MASS MEDIA E GIOVANI

 “Siate temperanti, vigilate.

Il vostro nemico, il diavolo,

come leone ruggente va in giro,

cercando chi divorare.

Resistetegli saldi nella fede” (1 Pt 5, 8-9).

 

In tempo di elezioni politiche si assiste ad un vero e proprio bombardamento mediatico. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto si è costretti a sorbirsi volti, discorsi, promesse dalle forze in lotta tra loro per la vittoria. Si rischia di venire sommersi da un eccesso di informazioni. È questa una strategia studiata a tavolino da persone che, conoscendo bene la psiche umana, tenta di manipolare le idee e la volontà altrui. Questa ingerenza avviene non solo nel mondo naturale, ma anche in quello soprannaturale. Proviamo a fare una sommaria indagine.

Quando si parla di mondo soprannaturale, ci si riferisce a Dio e ai suoi benefici spirituali, ma ci si riferisce anche a Satana e ai suoi mali spirituali; ed è proprio su quest’ultimo aspetto che mi soffermerò. Dio e Satana, Bene e Male, Amore e Odio. Questi binomi esistono fin dalla fondazione del mondo o meglio da quando Lucifero ebbe la sventura di ribellarsi al suo Creatore: «Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli» (Ap 12, 7-9). Satana, quindi, precipitato sulla terra riversa il suo perenne conflitto con Dio sugli uomini. Questi ultimi, fin da Adamo ed Eva, sono ingannati dall’astuto serpente con ogni mezzo.

In questo periodo, i mezzi più utilizzati dal demonio per la rovina delle anime sono i mezzi mediatici: televisione, internet, videogiochi, riviste, libri. Come un politico, Satana sferra il suo attacco attraverso un bombardamento sottile e continuo per vincere la sua battaglia. Egli che conosce bene la psiche dell’uomo, insieme ai suoi adepti studia continue strategie atte a scardinare la morale.

Ultimamente, poi, si assiste ad un vero e proprio assalto nei confronti dei giovani.

Tempo fa, intervistando don Gabriele Amorth, chiesi se secondo lui in questi ultimi tempi si è accentuato da parte dei mass media il desiderio di corrompere i giovani. Riporto integralmente la sua risposta: «Non c’è dubbio. La ricerca di pervertire i ragazzi, anche i ragazzini, si è molto accentuata. Uno dei mezzi usati sono i giornali per ragazzi. I genitori pensano che siano buoni e invece sono pessimi. Il desiderio di corrompere i bambini è un male grande che si sta spingendo in tutto il mondo. Sì, si cerca di corromperli fin da bambini e questo è diventato un male generalizzato. Penso a quando una volta passando per le strade di campagna a certe ore di sera, si sentiva dalle varie finestre il Rosario che veniva recitato. Non c’è dubbio che la televisione ha sostituito il Rosario. Quando è stata inventata la televisione, padre Pio era furioso; chi gli diceva è un’invenzione meravigliosa, rispondeva – sì, lo so, lo so, è un’invenzione meravigliosa, ma vedrete che uso se ne farà – e io credo che la televisione sia quella che ha corrotto preti, suore… perché se la vedono per conto loro» (Come Satana corrompe la società, Città Ideale, pp. 290-291).

La prima virtù ad essere attaccata è la purezza, tolta questa, se non interviene la Grazia di Dio, per l’anima è una continua discesa all’inferno. Questo il demonio lo sa perfettamente, ecco perché televisione, internet, riviste per adolescenti, videogiochi traboccano di riferimenti sessuali.

Dice von Balthasar (Ordre et Pènitence, p. 345) citando un pensiero di Bernanos: «Se il peccato è soprattutto una menzogna, la sessualità ne è la sua più grande immagine: mezzo multiforme di tradurre tutta la presenza del male. Il suo valore sta qui, che il corpo che doveva servire alla manifestazione fenomenica dell’amore spirituale, serve più a velarlo che a rivelarlo, serve a pervertirlo anziché a tradurlo in un puro dono di sé». Così la carne diventa cancro che produce la morte nell’uomo.

Ci possiamo e dobbiamo chiedere: che cosa guardano gli adolescenti alla televisione?

I palinsesti, decretano gli studiosi, sono affollati da trasmissioni assolutamente diseducative per il 57%, poco comprensibili per il 48% e addirittura traumatiche per il 43% (Fabio Santini, Ascolti a confronto, in Libero, 4 novembre 2006).

Tommaso Scandroglio scrive: «L’aspetto più raro della vita continuamente riproposto diventa la normalità […]. Omosessualità, perversioni sessuali, adultèri, divorzi, aborti, divengono comportamenti normali, da accettare e, se si vuole, da emulare. Il caso estremo presentato in televisione più e più volte influenza chi sta a casa e si diffonde nella società: da raro il comportamento si trasforma in costume» (Tommaso Scandroglio, TV accesa cervello spento, ART, Milano, 2005, p. 57). E siccome «L’ha detto la televisione», ecco che l’argomentazione della velina a sostegno dell’aborto, del divorzio, dell’omosessualità, diviene la verità assoluta. Dicono baggianate? Distruggono la morale? Sputano sentenze su argomenti di cui non capiscono nulla? Non importa… sono famosi e quindi onnipotenti.

Anche i cartoni animati, purtroppo, non hanno più i contenuti ilari e casti di un tempo. Oggi sono trasgressivi, anticonformisti, irriverenti, violenti, impuri ed esoterici. Dalla volgarità dei Simpson, al «potere dei cristalli» di Sailor Moon, dalla violenza di Dragon ball alla stregoneria delle Witch, ed infine un pizzico di sciamanesimo con il cartone animato Shaman King ovvero il re degli sciamani.

Sono statistiche abbastanza inquietanti, ma che ci rivelano solo superficialmente ciò che i nostri ragazzi guardano. Per rendersi conto della gravità di ciò che la televisione propina, bisogna addentrarsi nello specifico di alcuni programmi, tipo i reality: Grande fratello, Tamarreide, L’isola dei famosi. Sono contenitori completamenti vuoti, privi di valori, pieni di doppi sensi, sesso, trivialità e non in ultimo bestemmie; e se all’inizio questo atteggiamento scandalizza, alla fine viene accettato come «normale», anzi, spesso come modello di vita.

Sono messaggi che penetrano e formano la coscienza. È risaputo che i bambini fino a nove – dieci anni assorbono come verità ciò che vedono, ascoltano, leggono; anche se viene detto loro che è pura fantasia, rimane nell’inconscio una sorta di «realtà». Questa «realtà» si imprime con forza proprio nell’età della formazione umana. Scrive il filosofo Popper: «Ma che cosa significa realmente “imparare”? E che cosa significa “insegnare”? Significa influenzare il loro ambiente in modo che possano prepararsi per i loro futuri compiti […]. Come generazione precedente, noi abbiamo la responsabilità di creare le migliori condizioni ambientali possibili. Ora, il punto è che la televisione è parte dell’ambiente dei bambini ed una parte per la quale noi siamo ovviamente responsabili, perché si tratta di una parte dell’ambiente fatta dall’uomo» (Karl R. Popper – John Condry, Cattiva maestra televisione, Reset s.r.l., Milano, 1996, p. 44).

In ultimo, ma è forse il primo dei problemi, c’è la solitudine che la televisione crea. La famiglia riunita attorno alla tavola per il pranzo e la cena utilizza un unico messaggio per interagire con i familiari: «Ssst, zitto devo ascoltare il Telegiornale». «Ma, papà volevo dirti cosa mi è successo a scuola». «Non adesso, più tardi …». Naturalmente «più tardi» c’è lo sport, il film, il reality, ecc. e quindi il dialogo finisce prima di iniziare. Il seguente tema scritto da un bimbo delle elementari, può renderci più consapevoli del tiranno a cui siamo sottoposti giorno e notte: «Quella scatola sta sempre accesa, perché la mattina la guarda il papà prima di andare via e poi la mamma che fa le pulizie. E dopo quando torno e si mangia è bella alta che la guardano un po’ tutti. E gridano per farsi sentire. Poi il pomeriggio la accende il mio fratello grande, e poi arrivano i cartoni. Ah, che belli i cartoni, però sono anche brutti; poi quando si mangia la sera bisogna litigare perché ci sono i cartoni e le altre cose e anche il telegiornale del papà e allora il papà dice sempre che ne compra un’altra come gli americani che non si può andare avanti così. Mi dicono sempre di non guardare il film, ma poi lo guardo sempre perché mi piace tanto. Ecco la TV è una cosa che si guarda sempre e c’è tutto e anche lei ti guarda però non ti fa fare mai i compiti» (Angelo Quattrocchi, Dai… stacca la spina, Erre Emme, Roma, 1996, pp.103-104).

Ci rendiamo conto del potere televisivo?

Annalisa Colzi

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