Fabrizio De Andrè II Parte – la musica eleva l’anima quando trasmette messaggi positivi, invece…

“. L’altro disco dovrebbe essere un LP sul Medioevo. Su un lato metterò una selezione delle migliori canzoni del Medioevo dell’Europa occidentale, mentre sull’altro riporterò i Vangeli apocrifi. Sai cosa diceva Lenin? L’etica sarà l’estetica del futuro. Grazie tante, preferisco Karl Kraus: l’etica e l’estetica sono una cosa sola. E non trovo nulla di più etico, e potenzialmente estetico, d’un disco sui Vangeli.

26 gen 2013

Si ma quelli apocrifi, mica quelli sinottici, scritti dall’ufficio stampa di Cristo. Gesù fu un grande rivoluzionario, e un rivoluzionario non può che essere un laico. Già da bambino, secondo gli apocrifi era un enfant terrible: se un compagno gli faceva un dispetto lui lo stecchiva. Poi si pentiva e lo resuscitava. L’idea del disco come ce l’ho in testa, è una falsa partenza, molto ligia, fatti conto un coro da chiesa, l’organo, giaculatorie. Poi una serie di vicende, e alla fine Gesù in croce, ma non si vede e non parla: al suo fianco, uno dei due ladroni (Tito, da de André “erroneamente” scambiato per il ladrone buono) smonta uno per uno i dieci comandamenti. E si sente di nuovo il coro. Ma stavolta dice una cosa molto laica: Laudate Hominem. Tra l’altro il Latino è la lingua più bella che sia stata inventata. Capisco Paolo VI quando pianse, firmando il decreto che introduceva l’italiano nella liturgia. E’ un Vangelo concreto. Cristo non appare mai ma c’è sempre: è il filosofo anarchico, il profeta dell’amore che dalle quinte determina tutto. Il Vangelo visto da un non credente, come quello di Pasolini. Non per niente lui ha dedicato il suo Vangelo a Giovanni XXIII, un Papa così anomalo da sembrare addirittura un uomo comune. Battute a parte, il problema è: l’uomo ha bisogno di un’entità parentale, perciò si è inventato Dio. Sai come si dice: Dio è qualcosa che, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ed è quello che l’uomo fa da milioni di anni. Poi, un giorno, Nietzsche ci rivelò che Dio è morto. Allora io dico: chissenefrega, ci è rimasto Cristo. Ho scritto queste canzoni in pieno Sessantotto e resto convinto che abbiano una forte carica rivoluzionaria. Con La buona novella ho voluto dire ai miei coetanei di allora: guardate che le nostre stesse lotte sono già state sostenute da un grande rivoluzionario, il più grande della storia. Molti ritennero il disco anacronistico perchè parlavo di Gesù Cristo nel pieno della rivolta studentesca. Eppure ciò che gli studenti volevano non era poi così lontano dagli insegnamenti di Cristo. abolizione delle classi sociali e dell’autoritarismo, e creazione di un sistema egualitario. Gesù ha combattuto per una libertà integrale, piena di perdono. Al contrario di certi casinisti nostrani che combattono per imporre il loro potere. Il perdono è un elemento straordinario. Nel disco racconto la storia di Maria e Giuseppe, di Cristo, dei due ladroni Dimaco e Tito, rileggendo la Natività alla luce di quanto risulta dai Vangeli cossiddetti  apocrifi: e cioè i fatti sono molto più umani che divini. Considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti come me di considerarlo come uomo e di considerare “umana” tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non si può imitare; se lo si considera un uomo, sì. L’amore è un potere che non può avere padroni e nessuno può esserne dominato: con l’amore non si sopravvive, si vive. Bisogna restituire dignità alla carnalità. Gaber e Luporini hanno scritto un monologo dove il signor G incontra Gesù, gli parla come un topo di sacrestia, ma Cristo lo blocca. “Tutto questo è superato” dice “sull’anima abbiamo lavorato abbastanza: è il momento di lavorare sul corpo.” Appunto. Io dico: i teologi hanno derubato la Madonna dell’eros, l’hanno condannata alla verginità. E allora restituiamole il maltolto: Maria è una ragazza costretta a sposare un uomo molto vecchio, un giorno incontra un individuo misterioso, giovane come lei e presumibilmente bellissimo e si fa mettere incinta, credendolo un angelo. Questo voglio raccontare. Probabilmente si ripeterà quello che è accaduto con Si chiamava Gesù: la Rai l’ha ritenuta blasfema, e non l’ha mai trasmessa, mentre Radio Vaticana l’ha mandata in onda senza problemi. Oggi fior di teologi mi invitano ai loro convegni, ma io non ho niente da spartire né con la teologia, né con l’antropologia, né tantomeno con il con la metafisica. Mi sono limitato a rendere umani dei personaggi consacrati, come nei Vangeli apocrifi, più autonomi rispetto alla Bibbia e più attenti alle ragioni dell’umanità. E perciò sgraditi alla Chiesa, poco disposta ad ammettere che la figura di Cristo sia stata rappresentata molto meglio da autori non cristiani: alcuni, addirittura, di fede islamica, ché i maomettani rispettano Cristo molto di più di quanto i cattolici rispettino Maometto. Per i primi Gesù è un profeta da venerare, per i secondi Maometto è poco più di un prestigiatore. Il testamento di Tito è, insieme ad Amico fragile, la mia miglior canzone. Dà un’idea di come potrebbero cambiare le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l’ha. E’ un altro di quei pezzi scritti col cuore, senza paura di apparire retorici, che riesco a continuare a cantare ancora oggi, senza stancarmene. Avevo urgenza di salvare il cristianesimo dal cattolicesimo. I Vangeli apocrifi sono una lettura bellissima con molti punti di contatto con l’ideologia anarchica. Il cattolicesimo inteso come fondazione della Chiesa, ha rovinato tutto. Per questo ho scritto il pistolotto finale: è troppo facile eludere le regole del Vangelo pensando che quest’uomo fosse un dio. Bisgna responsabilizzarsi. Non mi va di essere sotto interrogatorio. E’ una sorta di nevrosi. Sento che mi devo difendere in qualche modo, cercando di accontentare le persone che mi considerano, volente o nolente, un personaggio. Allora finisco per dire alla gente quello che che vuole e così mi nascondo meglio. In fondo la gente si ferma a interessi molto superficiali. Però sono anche esibizionista. Penso di riuscire bene nel mio “mestiere”, di avere accumulato un certo partimonio di valutazioni positive e anche lusinghiere. Vorrei essere perfetto nei corollari del mio lavoro: ad esempio nel rispondere alle domande di un’intervista, ma temo di non avere l’intelligenza sufficiente per riuscirci. Il mondo va verso l’autodistruzione e allora scrivo canzoni in cui “salvo” parecchia gente, i cossiddetti diseredati, i suicidi, i drogati, ma devo ammettere che questo approccio mira soprattutto a salvare me stesso. Insomma cerco di essere “buono” perché desidero la bontà degli altri. Distribuendo carezze è meno facile ricevere pugni che non facendo il contrario. Dovrei condannare una società? Preferisco sospendere il giudizio. Non è forse vero che la scienza sta scoprendo che certe persone hanno in sé elementi biologici che le spingono al male? Dunque può essere il male insito nella natura umana? Lascerei l’ultima parola alla biochimica. Anche la violenza, l’egoismo, sono un bisogno di espandersi, di sopravvivere. E’ chiaro che, se ci sono persone inevitabilmente portate al male, si tratta di casi. E’ chiarissimo che una sociatà competitiva come la nostra è uno stimolo alla violenza, se non a qualcosa di peggio. Ma come liberarsi di questa società? Per essere liberi bisognerebbe essere liberi individualmente. Vorrei non essere un “conservatore”. Vorrei conoscermi meglio, agire psicanaliticamente su di me, ma ho le idee confuse. Vedo che il mondo se ne fotte di chi muore per strada, delle tragedie del Vietnam e delle migliaia di persone che muoiono nei disastri naturali dell’Asia (e di come ci vivevano). Io non sono ancora così indifferente. Forse sono ancora in tempo a salvarmi dall’indifferenza e penso che, se due uomini si incontrano, hanno già fatto una società. Voglio sentirmi libero da un senso di colpa. Mi sento bollato per aver fatto parte di quel gruppo sociale che deteneva il potere. Vorrei che non esistessero le classi sociali, ma ci sono e io non posso non essere “borghese”. E’ il senso di questa parola che mi sento dentro. Ora posso dire anch’io che mi sento un diseredato. Anch’io sono entrato in un ingranaggio dove si deve fare ciò che vogliono gli altri. Nelle mie canzoni dico quello che penso. Ma è in questo “fare canzoni” che già non conto più soltanto io. Credo che, dopo La buona novella, non dovrei più fare dischi. Non ho più niente da dire. Ma ho un contratto che devo rispettare per altri due anni. Così sto vivendo appieno le mie contraddizioni e sto comprendendo il mio “senso di colpa”.

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3 thoughts on “Fabrizio De Andrè II Parte – la musica eleva l’anima quando trasmette messaggi positivi, invece…

  1. Bé, non sapevo che De André, che stimo fin da giovanissima, avesse detto queste cose. Nulla toglie al fatto che “La Buona Novella” sia un’opera artistica gigantesca, una capolavoro della canzone e della poesia italiana. Ero però convinta che De André fosse, a modo suo, un cristiano nel senso concreto del termine: dopo aver letto queste sue affermazioni sono costretta a ricredermi. Era, come tanti, un laico innamorato di Cristo, che come tanti ha subito il lavaggio del cervello della cultura dominante della sua epoca, il ’68. Nulla ci impedisce di pensare che, alla fine della sua vita, si sia ricreduto su simili affermazioni, e che abbia considerato i vangeli apocrifi per ciò che sono: una forma letteraria in cui può trovarsi qualcosa di vero o proveniente dalla tradizione (vedi Protovangelo di Giacomo), ma certamente successivi ai vangeli canonici (sono tutti del II secolo) e non apostolici, quindi non ritenuti testi sacri dalla Chiesa primitiva perché mancavano del sostegno delle prime comunità cristiane, nate sulla testimonianza degli apostoli e dei discepoli di Gesù. Se De André, come sembra dalle sue parole postate nel blog, propende nella Buona Novella per un Gesù-uomo e non per un Gesù uomo-Dio, certamente sbaglia, e sembra raccogliere dagli apocrifi solo ciò che rivela la sua umanità escludendo quanto attiene alla sua divinità. E’ una tipica prassi della cultura materialista che prese corpo nel XVIII e XIX secolo per poi esplodere in tutta la sua contraddittorietà nel ’68. Il guaio è che molti dei nostri genitori cresciuti nel ’68 sono ancora imbevuti di quella cultura, e non riescono più a staccare i piedi da terra. C’è stato un enorme condizionamento di massa in cui ha avuto un ruolo importante la trasformazione del Cristo in un rivoluzionario alla Che Guevara, coprendo di retorica e di filosofia la sua divinità. Basterebbe aprire gli occhi sulla storia per renderci conto che solo Dio può essere ciò che è Cristo, e che non è pensabile che un semplice uomo possa essere ciò che è oggi Cristo. Questo, naturalmente, escludendo tutta la mistica, la miracolistica, e tutti i segni costanti della presenza di Cristo vivo in mezzo a noi che neppure la scienza più laicista è in grado di spiegare.

  2. Ciascuno di noi creature è frammento di Dio e per divenire Uno deve incontrarsi con i fratelli. L’unico modo per non affondare nel mare della discordia consiste nel dare il timone a governanti che Amino, veramente, non a parole o, peggio, per vile convenienza.
    Ad oggi non vedo alcuno, auspico il ritorno di Cristo, probabilmente l’unico Giudice possibile.
    Shalòm

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