare a questa feccia le tue sofferenze. Un abbraccio, io!’.

La coppia Bernall aveva sì notato che Cassie aveva cambiato tutte le regole della sua vita in fami­glia da quando frequentava Mona ed i suoi amici, da quando ascoltava certa musica che faceva riz­zare i capelli, ma ciò che sua madre lesse in quelle lettere superò ogni immaginazione.

“Brad  ed io eravamo scioccati sul nostro letto, storditi dalla terribile scoperta”.

La signora  Bernall pregava  passeggiando nella sua casa:  “Sapevo che non si trattava semplicemente di affrontare alcuni giovani ribelli, per questo pregavo Dio di proteg­gerci.  Per quanto  possa  sembrare  poco moderno  avevo l’impressione di  essere coinvolta in una lotta spirituale”.

I genitori chiesero  consiglio  a P. Dave,  responsabile  de·i giovani.  Vietarono  a Cassie  ogni  contatto  con le sue amiche, tolsero la figlia dal liceo pubbli­co e la mandarono in una Highschool  privata e cristiana.  Alla ragazza fu vietato uscire di casa senza permesso. Sua madre lasciò il lavoro per dedicarsi completamente alla figlia e insieme al marito cominciarono  a controllare  le telefonate di Cassie,  a perquisire  regolarmente la stanza della figlia  e il suo zaino e cercarono  di farle comprendere che era solo per amore. La risposta di Cassie si manifestò con quotidiani scatti d’i­ ra e segni di disperazione.  Spesso percorreva la casa urlando: “Mi uccido, volete vedere? Lo farò, mi conficcherò un coltello nel petto”.

In quei momenti la mamma cercava di darle af­fetto, pregava ad alta voce, fin quando la figlia si calmava  per dirle  poi come  anche  il papà: “Ti amiamo, ti vogliamo bene!”.

Dopo  la morte  di Cassie  i  genitori  trovarono una sua annotazione del 2 gennaio 1999: “Non riesco a descrivere quanto ho sofferto in­teriormente. Non sapevo  come reagire  e mi sono auto-ferita mi grattavo le mani ed i polsi con una lima metallica fino al sangue”.

In questo stato disperato, Cassie fu invitata da Jamie, una compagna di scuola credente, ad un fine settimana di ritiro per giovani. A Jamie una volta aveva confidato: “Attraverso un’amica ho dato la mia anima a satana, non posso più amare Dio”. Ma Dio non aveva tolto il Suo amore a questa sua figlia.

cassie5Durante una preghiera carismatica crollarono tutti i muri nel cuore di Cassie. Ella riconobbe i suoi errori e si pentì piangendo calde lacrime. Lei stessa definì quell’8 marzo 1997 il suo secondo giorno di nascita. Lentamente si aprì alle attività del gruppo giovanile in parrocchia e prese molto seriamente tutto ciò che aveva a che fare con Gesù. Cominciò a leggere la Bibbia, scoprì il suo amore per la natura, per le passeggiate, per l’alpinismo e per la letteratura. Era tornata a sorridere e alla vita familiare come prima.

Alla fine dell’estate del 1997 chiese ai suoi genitori di poter cambiare scuola per frequentare la “Columbine Highschool”: “Mamma, in una scuola cristiana non c’è bisogno di parlare di Gesù; potrei raggiungere molte più persone frequentando una scuola pubblica”. Una delle sue amiche, più tardi, raccontò: “Cassie non parlava molto di Dio,, ma tutti sapevano che credeva in Lui. Lei era diversa. Non flirtava con i ragazzi e non faceva concorrenza a noi ragazze”. Questo era il suo modo di agire, voleva convincere non con le parole, ma con la sua vita.

In un’intervista del 18 aprile 1999, due giorni prima di morire, spiegò come vedeva il suo apostolato: “Penso che la via per annunciare il Regno di Dio consiste semplicemente nell’essere un fedele amico e un buon esempio per i non-credenti e anche per i cristiani; impegnandosi a non vivere in contraddizione, liberandosi da ogni ipocrisia e vivendo soltanto per Gesù”.

Eppure fu una lotta per Cassie riuscire a realizzare i suoi ideali. In una lettera alla sua amica Cassandra, scrisse: “So che devo dare tutto a Cristo, ma è molto difficile. Tutto gira e nulla riesco ad imparare bene. Se riuscisse ad abbandonare il mio orgoglio, forse troverei la pace. Devo essere completamente onesta con me stessa e con Dio, non devo scendere a compromessi – si tratta di Dio – del mio Dio!”.

– Continua –

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VERONA

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7 thoughts on “Credo in Dio!

  1. Grazie Annalisa per il tuo blog … mi vergogno a dirlo ma durante le giornate ordinarie la lettura dei tuoi articoli è il mio unico momento di riflessione …. grazie mille !!!!!!!!

  2. una storia prima disastrosa,poi capovolta per marito delle preghiere famigliari e comunitarie,grazie Gesù,sei il nostro parafulmine!

  3. una storia prima disastrosa,poi capovolta per marito delle preghiere famigliari e comunitarie,grazie Gesù,sei il nostro parafulmine!fatto stà che io capisco solo italiano!

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