Altarini

03 feb 2013

Oggi , camminando per le strade della mia città, ho notato quanti fiori e altarini commemorativi sono stati messi in questi anni.Per ognuno una vita stroncata, troppo presto e in maniera improvvisa.Potrei insorgere con riflessioni sulla sicurezza nelle strade, sulla guida pericolosa, sul guidare sotto effetto di alcool e droghe, ma in questo post, situato in un blog religioso vorrei riflettere con voi sull’utilità (o inutilità) religiosa di mettere un mazzo di fiori nel punto in cui è avvenuto l’incidente.

di Tony Puglisi

Mi preme però premettere che con ciò non voglio giudicare il dolore e il modo di superarlo di chi ha perso un caro amico, parente, figlio, perché è un dolore troppo grande e incommensurabile, semplicemente mi preme riflettere su questa usanza.

Tempo fa, lessi in un giornale che in condizioni normali, la mente umana ci mette circa nove mesi ad elaborare un lutto, curiosamente la mette impiega lo stesso tempo ad elaborare una perdita del corpo che deve “lavorare” su  una nascita.

Spesso commettiamo l’errore (dovuto all’amore per i nostri cari) di pensare che una persona che muore, sia in automatico in paradiso, mentre come ci ha ammonito spesso la Madonna a Medjugorje (ma anche a Fatima), molte anime passano prima per il purgatorio e altre ahimè sostano (purtroppo in maniera permanente) nell’inferno.

Da ciò si evince che le anime hanno bisogno di preghiera, offrire una Santa Messa è la preghiera perfetta e per offrirla non intendo solo nel dare un offerta al sacerdote per ricordare il defunto, ma anche nel ricordarlo nel silenzio durante l’offertorio.

Andare al cimitero (per pregare non per pettegolare) potrebbe essere un altro bel gesto di intercessione, purché non lo si baratti con la Santa Messa.

Ricordo per esempio che mia nonna, rimasta vedova in giovanissima età, non andava mai in chiesa, ma ogni Domenica doveva andare al cimitero a “trovare” suo marito, non scappava da questo impegno per nulla al mondo e guai se per un motivo mancava, i sensi di colpa l’attanagliavano.

Io credo che se mio nonno è in paradiso (come mi auguro che sia) significa che sta con Gesù, e che la presenza la si abbia quindi laddove Gesù è presente e noi cattolici sappiamo che Gesù è presente in maniera “fisica” laddove c’è il Santissimo, quindi dentro la Chiesa.Insomma, se vai al cimitero e non passi mai dalla Chiesa, non solo compi una violazione del terzo comandamento (Ricordati di Santificare le feste n.d.a.) e quindi sei in peccato, ma non incontrerai mai il tuo defunto, perché sta da un altra parte, laddove è Gesù.Le pie pratiche di intercessione dei defunti sono tante e varie, inutile elencarle in questo articolo, che invece vuol riflettere su una determinata usanza, spesso compiuta anche per superstizione:

Per esempio ricordo una ex-collega di lavoro che credeva che l’anima lasciando il corpo troppo velocemente rimanesse “incatenata” nel luogo dell’incidente e che il mazzo di fiori servisse per liberarla.

Niente di più assurdo, niente di più dannoso, niente di meno cristiano.

L’anima al momento della morte incontra direttamente DIO e si trova davanti la sua vita, il giudizio avviene in maniera istantanea, così come in maniera istantanea avviene il “passaggio” in inferno, paradiso o purgatorio.

I fantasmi, così come c’è li descrivono i film, semplicemente non esistono, spesso come ci ricordano gli esorcisti è il demonio a fingersi quel defunto proprio per farci credere che tale superstizione possa essere veritiera, tutte pratiche che ci allontanano da DIO.

Infatti se pensiamo che un mazzo di fiori possa liberare un anima dalle catene del mondo, non pensiamo che una VIA CRUCIS potrebbe liberare DAVVERO un anima dalle catene del purgatorio.

Ricordiamoci anche che DIO non manda nessuno all’inferno, è l’anima che decide di andarci al momento in cui ne da un rifiuto immediato, netto, e quando si prega per i moribondi (altra pia pratica purtroppo dimenticati) si prega proprio che queste anime abbiano davanti a lui l’umiltà di accettarlo e non l’orgoglio di rifiutarlo eternamente.

State pensando che sono contrario a quest’usanza?

In realtà non lo sono completamente, vedo i lati positivi che questa potrebbe avere, per esempio potrebbe essere un monito di preghiera, io ho l’abitudine di recitare l’eterno riposo davanti il cimitero così come davanti questi altarini.

Potrebbe essere un monito di sicurezza per strada, una raccomandazione pratica data proprio dalle milioni di anime che li hanno perso la vita.

Chi è stato a Catania almeno una volta avrà notato che in piazza Duomo, sotto la porta Uzeda, vi è un edicola con un quadro di un Ecce Homo, bucato sulla fronte, il buco è stato fatto da un proiettile durante la guerra mondiale e nell’epigrafe sta grosso modo scritto così : “Che l’immagine di Nostro Signore bucata da un proiettile durante i bombardamenti sia per sempre monito di pace” (perdonatemi se non l’ho riportata letteralmente).

In pratica il quadro non è mai stato riparato per ricordare sempre quanto male può fare la guerra.

Gli altarini potrebbero avere la stessa funzione. Gli altarini però non possono sostituire la preghiera, non possono sostituire il cimitero, e sopratutto non sono il luogo dove si trova il nostro defunto.

Non cerchiamo di comunicare con lui con medium, cartomanti, chiromanti, scritture automatiche e tanti altri metodi..

Se la persona è con Gesù in lui convergono tutte le cose, cerchiamo di avere l’anima limpida, la confidenza con DIO, la sua presenza costante nella nostra vita e ci accorgeremo di quanto è vicino anche il nostro caro defunto.

E se volete meditare un altro po’ su come spesso lasciamo impreparati questa vita, vi consiglio di dare un occhiata, sempre in questo blog a una meditazione: Sfogo di un Anima purgante, è divisa in due parti ecco i link: Prima parte, seconda parte

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5 thoughts on “Altarini

  1. …..tante volte mi sono chiesta se non era meglio ricordare il luogo di nascita e non quello del trapasso……

  2. Prima di scrivere questo articolo mi sono posto tante domande, penso che se interpretata nel modo giusto sia una bella usanza… ma se interpretata nel modo giusto.

  3. Ave Maria.
    Grazie per l’articolo. Per me gli altarini da lei citati sono unicamente un invito alla preghiera, anche se solamente una breve giaculatoria, per l’anima del defunto. Sono un po’ contrario all’altarino che diventa “altarone”, con quintali di fiori, candele ecc… perché potrebbe rasentare la superstizione, ovvero … “più lo faccio grande più ha effetto”. Non sono assolutamente sfavorevole a quest’usanza. Nel luogo dell’incidente di un mio grande amico di pochi mesi più giovane di me, ci sta un fiorellino e spesso una candela accesa, ma nonostante questo qualche volta guidando sovrappensiero non mi ricordo di pregare per lui. Credo che se non ci fosse il fiorellino me ne dimenticherei molto più spesso. Resta ovvio che queste “preghierine” rappresentano un aggiunta a tutto quello che la Chiesa Cattolica ci invita a fare per i nostri defunti. Sono fermamente convinto poi che la preghiera detta per un anima mai conosciuta sia ancora più gradita a Dio. Se poi queste anime sono già in Paradiso, ricordiamoci che nemmeno una parola delle nostre preghiere verrà mai perduta dal Signore.
    Sia lodato Gesù Cristo . . . sempre sia lodato!
    carlo

  4. Grazie per la testimonianza, in realtà come ho scritto nell’articolo, non sono contrario manco io, purché non si scada nella superstizione (ho fatto l’esempio della mia collega) e nemmeno si pensi che quella è l’unica “strada” per aiutare il defunto.
    Il defunto grazie a DIO non sta li ed è altrove, DIO solo sa dove, e noi abbiamo il compito di pregare.

  5. Condivido e aggiungo che anche
    “io ho l’abitudine di recitare l’eterno riposo davanti il cimitero così come davanti questi altarini”
    ho sempre considerato questi altarini come un invito a recitare un eterno riposo per l’anima defunta. Sempre grazie all’insegnamento di mia madre sono solito recitare un’Ave Maria ogniqualvolta sono in presenza di un’ambulanza con le sirene spiegate, affidando così a Maria la protezione di quella persona che si trova in stato di pericolo.

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