L’IPOCRISIA TELEVISIVA

Quando a san Pio da Pietrelcina fu riportata, con tanto entusiasmo, la notizia di una nuova invenzione chiamata televisione, andò su tutte le furie e disse: «Certo, è una bella invenzione, ma vedrete l’uso che se ne farà». I risultati di tale profezia, in effetti, sono sotto gli occhi di tutti. Ma, il santo del Gargano, non fu il solo a temere lo sfascio della società grazie a questa invenzione, infatti anche il grande Papa Pio XII ne avvertì il sentore e scrisse al riguardo addirittura un’Enciclica, la Miranda Prorsus in cui, fra le altre cose si dice: «Questi nuovi mezzi, come tutti sanno, hanno un potente influsso sul modo di pensare e di agire degli individui e delle comunità».

Ed invero è proprio così. La televisione ha sulla psiche dell’uomo un impatto violento e capace di cambiare posizioni ed idee personali o religiose.

Non è forse vero che negli ultimi decenni si è avuto un pauroso regresso morale e umano, anche grazie al potere televisivo? Chi non vede quanto le trasmissioni diseducative, trasgressive, volgari abbiano causato ferite profonde nella compagine sociale?

Ma la televisione vive anche di ipocrisia ed è questa sua metodologia che si vuole qui evidenziare portando degli esempi concreti.

Alcune settimane fa, in una puntata di Matrix, si parlava di omicidi stradali causati da persone con un alto tasso alcolemico e/o imbottite di droga. Presenti in studio alcuni familiari delle vittime, le quali chiedevano giustizia di fronte a tanta crudeltà e chiamavano assassini gli investitori. Una trasmissione ben fatta, con delle verità oggettive.

Di contro, però, ed è questo il paradosso o contraddizione, la stessa televisione propina in prima serata una puntata dedicata ad uno dei cantanti più amati dai ragazzini, il rapper FABRI FIBRA, esaltandone le qualità e rendendolo credibile al grande pubblico, anche grazie alle parole di elogio del presentatore Paolo Bonolis. Ecco qui in dettaglio un passaggio del dialogo tratti dalla trasmissione «Il senso della vita».

Bonolis – Fabri, per molti ragazzi sei un modello di riferimento, molti condividono questo tuo entusiasmo (sic!), questa tua visione del mondo. Tutto questo che cosa ti muove? Un senso di responsabilità, di preoccupazione o di forza?

Fabri – Di responsabilità, sì, perché i ragazzi mi ascoltano, cercano di capire da dove viene questo loro malessere, vivono la mia storia, come se fossi un loro amico. Si ritrovano nelle cose che dico.

Già, ma cosa dice Fabri Fibra ai giovani? “Esemplare” è il seguente brandello di canzone: «Esco dal casello, sono un quarto alle tre, son di ritorno dalla Puglia e mio fratello è con me, e se ci fosse una pattuglia andremmo dritti in galera, per la troppa erba che fumo e le pupille di cera»[1].

In un altro testo ancora canta: «Ci sono cento modi per morire, funzionano tutti, se in giro vedi un ponte, che fai non ti butti? Il modo migliore per morire è con la droga, un mix di pasticche, eroina e altra roba».

Ecco, a riprova, il testo di un altro cantante, il quale è un ancor più grande fenomeno mediatico planetario. Si chiama EMINEM e canta: «Mi faccio di acido, crack, eroina, cocaina e dopo fumo erba. Il mio nome è Marshall Mathers, sono un alcolizzato» (Just don’t give a fuck – 1998). Ma anche: «Ok, ora tenterò di annegare, potete provarlo a casa, potete essere proprio come me. (…) Ti strangolo fino alla morte, e poi ti soffoco ancora. (…) Seguitemi e fate esattamente come dice la canzone: fumate erba, prendete pillole, marinate la scuola, uccidete la gente e bevete» (Role model – 1999)

Che senso ha allora parlare di responsabilità per questi idoli dei nostri ragazzi accreditati e incensati dalla televisione? È sufficiente leggere queste righe per capire l’ipocrisia televisiva. Il controsenso inquietante dei ragionamenti che troppe volte vi si fanno.

Se la televisione fosse mossa da un vero sentimento di pietà nei confronti di coloro che vengono uccisi a causa dell’abuso di alcool o droga, in primis condannerebbe – o perlomeno ignorerebbe – questi cantanti, piuttosto che esaltarli.

Ma d’altra parte, si sa, la televisione è succube di persone senza scrupoli che esaltano ciò che a loro serve per acquistare più potere e finanze. Essi, in fondo, consapevoli o inconsapevoli, sono guidati dal maligno; a loro non importa se per raggiungere gli obiettivi arrivano a distruggere le coscienze. Come non accorgersi che questa metodologia, tra l’altro, è la migliore per annientare la religione nel cuore dei giovani? È così che se ne soggiogano e se ne plasmano le menti per mezzo di “Vip” e cantanti, i quali altro non sono se non pedine particolarmente efficaci nelle loro mani.

Ma l’ipocrisia televisiva non si ferma qui, produce germi nocivi anche attraverso trasmissioni popolari come Sanremo. Quest’anno una grande performance dell’ipocrisia televisiva la si è avuta grazie ad Adriano Celentano. Cattolico dalle idee confuse, Celentano ha mischiato verità oggettivamente buone con verità oggettivamente sbagliate, il che è realmente deleterio nei confronti delle anime.

Celentano ha richiamato i sacerdoti e i giornali a parlare di cose spirituali e non di politica, e su questo non si può che essere d’accordo, ma poi si è contraddetto clamorosamente elogiando don Andrea Gallo, uno dei sacerdoti viventi più attivi in politica.

Don Andrea Gallo combatte a fianco del marxismo ed è contrario a gran parte del Magistero. Scrive in un suo libro: «I rapporti prematrimoniali sono importanti, l’uso del profilattico è fondamentale, la masturbazione non è peccato e l’omosessualità è un dono di Dio. Favorevole al divorzio, alla regolamentazione dell’eutanasia e delle droghe leggere, al sacerdozio femminile»[2].

Orbene, se Celentano elogia don Gallo, si presuma che condivida le sue posizioni contrarie al Magistero. Quindi, mi chiedo, che significato possiamo dare al Paradiso di cui ha parlato il molleggiato? Semplicemente l’utopico Paradiso a cui aspirano e di cui parlano i personaggi televisivi. Il Paradiso dove tutti andremo, anche se “Certo non mancherà il giudizio di Dio. Ci sarà qualcuno che prima di entrare in Paradiso avrà bisogno di una spolverata… E’ per questo che è venuto al mondo Gesù, per metterci in guardia contro la polvere, quella polvere che oscura l’anima fino ad uccidere i propri simili e a rendere gli stati assassini, alla stregua di quei criminali, che loro vogliono giustiziare con la pena di morte. Ma, soprattutto è venuto al mondo per dimostrarci che la morte non esiste; non esiste per i buoni e non esiste neanche per i cattivi che, di fronte alla vergogna che proverebbero, in quel dato giorno davanti a Dio, forse preferirebbero morire”.

Sparita la realtà effettiva dell’inferno e il peccato personale che ci allontana da Dio, il discorso del molleggiato rimane tutto incentrato sulle colpe degli altri, soprattutto su quelle di coloro che hanno avuto l’ardire di criticare il suo enorme compenso televisivo…

Così è, Amici cari, la trasmissione è conclusa. Andate in pace.

Annalisa Colzi


[1] Annalisa Colzi Come satana corrompe la società, Città Ideale, 2011, p.164.

[2] Andrea Gallo, Così in terra, come in cielo, Mondadori, 2010, p. 30.

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