Con gioia mi unisco a voi

18 dic

Benedetto XVI è arrivato su Twitter. Il Papa ha lanciato ieri il suo primo tweet al termine dell’udienza generale e a significare l’universalità del gesto, accanto a lui vi erano 5 ragazzi in rappresentanza dei 5 Continenti. Nel corso della giornata, ha poi risposto a tre domande, sempre via Twitter. Intanto, il suo account, @Pontifex, in 8 lingue, è arrivato a oltre 1 milione e 600 mila followers.

IL PRIMO TWEET – È il primo «cinguettio» di un Papa dal proprio profilo – Ratzinger ne aveva già inviato uno per lanciare il portale vaticano news.va – e probabilmente la prima volta che su Twitter un utente ha già un milione di «followers» in otto lingue che attendono il primo messaggio, in pochi secondi piovono migliaia di «retweet».

GLI ALTRI – Mercoledì seguono altri tre «tweet» nei quali il Papa risponderà ad alcune delle migliaia di domande che gli sono state rivolte attraverso #askpontifex. E la prima risposta arriva poco dopo il primo «cinguettio. «Come possiamo vivere meglio l’anno della fede nel nostro quotidiano?», è la domanda scelta dal nutrito gruppo di collaboratori che si occupa dell’account @Pontifex. E Benedetto XVI: «Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù che è presente in chi ha bisogno».

DAL TABLET – Il 12 dicembre 2012 si può collegare al 12 febbraio 1931, quando Pio XI pronunciò il suo primo messaggio radiofonico dalla Radio Vaticana. Alla fine dell’udienza in Sala Nervi, Benedetto XVI si è seduto a un tavolo sul quale era già posato un tablet con il tweet già scritto, sfiorando un po’ circospetto il vetro. Il profilo è @pontifex per l’inglese, seguito da un suffisso per i vari Paesi e lingue: @pontifex_it per l’Italia, @pontifex_es per la lingua spagnola e così via in portoghese, tedesco, polacco, francese e anche arabo. Nel messaggio per la Gmg 2013 a Rio de Janeiro, il Papa si era rivolto ai giovani e affidando loro «in particolare» la missione nel «mondo di internet»: «A voi, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”». Come San Paolo nell’agorà, si deve insomma evangelizzare in tutti i luoghi, senza timore. E proprio Benedetto XVI, a 85 anni, ha voluto dare un grande impulso alla presenza della Chiesa in Rete.

LA PARABOLA – «Il nuovo twittatore uscì nel continente digitale per twittare. Alcuni abitanti del continente dissero: “Che ci fa qui questo intruso? E lo presero in giro e gli volsero le spalle. Altri abitanti dissero: ’Interessante e divertente! Vediamo se avrà più followers di altri VIP, attori o calciatori’. E fecero le loro considerazioni sui numeri, ma non pensarono a cosa dicevano i tweets e dopo un po’ se ne disinteressarono…». Alla Radio Vaticana, alla vigilia del debutto del Papa, padre Federico Lombardi aveva raccontato ironico la «parabola» del twittatore. «Ma altri dissero: ‘Bene. C’è qualcuno che si preoccupa di dirci delle cose che ritiene importanti per ognuno di noi. Staremo attenti per vedere e sentire, e saremo contenti di ritwittare ai nostri amici in ricerca come noi’», ha proseguito il portavoce della Santa Sede. Così i tweets «portarono frutto e si moltiplicarono, per trenta, per sessanta, per cento… Chi ha orecchi per intendere, intenda». Perché si tratta di «un nuovo servizio al Vangelo», ha concluso: «140 caratteri non sono pochi. La maggior parte dei versetti del Vangelo ne ha di meno. Le beatitudini sono molto più brevi…».

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