Fabrizio de Andrè I conigli bianchi

Cari amici,

sappiamo che la musica eleva l’anima quando trasmette messaggi positivi. Ma l’abbassa quando invece i messaggi sono negativi e deleteri per la nostra vita spirituale.

Certi concetti lanciati dai cantanti attraverso le loro canzoni – volente o nolente – arrivano dentro e il rischio grosso è che vi rimangano dando adito a dubbi e incertezze riguardo alla fede.

Lo vediamo che senza Dio – come dice un mio caro amico – tutto il resto è noia.

Sì, è noia e apatia.

Con Dio invece si vola in alto e si respira il suo buon profumo.

Ecco che allora desideriamo darvi un aiuto analizzando alcuni testi che i cantanti – a volte famosi – propinano.

Buona lettura a tutti

Annalisa Colzi

Vi proponiamo un secondo articolo di Francesco D’Apice che, a causa della lunghezza, verrà suddiviso in diverse puntate.  

25 gen 2013

Confesso che inizialmente quando ho pensato di scrivere di James Douglas Morrison & di Fabrizio De André ho avvertito una specie di dolore molto forte, quasi fisico. In quanto le loro canzoni, seppur in maniera diversa avevano per me e non solo; rappresentato l’essenza della poesia moderna. Americana e Italiana, una specie di cocktail quasi perfetto: la ribellione al di là di ogni bandiera che veniva sventolata dai vari cantanti dell’epoca… Alla fine della mia gioventù ho personalmente recitato alcune parti parlate di De André, rifiutando istintivamente di recitare quelle dove si parlava in modo irriverente dal Santo Padre e di Dio… Mi è poi venuta in mente una delle meravigliose visioni della Beata Anna Caterina Emmerick nella quale vide, presso Eliopoli; gli idoli Egiziani andare in frantumi al passaggio di San Giuseppe, di Maria Santissima & del piccolo Gesù… (dalle Rivelazioni di Caterina Emmerick pagina 117 di don Eugenio Pilla edizioni Cantagalli 1998)… Ho avuto modo di vedere De André nell’ultimo tour e nella parte finale del concerto presentando le canzoni della Buona novella aveva detto parole che mi avevano colpito in maniera non del tutto positiva anche se inizialmente non gli avevo dato troppo peso… Voglio citare alcuni brani del libro Autobiografico e registrazioni in studio e dai concerti per cercare di capire, insieme a chi leggerà dov’è il confine tra la Poesia, la ricerca di Dio, l’anticlericarismo, l’odio per Gesù Cristo e per la Sacra Famiglia, la negazione dell’esistenza di Dio, dell’odio verso il Creatore infinitamente degno di essere amato al di sopra di tutto e non sbeffeggiato come un personaggio uscito da un opera di Bertolt Brecht…

Dal libro autobiografico Una goccia di splendore (edizioni Rizzoli) che raccoglie appunti personali, interviste, biografie e parlati da concerti, pagine 115,116,118, 121, 123 leggiamo: Ho in programma due dischi nuovi: il primo tratterà genericamente e ampiamente un certo tipo di alienazione, quella che si può chiamare la diversificazione dei valori umani: un discorso alla Nietzsche, vizi che diventano virtù, virtù che diventano vizi. Comincio con Pietro L’Eremita che arringa la folla, alla stessa maniera in cui Gobbels (manca l’umlaut sulla o) arringava le SS, e lo faccio finire cercando di dare una spiegazione non tanto logica quanto addirittura onirica, cioè: faccio partire dalla coscienza di un ipotetico uomo le forze del male e le forze del bene. Un diavolo e un angelo che lo tirano a destra e a sinistra e non gli lasciano poggiare i piedi sulla terra, lo coinvolgono sempre in situazioni più grosse di lui, sia nel bene che nel male. Questi due personaggi partono e si vedono costretti ad affrontare la vita come deve fare un uomo normale. Si trovano subito a mal partito. All’angelo capita di gettare bombe al napalm sul Vietnam, al diavolo di medicare i bambini denutriti del Biafra. Ritornano tutti sporchi, stracciati, con una scatola di cartone, sotto il braccio: il diavolo ha un impianto-lacrime, perchè ha dovuto imparare a piangere per vivere con la gente, mentre l’angelo ha un’enciclopedia dell’ingiuria, perchè anche lui ha dovuto imparare a parlar male per riuscire a comunicare. L’uomo loro padrone, dalla cui coscienza sono usciti questi due spiriti, appena li incontra li tratta malissimo, gliene dice di tutti i colori. Poi tutto sommato, siccome è loro affezionato, dice: “Vi siete resi conto di cosa vuol dire essere uomini? Vi prendo con me, però mi lasciate in pace. Non mi portate più a crisi mistiche nè a svaligiare banche. Lasciatemi tranquillo”. L’altro disco dovrebbe essere un LP sul Medioevo. Su un lato metterò una selezione delle migliori canzoni del Medioevo dell’Europa occidentale, mentre sull’altro riporterò i Vangeli apocrifi. Sai cosa diceva Lenin? L’etica sarà l’estetica del futuro. Grazie tante, preferisco Karl Kraus: l’etica e l’estetica sono una cosa sola. E non trovo nulla di più etico, e potenzialmente estetico, d’un disco sui Vangeli.

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2 thoughts on “Fabrizio de Andrè I conigli bianchi

  1. Interessantissimo
    Eh si comunque anch’io leggo con dolore queste parole, che De André mi piace tantissimo; come sono consapole che c’è del male in molti testi
    Credo che il Signore l’abbia purificato nell’ultima fase della sua vita; speriamo sia salvo

  2. credo che chiunque ragioni con la propria testa riesca a riconoscere la verità e la falsità, il bene ed il male, contenuti in ogni testo che al di là dei significati può comunque incontrare un certo gusto musicale. L’ importante è non idealizzare gli autori e prendere per oro colato tutto ciò che dicono. Usare sempre il sano discernimento!!

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